Poesie Di Veronica Fallini

*

Respirare, certo, respireresti sempre –
il flusso di coscienza non è più
che una tensione in campo magnetico –
respiravo ancora quando mi sono
venuta a mancare – e anche tu? cosa ci voleva
a compulsare un codice di somiglianza? a ricondurti
a te stesso come un qualsiasi stagionale –
dopo tutto avresti fatto meno fatica
che importi tutto quell’attrito dopo tanta resistenza –
accumulare non è la parola giusta, se poi smonta
la guardia della sorveglianza, sarebbe così comodo
svuotare tutto e non pensarci più, invece
della promiscuità degli eventi sempre lì
ad impastare il maggese.

 

Piccola lingua

Fui creata piccola lingua
una slogatura particolare
che dissesta le panchine dei giardini comunali
e deraglia non più che digrignando il buio nelle bocche –
insorge endemica, lei mortale
e sta coi denti all’incudine attaccata
inchiodata all’ora appesa
tutta assorta nel suo ferro –
a vederla, per come s’avvinghia alla fondina
non appartiene agli occhi
quasi ottusa nell’annusare l’odore dello sparo.

*

Un numero bianco di boschi e corpi
muove al carso della rapida collina –
si procede per fuochi
come il tempo dalla cifra periodica
provvisorio nei bivacchi –
sul tappeto di corpi annodati stretti
focolai minimi per l’immenso corpo battono le lingue
sul telaio del salterio –
barbaro fiammeggia l’indoeuropeo
fin le ultime propaggini dell’utero.

Le mille morti

le mille morti di morte capovolta
presagita nel cemento
è poi una e verticale
contigua e simultanea
sono i corpi raccolti nella piazza,
tra i luttuosi mercati vanno a becchettare – irresistibili folate –
i fiori contundenti, la falce degli specchi –
troppo forte per udirla l’onda d’urto
ha riempito tutti i suoni, un grado
di dolenza assoluto ha sollevato tutti
dalle preoccupazioni.

*

Che progetto c’è nell’irriducibile a molecola
nell’implacabilità del permanere,
l’invisibile che scava l’ombra nella stanza.
È uno scompenso la durevolezza delle cose
– imprendibili pagine mi fermo a sfogliare
di libri –e oltre al dovuto, oltre l’inaudito
si produce l’offesa più stupefacente.
Il tempo degli oggetti non sa riempire gli attimi
ma solo alle basse frequenze si captano le voci.
Di specie territoriale è il tempo più nostro
ne sono spossessati – degli alberghi – i corridoi
dove ancora è pensabile un’altra curva,
un’altra notte.

*

Seduti allo stesso tavolo
non parliamo di quello che è successo;
essenziale è ciò che non è stato
e sorprende scoprire quante conseguenze ha
ciò che non avviene;
il silenzio è una categoria troppo ampia
per essere precisa, montagne i vocabolari che nessuno scrisse.
Anche queste vite sono cadute in prescrizione,
conteggiate come abusive
a trasmissioni sospese
una polizia di contenimento pattuglia
le strade delle nostre città celesti.
C’è allarme sul confine.

*

La città ci ha adagiato
lungo il rettilineo
coperti di rugiada.
Ci siamo sognati tutta la notte,
in mezzo passavano le auto.
Anche tagliata a metà riesco ad amarti.
Ora potrò fare il viaggio all’incontrario
salirò la discesa dal ponte
comprerò il biglietto timbrato
mi allaccerò le scarpe
e alla fine saranno allineate
le mie vertebre
sulla massicciata.

*

Notizia

Veronica Fallini abita a Erba (Como) è corrispondente per il quotidiano La Provincia di Como. Ha pubblicato le raccolte di poesia Umane cose, LietoColle, 2010, e Oroscopi e altre minute ossessioni, Lietocolle, 2012. Nel 2013 è uscita la raccolta di racconti Un respiro dietro l’altro, Italic Pequod.

3 comments

  1. Un mucchio di oggetti, di materie disparate che si agglomerano fondando un nuovo senso per le parole e la conduzione dell’esistenza. E’ vero, è enorme il dizionario delle ipotesi non scritte, il catalogo da cui scegliere le deflagrazioni di un istante che forse sfugge ma forse no, resta invischiato tra le dita.
    Versi che contengono l’umile, il tocco della terra che, nonostante l’evidente tragedia dell’esistere, a volte contro il flusso, a dispetto del flusso, ci conferma abili a fronteggiare, a scrivere una nostra storia minuscola e proprio per questo orgogliosa delle falle e delle inversioni pericolose che essa comporta.
    Testi molto saldi, con un ritmo che sostiene la materia con sicurezza e senza enfasi inutile.
    Complimenti

    mdp

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  2. Dici bene Marco, quelli di Veronica Fallini sono versi che contengono l’umile,il tocco della terra, una strana armonia le attraversa rendendole visionarie e precise al tempo stesso. Oggetti da maneggiare con cura, perle che solo ad un ascolto attento e preciso possono appieno rappresentare il loro valore. Grazie Davide per la tua indicazione,andrò sicuramente a leggermi la tua recensione.

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