Sicut beneficum Lethe? #4: Roger Vailland

Sicut beneficum Lethe? #4: Roger Vailland

Con un verso di Baudelaire (il verso iniziale della terza strofa di Franciscae meae laudes, dalla sezione Spleen et idéalLes fleurs du mal) seguito dal punto interrogativo si apre una rubrica dedicata ad autori e autrici dimenticati troppo presto, o semplicemente – e altrettanto inspiegabilmente – ignorati.

 

Vailland_la_loi

La quarta tappa della rubrica volge lo sguardo indietro a Roger Vailland, animatore, terzo di “quattro R” (Roger Lecomte, René Daumal, Roger Vailland e Robert Meyrat) di un movimento, “Le Grand Jeu”,  che negli anni Venti si proponeva di essere alternativo al surrealismo (tanto da infastidire André Breton, il quale, con una convocazione al Bar du château l’11 marzo 1929 formula un atto d’accusa nei confronti del movimento)  e vincitore, con il romanzo La loi, del Prix Goncourt nel 1957.

Ho letto La loi all’inizio degli anni Ottanta, nell’edizione originale – la traduzione italiana (successiva a quella del 1958) di Pancrazio Toscano uscirà, con il titolo Padrone e sotto, solo nel 2002 – insieme a tanti altri libri ai quali ho potuto avere accesso grazie a un vicino di casa dei miei genitori. Metodico e rigoroso nel suo amore, ‘autodidatta’ e nutrito da anni di lavoro in Francia in un ambito ben lontano da quello letterario,  per la carta stampata – ricordo i numeri catalogati di “Paese Sera” e i volumi rilegati de “L’Enciclopedia del Popolo”,  le prime edizioni, pressoché clandestine, di titoli ai quali in Italia non era stata data l’autorizzazione a circolare – il signor Eleuterio aveva proprio la prima edizione, uscita il 12 giugno 1957, del romanzo che diede la notorietà a Roger Vailland. Me ne consigliò la lettura, intuendo, forse, che il processo di conoscimento e scoperta, che regola “le grand jeu” della lettura, si sarebbe messo subito in moto.
Immediatamente riconobbi il gioco di cui parlava spesso mio padre (lui lo chiamava “il tocco”, con “capo” e “sottocapo”): il romanzo di Vailland, ambientato in un paese dell’Italia meridionale, fa di “Padrone e sotto” la metafora centrale di vita e rapporti di potere nella società.
Da quel libro partì il mio personale itinerario tra le opere di Roger Vailland, stavolta con testi che acquistai personalmente – “le grand jeu”, Drôle de jeu,  si gioca solo una volta, dura una vita e richiede strumenti via via sempre più dettagliati. Fu la volta, allora, di La Fête, suo penultimo romanzo e, riandando indietro nel tempo, di 325 000 francs, del 1955, dal quale è tratto il brano che segue, l’inizio del romanzo. Anche qui c’è una metafora centrale, nel caso di 325 000 francs si tratta di una corsa ciclistica:

Le Circuit cycliste de Bionnas se dispute chaque année, le premier dimanche de mai, entre les meilleurs amateurs de six départements : l’Ain, le Rhône, l’Isère, le Jura et les deux Savoies. C’est une épreuve dure. Les coureurs doivent franchir trois fois le col de la Croix-Rousse, à 1250 mètres d’altitude. Les dirigents des grands fédérations y envoyent des observateurs. Il est arrivé plusieurs fois que le vainqueur du Circuit de Bionnas, devenu professionel, s’illustrât dans Paris-Lille, Paris-Bordeaux, le Giro d’Italia, le Tour de France.

J’habite un village de montagne, à peu de distance de Bionnas, ville industrielle, le principal centre français de production d’objects en matière plastique, dans les monts du Jura, à moins d’une heure de voiture de la frontière suisse. J’y descends souvent à la fin de l’après-midi. J’aime l’animation des villes ouvrières, à l’heure de la sortie des ateliers, les motos qui se fraients bruyamment leur chemin parmi les cyclistes, les boutiques pleines de femmes, l’odeur d’anis à la terrasse des cafés.

La veille du Circuit 1954, vers sept heures du soir, je descendais l’avenue Jean-Jaurès qui est la principale artère de Bionnas. Cordelia, ma femme, m’accompagnait. Nous venions de nous arrêter devant une boutique où des violents éclairages faisaient scintiller des bijoux bon marché; les vitrines de Bionnas ont plus d’éclat qu’il n’arrive d’ordinaire en province; elles évoquent les banlieues, Montrouge, Saint-Denis, Gennevilliers. Nous aperçûmes Marie-Jeanne Lemercier qui s’avançait d’un pas tranquille au milieu des passants pressès.

Sa veste de lainage blanc tombait bien droit. La coiffure en trois plis, sans un cheveu qui se rebiffe. Les bas, du calibre comme toujours le plus fin, parfaitement tendus. Légèrement maquillée : un trait de rouge sur les lèvres, un rien de bleu sur la paupière pour faire chanter le bleu de l’oeil. Elle venait de faire son marché et tenait à la main un filet chargé de légumes et de salades, avec trois tomates sur le dessus. *

Dal romanzo La loi fu tratto il film – coproduzione italo-francese del 1958 – La loi/La legge, con Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni, Pierre Brasseur, Yves Montand, Melina Mercouri, Vittorio Caprioli,  Lydia Alfonsi, Gianrico Tedeschi. Il “Morandini”, che esprime riserve anche sulla qualità degli attori, afferma che “da Vailland il film ha ereditato i difetti e nessuna delle qualità”. Lascio alla voce di Roger Vailland in un’intervista la distinzione tra la propria opera e quella del regista del film Jules Dassin.

Roger Vailland nasce nel 1907. I suoi genitori sono contadini della Savoia emigrati a Parigi. Dopo aver ottenuto la licenza in filosofia, si prepara alla École normale supérieure, ma non si presenta agli esami. Tra i fondatori a Reims del gruppo dei Simplistes, primo nucleo del “Grand jeu” animato da René Daumal e Roger Gilbert-Lecomte, si avvicina poi ai surrealisti. Nel 1930 intraprende la carriera di giornalista, debuttando con reportage da tutto il mondo. Durante la Resistenza fa parte dei nuclei clandestini specializzati in deragliamenti. Scrive nel 1944, durante la Resistenza, in un momento in cui si trova tagliato fuori dalla rete e isolato in una casa, il suo primo romanzo, Drôle de jeu (pubblicato nel 1945; la traduzione italiana è del 1949). Dopo la Liberazione riprende la professione di reporter come corrispondente di guerra. Si impegna politicamente con il partito comunista, con cui rompe nel 1956, dopo gli eventi in Ungheria. Pubblica nel 1948 Les mauvais coups (1948; traduzione italiana 1960), nel 1950 Bon pied, bon oeil, nel 1954 Beau masque, nel 1955 325.000 francs (traduzione italiana 1958), “opere nate all’insegna di un difficile connubio tra impegno politico ed esaltazione dell’individuo. Più netta la scelta negli ultimi romanzi (La loi, 1957, trad. it. 1958; La fête, 1960; La truite, 1964), prossimi ai valori di quel libertinismo cui Vailland dedicò anche scritti saggistici (Esquisse pour un portrait du vrai libertin, 1946; Laclos par lui-même, 1953; Éloge du cardinal de Bernis, 1956). Postumi sono gli Écrits intimes (1968)”. (tra virgolette la citazione della voce “Roger Vailland” nell’Enciclopedia Treccani).
Muore nel 1965 a Meillonas nell’Ain, dove si era ritirato da diversi anni per scrivere.

* da: Roger Vailland, 325 00o francs, edizioni Buchet-Chastel, pp. 5- 6:

“Il circuito ciclistico di Bionnas si disputa ogni anno, la prima domenica di maggio, tra i migliori dilettanti di sei dipartimenti: l’Ain, il Rodano, l’Isère, il Giura et i due dipartimenti della Savoia. È una prova dura. I corridori devono superare per tre volte il colle della Croix-Rousse, a 1250 metri di altezza. I dirigenti delle grandi federazioni inviano osservatori a questa competizione. È capitato diverse volte che il vincitore del Circuito di Bionnas, una volta diventato professionista, si distinguesse nella Paris-Lille, nella Paris-Bordeaux, nel Giro d’Italia, nel Tour de France.
Abito in un paesino di montagna, poco distante da Bionnas, città industriale, il principale centro francese per la  produzione di oggetti in plastica, nei monti del Giura, a meno di un’ora di macchina dal confine con la Svizzera. Ci vado spesso alla fine del pomeriggio. Mi piace l’animazione delle città operaie all’ora dell’uscita dalle officine, le moto che si fanno strada rumorosamente tra i tavolini all’aperto dei caffè.
Alla vigilia del Circuito 1954, verso le sette di sera, percorrevo il viale Jean-Jaurès, la principale arteria di Bionnas. Ero in compagnia di Cordelia, mia moglie. Ci eravamo appena fermati davanti a un negozio dove punti luce violenti facevano scintillare gioielli a buon mercato: le vetrine di Bionnas hanno maggior splendore di quanto succeda normalmente in provincia; evocano le periferie, Montrouge, Saint-Denis, Gennevilliers. Scorgemmo Marie-Jeanne Lemercier che procedeva a passo tranquillo in mezzo ai passanti frettolosi.
Il suo abito di lana bianca cadeva perfettamente diritto. La pettinatura a tre onde, senza un capello fuori posto. Le calze, come sempre del tipo più fine, perfettamente tese. Truccata leggermente: un tratto di rosso sulle labbra, un niente di azzurro sulla palpebra per far cantare l’azzurro degli occhi. Aveva appena fatto la spesa e in mano teneva una sporta a rete carica di verdure e insalate, con tre pomodori in cima.” (traduzione di A.M. Curci)

Sicut beneficum Lethe? #1
Sicut beneficum Lethe? #2
Sicut beneficum Lethe? #3

7 comments

    1. La cercano anche qui, Gianni, anche per disfarsi di montagne di carta stampata che li accerchiano, talvolta benevole, talaltra minacciose. Scherzi a parte, darei tanto per poter rivedere un giorno la biblioteca del signor Eleuterio, vera e propria isola del tesoro tra infanzia e giovinezza. Ora, purtroppo, non mi basta più salire una rampa di scale come facevo allora.

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        1. Era molto bella, Gianni, ricca di ricordi e di scelte, amata e resa disponibile per accendere e tenere vivi la curiosità e l’amore propri e altrui. Condivisione e cura nutrivano gli abitanti degli scaffali e chi li andava a trovare. Il signor Eleuterio, con il basco francese, i libri in più lingue e il nome greco, resta per me esempio di vera libertà, che non resta mai ferma e che solo dal confronto con voci diverse ricava quel profitto che il momento pitocco, ingordo e instabile non è neanche in grado di scorgere.

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          1. che bellezza, oggi sono stato a trovare un caro amico che ha una biblioteca che incanta e ho ripensato quanto avevi scritto nei commenti sopra

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  1. Grazie, Anna Maria, i tuoi interventi sono regali davvero preziosi. Ho ascoltato (e visto) l’intervista, anche lei fa bagaglio nuovo al tanto sconosciuto.

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    1. Sì, Clelia: quell’intervista a Roger Vailland sul film tratto dal suo romanzo è oltremodo interessante. A noi resta il conforto di poter leggere il libro e vedere il film, doppio viaggio. Grazie a te, per la lettura e per l’ascolto.

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