Sei poesie da “Come di solo andata” di Marisa Cecchetti (Edizioni Il Foglio, 2013)

Da Parte Prima

1

Era vestito di tutto bianco
pantaloni e blusa
e bianco il camice
e bianchi i calzari
mito concretizzato
nel vano della porta
a rompere il torpore
come sparo di luce.

Il riso fu messaggio
e le parole
essenziali
biancolucenti come perle.
– forse gridò Maria
all’angelo Nunziante
che disse Vita –

Il camice improvviso
s’è tinto d’oro
ne ho rubato
l’ultimo brillio
nel vano della porta.

*

4

Attende quei riti il silenzio
che si ripetono
e si accavallano
fino a confondersi
nei giorni bianchi
nelle ore zitte
e poi rimangono
come sospesi
riti che definiscono
un tempo senza sponde
– il prelievo la febbre la colazione
le lenzuola pulite
il primario con gli assistenti
che ti presentano
con un linguaggio
aspro e puntuto –

Escono i camici
e non hai chiesto
domande semplici
ché ora il panico
chiude la bocca.

*

9

La giornalaia è giovane
spinge il carrello carico
di parole e colori
driblando tra i carrelli
grigi e pesanti
si sofferma a ogni porta
aggiorna sugli arrivi
recupera i numeri richiesti.

Ripieghi il quotidiano
con il solito gesto
torni al posto assegnato
con un piacere nuovo
insolito del luogo
accomodi i cuscini
come se fossi a casa
il tempo è solo tuo
– se non fosse il pensiero
di quella fitta lunga
che ti ha portato qui –

E ascolti ogni mattina
quel rotolare
di ruote positive
lascia una dimensione
di tempo e spazio
li definisce.

*

14

Nell’ora che va verso sera
e luce tranquilla modella le forme
un filo di storni s’ingrossa
uscendo dal pioppo
che estende la chioma sul campo
e il filo diventa uno scialle
disteso sul cielo
e s’agita tutto di foglie e di fronde
– il pioppo – in atto di madre
e sembra che suggano
forza alla pianta – gli storni –
che dopo distende le foglie placata.
Il cielo coperto di uccelli
trattiene la luce
su questa finestra sul letto
trascorre una macchia di sera.

Non s’odono voci
ché il vetro è serrato
ma l’ombra che passa
trascina tra i letti
un brivido breve
insieme al ricordo
di un canto già udito

– l’altrove è a due passi
negato dal vetro serrato –

*

da Parte seconda

5

È un crepuscolo mite
di quelli che attendi nei sogni
che vorresti infiniti la luce
si stinge sui mattoni e i pioppi
neniano lente preghiere alla sera.
È l’ora che attende ritorni
e incontri e parole.

Secca come uno schiaffo
striscia dalle persiane
con grida e imprechi
una bestemmia
– una voce più forte un’altra pigola –
poi tonfano le porte.

Come è comparso subito
così tutto sparisce
dentro un silenzio di ghiaccio.

Rimango ignara di quei volti
ma un po’ mi sento spia
della vita degli altri
dietro questo computer
e le finestre aperte dell’estate.

*

Da Terza parte

4

Velia è voce incrinata nella sera
che giunge dall’angolo più buio
sul balcone
dove ha cercato un po’ di brezza
– la luna tonda ora spunta dietro il tetto –
la sua figura larga
pesante accasciata sulla sedia
che la contiene a pena
solo segno di vita
se escludi il cane e due gechi
sulla parete appena accendi un lume.
Il conversare è stanco, le parole
altrui le sfuggono non ode
il cellulare ma ne coglie la luce.

Attende ogni giorno sul balcone
un passaggio o un ritorno.

*

Cecchetti 2013

Marisa Cecchetti è nata a San Giuliano Terme (Pisa) e vive a Lucca. Insegnante di Lettere, collabora con testate giornalistiche e siti web come critico letterario. Tra le sue pubblicazioni in prosa: E cominciò a sognare a colori (Del Cerro 1998); La bici al cancello (Mauro Baroni 2002); la silloge Schizzi d’eterno (Edizioni d’Arte Il ragazzo innocuo 2006); Tibidabo (Edizioni d’Arte Il ragazzo innocuo 2007).
Le raccolte di poesie Il vuoto e le forme (Del Cerro 2000), È filo di seta (Del Cerro 2003), Straniero tu che non mi accogli l’anima (Del Cerro 2004), Cantieri (Del Cerro 2007), Nonostante la rosa (LietoColle 2009). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni.

* Marisa Cecchetti, Come di solo andata, Edizioni Il Foglio, 2013.

 

 

 

 

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