Cleante di Asso – Inno a Zeus

traduzione isometra di Daniele Ventre

Zeus fra gli eterni glorioso, plurivoco, sempre possente,
principe della natura, che tutto a una legge assoggetti,
salve: è ben giusto che a te si volgano tutti i mortali.
Già, ché da te noi nascemmo e soli ottenemmo divina
forma, fra gli enti caduchi che vivono e strisciano in terra:
dunque ti loderò sempre e celebrerò la tua forza.
Sì, quest’intero universo che intorno alla terra si volge
dove lo guidi si piega a te, volentieri a te cede.
Tale strumento tu reggi con inesorabili mani,
duplice lingua di fuoco, il fulmine sempre vivente:
sotto il suo colpo si compie ogni opera della natura,
reggi per lui la ragione comune che tutti gli spazi
permea, mista com’è al più grande lume e ai minori:
tu grazie a lui dappertutto da sommo sovrano governi.
Opera senza di te non ha effetto, o iddio, sulla terra,
no, non sul polo divino dell’etere, no, non in mare,
tranne i delitti che i vili commettono, loro stoltezza.
Pure tu sai dare senso perfino alle cose più vane,
ordine imponi al disordine e grato è per te ciò ch’è ingrato.
Tanto ad un unico scopo col degno l’indegno compensi,
che si fa tutto una sola e sempre vivente ragione,
che fra i mortali i malvagi rifuggono nel trascurarla,
miseri, che rimpiangendo per sempre il possesso del bene,
legge comune di dio non vedono o sanno ascoltare,
cui obbedendo con senno vivrebbero vita felice.
Essi da un lato e dall’altro si volgono senza mai bene,
per opinione seguendo affanno d’amara contesa,
o rivolgendosi solo al guadagno senza criterio,
o alla rilassatezza e ai dolci piaceri dei sensi.
Solo sventure han sortito, si volgono a destra e a sinistra,
per affannarsi a uno scopo che pure è del tutto contrario.
Dono per tutti, Zeus nero di nuvole, candido lampo,
gli uomini salvali tu da dissennatezza luttuosa,
padre, tu scacciala via dall’anima, fa’ che otteniamo
quella sapienza in cui tu fidando ogni cosa assoggetti,
sì che onorati da te ricambiamo te con onore,
l’opera tua di continuo esaltando come conviene
faccia un mortale, ché premio più degno ai mortali non tocca,
non agli dèi, che lodare nel giusto la legge del cosmo.

 

 

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