Solo 1500 n. 95 – Al vaporetto

Venezia - foto gm - 2012

Solo 1500 n. 95: Al vaporetto

Quasi tutti i lunedì mattina, all’alba, prendo il vaporetto per andare in stazione a Venezia. Alla fermata c’è sempre un signore molto alto. Capelli e baffi bianchi, avrà settant’anni. Da un paio di mesi, dopo qualche inverno e primavera di silenzio, ci salutiamo. Succede da quando mi ha visto con Emma, il cane. Mi ha chiesto, gli ho raccontato la storia: l’abbandono, i maltrattamenti, il canile. Quest’uomo grande e grosso ha quasi pianto quella volta lì. Eravamo davanti a un supermercato, lui era lì con sua moglie, in dialetto veneziano mi ha detto di non raccontargliene queste cose, che poi ci sta male. Da quella volta, il lunedì, ci salutiamo, tra le 5.45 e le 5.50. Che sia pioggia, neve, buio, chiaro, freddo o caldo, lui è lì con la sua sigaretta in bocca. Prima che prendessimo a salutarci mi faceva girare un po’ le balle perché arrivava con un sacchetto pieno di pane vecchio che lanciava ai gabbiani. Faceva un porcile. Lui avrà pensato di me che sono strano. Uno che all’alba scatta  foto col cellulare, per vedere (ma lui questo non lo sa) come cambia la luce sul Canal Grande. Ci siamo fermati al buongiorno, del cane non abbiamo più parlato. Sono sicuro che se provassi  due chiacchiere le farebbe ma rovineremmo qualcosa. Faremo sempre in tempo a scambiare due parole altrove se capiterà, ma lì alla fermata no. Parlando romperemmo una specie di patto tra noi e l’alba, tra l’alba e il Canale, la notte che va e Venezia. Restiamo, perciò, nei Buongiorno, ognuno nella propria giacca.

(c) Gianni Montieri

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