Agostino Cornali – poesie inedite

berlino 2009 - foto gm

Berlino (foto di Gianni Montieri)

 

*
Restiamoci accanto
fino alla fine
di un altro anno

uniti davanti
allo stesso orizzonte
di epigrammi funerari
e stoppie
imprigionate nel ghiaccio.

Ma il raggio del tuo sguardo
che perfora la nebbia
e la perdona

attraversa i fuochi
accesi nel gelo,
le costellazioni capovolte,
il silenzio delle città morte

e arriva fino alle rovine
del nostro amore.

 

Doposcuola

Io sono quella che stava davanti
a un orizzonte di cumulonembi
e di lampi

quella con lo smalto viola
e la faccia sporca d’inchiostro

che ti ha difeso ogni giorno
davanti al mosaico dell’occhio di Dio
che si apriva alle quattro del pomeriggio
per vedere chi era rimasto.

Da vent’anni ti aspetto nel buio
nascosta in un’aula dell’ultimo piano
dove non arriva il suono
della campanella.

 

Madeleine

Nei fiordi della notte si nasconde
la lingua universale del rimorso
che ci ha tenuti svegli
fino alle luci dell’aeroporto

e davanti alle vetrate ricordavi
le tracce di rossetto sul soffitto,
i tuoi pazienti, l’Alzheimer
e quella malattia senza nome
che ti colpì durante gli anni
della prima adolescenza.

Gli ultimi argomenti strappati all’alba
grigia di settembre,
gelida come le acque
del Mare del Nord.

 

*
Dopo cena,
notizie
dai luoghi del disastro

trema una luce in ogni cucina,
trema la mano di tua madre
sulle labbra secche di tuo padre

nei solchi della notte
si nasconde il loro amore.

La Grazia discenda precisa
su queste case,
questi avamposti nel buio
schierati contro l’angoscia
della Quaresima.

 

*
Restavamo fermi per mesi
ad aspettare un segnale
dai templi del cielo

quando alzavamo la testa
l’orizzonte era una lama
puntata alla gola

il sangue
ci colava nelle vene,
lentamente.

 

Sigurtà

Il fiore che si rompe nel fiore
e accende una corolla di paura e di
risentimento

nel fondo più buio
dei tuoi occhi rassegnati
davanti alle vasche
invase dalla melma

è l’unico ordine concesso
al nostro vagare incerto
tra le spine dei roseti
non ancora fioriti.

 

*
Sono scesi a valle
molto prima che io nascessi,

hanno seguito il corso antico
del fiume
attraverso le pianure assolate,

hanno combattuto la voglia di tornare
all’ombra dei campanili
nelle piazze deserte.

Questa gente condivide il mio sangue
e nel sangue la stessa ansia
di partire, di lasciare i sentieri
tracciati dai padri.

La cadenza del loro parlare
mi è cara e familiare
e dentro la sintassi
stentata sento il gelo,

il vuoto di quella domanda
che non si può pronunciare.

 

Un’estate in città

Di tutta la gioia augurata
e consumata
nel fuoco del secondo agosto
passato senza te

non rimane che un volo di zanzare,
la compagnia dei tuoni
e un refolo d’aria benedetta
che improvvisamente si fa largo
tra gli alberi del parco.

 

Corte Palasio

Il sole a picco sul granoturco
sulle altalene
sui cortili degli oratori

e noi a morire d’invidia,
noi nascosti
nelle trincee dei canali in secca

e poi la fuga
tra i fontanili
a colpi di pedale

il tuo braccio alzato
contro il cielo bianco
come uno stendardo

e una promessa
ripetuta e tradita
a ogni giro di ruota.

 

© Agostino Cornali inediti

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

11 comments

    1. argomentare quando si commenta non sarebbe male Domenico. “Che pochezza”, che significa? Che sono pochi testi? Che sono testi da poco? Che sono testi che dicono poco? Che sono testi che durano poco? Cos’è poco?.

      Grazie

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      1. è tutto il sito che propone l’idea della ‘pochezza’ della poesia, che invece di affrontare il tempo presente (rileggendo la tradizione senza paura di azzardare nuove prospettive) si barcamena ingabbiandosi in una sorta di post-lirico inutile, che sclerotizza la lingua ‘poetica’ e non si rende conto che le nuove tecnologie stanno mutando il nostro posto nel mondo, i modi di interagire, i rapporti umani e culturali… cmq scusate tutti, il commento mi è scappato così, torno nel silenzio :)

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  1. domenico donaddio, quando vorrà darci esempi concreti di poesia che affronta il presente saremo a disposizione. Per il resto, “scusate tutti” una bella cippa, sia almeno cafonazzo fino alla fine, non nasconda la mano dopo aver tirato il sasso (“è tutto il sito che propone l’idea della pochezza della poesia”?! ma che stai a dì?). Quanto alle forme letterarie, la loro storia, come quella degli uomini, è fatta di corsi e ricorsi: la poesia sommessa e delicata di Cornali è l’altra faccia dello sperimentalismo estremo di altri autori, e appartiene nondimeno al nostro presente. La letteratura non va sempre e solo a rimorchio del mondo, spesso lo nega e lo capovolge, la sua forza sta anche in questo.

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  2. Liquidare con un superficiale colpo di spugna i poeti proposti da “Poetarum” significa cancellare gran parte della poesia contemporanea italiana – e non solo italiana – riconosciuta come tale, cioè “poesia” e “contemporanea”, non solo dalla redazione di questo sito, anzi. Nella legittimità di tutte le opinioni la sua mi sembra a dir poco categorica e tranciante senza appello, cioè assolutamente generica. Il suo giusto discorso sulle nuove tecnologie, sulle nuove modalità dei rapporti umani e culturali ecc. – cose che, mi creda, non sono sconosciute ai redattori di questo sito – forse prevede delle risposte in poesia che non è detto siano univoche,e che comunque non è detto che coincidano con le sue sperimentazioni o con quelle dei poeti da lei maggiormente apprezzati. “Post-lirico” è un’etichetta vuota come tutte le etichette, “inutile” è una sua legittima considerazione, ma è tutta da dimostrare. Sa, di riletture della tradizione (magari!) e di sperimentazioni contemporanee onanistiche e superflue ne è pieno il web e non solo quello.

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  3. Nello scorrere del pesante silenzio fisico di codici antichi che ti raschiano l’animo- mi hai aperto un breve rapido spazio di respiro- tornerò a soffocare ma non ora dopo i tuoi intagli su un pomeriggio accanto ai miei tre aceri oltre l’immobile finestra- RC

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  4. Come ho già avuto modo di dire ad Agostino, trovo che queste poesie siano riuscitissime. Ciò che mi colpisce dei testi di Agostino è l’equilibrio dei versi, tutti misurati, perfettamente compiuti nella loro essenzialità, un’essenzialità che è ovviamente il frutto di un sapiente – e immagino faticoso – lavoro di lima. Spesso si eccede, si tende a inserire la parola in più, e spesso così facendo si rovina un verso o un’intera poesia. Agostino padroneggia alla perfezione l’arte del levare, sa rendere il proprio dettato asciutto e pregnante al tempo stesso. Come gli ho già detto una volta, i suoi testi mi fanno venire voglia di scrivere, di leggere, di riflettere.
    Ognuno è libero di dire ciò che vuole, per carità, ma qui a mio avviso di pochezza non ce n’è proprio. Il “postlirico inutile” non so bene cosa sia, questa categoria mi sfugge, sicuramente per ignoranza mia; tuttavia credo che per essere efficace, per essere significativa, una voce non debba per forza parlare per stupire, può semplicemente limitarsi a raccontare la realtà o, quantomeno, una delle molteplici realtà.
    Di nuovo complimenti ad Agostino, e un grazie a poetarum silva che ha ospitato le sue poesie.
    M.P.

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