Claudio Damiani – La comunità (poemetto inedito)

biennale architettura 2010 - foto gm

LA COMUNITÀ
di Claudio Damiani

Vedi, amore mio, tutti gli uomini sono vissuti
e hanno avuto un loro tempo
e tutti gli animali e tutte le cose
perché anche le cose hanno una loro vita
e nelle altre galassie dell’universo
una quantità impressionante di uomini
e di animali e di cose sono vissuti,
hanno avuto il loro tempo,
e anche noi adesso abbiamo il nostro tempo, io e te,
e lo lasceremo, il nostro tempo,
e, detta così, la cosa potrebbe mettere ansia
perché, ecco: «è il nostro turno
dobbiamo essere bravi, è il nostro momento,
ora o mai più, ci dobbiamo giocare tutto
in questo istante!» ebbene allora tientelo
il nostro tempo! dico io, non me ne frega niente
e ne possiamo anche fare un bel falò
del nostro tempo. Ma non è così, amore mio
perché dopo di noi ci saranno altri uomini
altri animali e cose
e ci sarà qualcosa di noi anche in loro
come qualcosa di noi era stata
in tutti quelli che sono vissuti
prima di noi. Allora, se è così,
il nostro tempo è più tranquillo
perché abbiamo ricevuto dei semi
e ne mettiamo altri, insomma non siamo soli,
questo ti voglio dire, non siamo soli io e te,
ma a una comunità molto grande apparteniamo, il cui numero
mette un po’ paura, ma non dobbiamo avere paura,
dobbiamo imparare a convivere
con i numeri molto grandi
e con grandezze molto piccole
che necessitano di numeri molto grandi, anche loro.
Perché questo è il nostro stato:
siamo un numero molto grande
che può far paura, nel nostro numero è Dio
in qualche modo, e un valore molto piccolo
è ciò che è nostro e solo nostro di individui,
il valore individuale potremmo dire
che, in quanto piccolo, è però un valore
che nullifica ogni nichilismo,
che dà a te, amore mio, e a me
un’unicità che ci fa divini
e te che tante cose hai che sono appartenute
a donne del passato, e del futuro,
pure hai qualche cosa che non ha avuto nessuna
e mai nessuna avrà per tutto il corso del tempo
e quel qualcosa mi sta davanti ora
e quasi mi brucia la sua luce,
ma anche le cose che sono appartenute
alle altre donne, a altri animali e a altre cose
che sono state e saranno
anche quelle le bacio, anche quelle mi sono care
e sono davanti a me ora, come un giardino,
un paradiso di tutte le bellezze
io le vedo tutte, una per una, e una per una le bacio.
«Ma, amore mio – mi dici tu – che vuoi dire
quando dici: “Il nostro numero fa paura”
e quando dici poi che ha a che fare con Dio?»
«Ti rispondo subito, per quel che posso: fa paura
perché è un numero molto grande
ma per quanto grande non possiamo dire infinito,
un numero molto preciso, a noi ignoto, ma preciso
che contiene tutto il tempo e tutto lo spazio
per questo ha a che fare con Dio
e incute paura perché se da soli siamo ben poco
tutti insieme mettiamo invece terrore.»
«E che intendevi quando dicevi che ognuno di noi
è divino?» «Anche questa è una domanda difficile
che mi fai, e cercherò di rispondere per quanto mi è possibile:
ognuno di noi porta qualche cosa
anche solo una goccia d’acqua nel mare della vita,
questo qualcosa è solo dell’individuo,
e è ciò che di per stesso fa avanzare il tempo,
essendo il tempo solo e non altro che evolvere
verso una fine essendo partiti da un inizio.
Se poi alla fine ci sarà un nuovo inizio
non me lo domandare perché questo non lo so.»
«Che vuoi dire quando dici che quel qualcosa
che è in me e è solo me, solo mio,
tu lo vedi e la sua luce ti brucia?»
«Dico così ma in realtà non lo vedo,
solo so che c’è, lo penso
e anche solo il pensiero m’acceca.»
«E quando dici: “possiamo stare tranquilli”,
che cosa intendi, che possiamo fare quello che ci pare?»
«Meno che mai, dobbiamo essere sempre buoni
questa è la prima cosa, ma anche questo, senza ansia,
sapendo che siamo in buone mani, e che la grande comunità
ci vuole bene e noi vogliamo bene a lei.»
«E i cattivi, come facciamo coi cattivi?»
«I cattivi ci saranno sempre, ma noi dobbiamo fare
come prima cosa di non essere noi cattivi,
di combattere il male, e di seguire il bene,
questa è la prima cosa per chiunque
voglia sapere.» «E cosa intendi quando dici
che abbiamo ricevuto dei semi?
Intendi la procreazione, per la qual cosa chi non procrea
non spinge il tempo, e dunque non è individuo?»
«No bella mia, sbagli se pensi così
e so che non lo pensi, ma lo dici solo per farmi parlare.
La generazione non c’entra un bel niente.
Noi riceviamo dei semi ma poi
creiamo un semino nuovo, quello siamo noi
è il nostro essere, il nostro esistere, se vuoi,
che spinge il tempo, che lo crea anche, si può dire.
Ma adesso tesoro, che ho risposto alle tue domande
e che sembra tutto chiaro, adesso devo confessarti
che si apre come una grande macchia di nero
nel mio pensiero, perché, sì, possiamo stare più tranquilli
perché siamo legati alla comunità, non siamo soli,
ma anche la comunità muore quando giunge al fine,
o potremmo pensare che giunta al fine dell’evoluzione
dal big bang fino alla materia e alla vita
sempre più cosciente e sapiente, tutto l’insieme rivive
in un solo corpo senza più tempo e spazio
e quello che noi eravamo stati, rotelle
di un ingranaggio di una grande macchina
quello per sempre siamo, tutte rotelle connesse
che girano insieme in un’eterna danza.»
«Ciò che mi mancherà – dici tu –
sono proprio le mancanze di questa nostra vita,
le attese e le speranze, le cadute e i riavvii,
mi mancherà questa casa, mi mancherà questa terra
e tutto quello che non so e che non ho visto,
mi mancherà la paura, questo terrore di spegnermi
come una candela giunta all’esaurimento,
mi mancherà la prigione della vita, e il non sapere il giorno
dell’esecuzione, mi mancherà il nostro stato di umili,
abbandonati al volere di Dio. Sai che mi mancherà, amore mio?
mi mancherà questo potere, nel terrore della morte,
scacciare via il pensiero come si scaccia una mosca.»
…………………………………………………[«Amore mio, hai ragione
sento anch’io questo, lasciare il mondo è terribile
e un’angoscia adesso mi prende, nera,
lasciare quello che stavamo facendo, interromperlo,
e tutto di noi svenduto all’asta, disperso,
se solo ciò che rimane di noi è quella cosa così piccola
che ha spinto il tempo, quella goccia nel mare.
Ci mancherà questo poter dire: “la morte verrà
ma non ci pensare ora, pensa a altro”
come bambini che pensano: “ci penseranno i nostri genitori”,
questo nostro metterci nelle mani di Dio,
consegnarci a Lui, è questo che ci mancherà?
Ma adesso ascolta, prendiamo una pausa, può darsi
che domani, a mente riposata, capiremo meglio qualcosa
e saremo meno tristi, meno oppressi,
guarda le nuvole tinte di rosa per il tramonto
e il cielo farsi quasi violetto, più acceso
e bruno insieme, e noi qui su questa terrazza seduti
mano nella mano, beviamo questo vino che brilla nei bicchieri.
Non sembra che tutto si ricomponga
in un’unità meravigliosa
come abbiamo pensato?
Che niente muoia, ora che viene la notte
e tutto si accende di una luce eterna?»

***********************

(c) Claudio Damiani

 

Nota: Il poemetto è uscito anche sull’ultimo numero di Nuovi Argomenti per info Qui

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

24 commenti su “Claudio Damiani – La comunità (poemetto inedito)

  1. Bene! Ma trattasi di narrativa non di poesia.Togli gli a capo e avrai un bel racconto. Poesia, però, dovrebbe essere altro, altrimenti si chiama prosa. Un saluto cordiale.

    "Mi piace"

  2. gentile Bruno, trattasi di critica trita e ritrita da quando Luzi pubblicò “Nel magma”.
    un cordiale invito a rivedere i propri criteri critici e forse a rivedere pure l’evoluzione della poesia “Dopo la lirica”, per citare un’antologia tra le poche davvero interessanti degli ultimi vent’anni.

    "Mi piace"

  3. Non basta andare a capo per fare una poesia… provate a rileggere “Nel magma” e parliamone. La poesia ha un segreto che la prosa non ha e – ma è il mio parere – non ha nemmeno questo poemetto.

    "Mi piace"

  4. Ho attentamente letto questi versi. Mi lasciano un pò per’plesso per la forma poetica (metrica o stile libero che sia) E poi per la prolissità. Buono l’argomento e lo spirito di iniziativa. Comunque in bocca al lupo.
    giulio

    "Mi piace"

  5. Chiaro e luminoso come un classico latino; è la cifra poetica di Damiani. Una maniera intrepida di coltivare la poesia. Si può amare intensamente il risultato o sentirsene lontani, e già in questa doppia possibiità c’è potenza. Damiani ci sottrae dalle abitudini consolidate, e il suo – apparente, ostinato – sguardo di ragazzo è prezioso.

    "Mi piace"

  6. Bah io non sarei così critico nei confronti di questi versi, di questo poemetto. È un linguaggio piano e ridondante, ed a mio modo di vedere anche egregiamente costruito e affollato allo scopo di tracciare il senso dell’essere uno e insieme parte di tutto. E poi sono d’accordo con Fabio, e con i riferimenti da lui richiamati: è un brano che s’ inquadra nello snodo degli ultimi cinquant’anni di ricerca poetica, in quel varco aperto da Luzi e pagliarani nel quale quasi tutta la poesia odierna, scaiolanamente, continua a farsi strada. E poi c’è la lettura della amato, che ormai mi traccia luce nel buio più buio. Ho però un suggerimento per la redazione: non presentare un singolo brano, provare anche solo con un link a dare altro materiale dell’autore. Molto spesso la forza di un brano emerge dalla lettura di altro, dello stesso autore

    "Mi piace"

    • Ciao Gianluca, questo è un blog e come tale propone – sempre – una selezione di testi concordata con gli autori, in questo caso, inoltre, si tratta di un poemetto completo. Come sempre chi si interessa a un poeta o scrittore di cui ha letto testi qui da noi (ma vale anche per altri siti), può andare a comprarsi libri o cercarsi altro materiale in internet, Damiani – ad esempio – ha anche un sito. Altrimenti per ogni post arriveremmo alla notte dei tempi.

      ciao

      "Mi piace"

  7. In effetti chi è pigro pretende sempre che a muoversi siano gli altri. Lo dico per sentito dire……. Però a volte pubblicare un brano solo è come piazzare il barattolo al tiro a segno della fiera. Contento l’autore, contenti tutti.

    "Mi piace"

  8. lo farò presente a Niccolò Foscolo! mi ha appena spedita una sola poesia sui morti, o sulle sepolture… devo ancora leggerla…

    "Mi piace"

    • Bella te. Neanch’io ho accettato facilmente il fatto che fossimo d’accordo. Dai, conflittuiamo anche stavolta. Si chiamano link. Voi li chiedete: Se ve li danno bene, se non ve li danno fatti loro. Non è la scissione dell’atomo. Oppure si? Oppure è il principio di chiedere il link?

      "Mi piace"

      • non ti attendi una risposta, vero? ;)
        prima dovrei trovare qualcuno che mi traduca il tuo commento, gianluca.

        "Mi piace"

    • Marotta per pietà mi dica che fosse chiaro che si trattasse di una forzatura.. Rassicuratemi su questo, almeno. Non pretendo risposte ne’ altro.
      Per il resto ha ragione Lona. Si discuta del testo, per la storia del link magari ci rimandiamo ad altra pagina. Non capisco cosa ci sia da chiarire, magari facciamo uno schema. Ciao a tutti

      "Mi piace"

      • Ma no, Sansone, si rassicuri e si rassereni, trattasi di puro “spirito di imitazione”: dal momento che lei conflittuava alla grande col Michieli, ho cercato di ritagliarmi anch’io un angolino dove confliggere con qualcuno – e il Montieri era proprio il soggetto a cui pensavo, non lo nascondo: come vede ha subito abboccato :)

        Nessuna correzione dunque, per carità, anche perché, a quanto sembra, il compito di “correttore” se lo è già ampiamente accaparrato in prima istanza il Dott. Matita Rossa. E, come lei mi insegna, “ubi ruber stilus, omis color cessat”…

        Per il resto, sono d’accordo con lei: Lona ha sempre ragione! Quindi diamo a Lona quello che è di Lona tornando immediatamente in topic, id est sulla poesia del buon Damiani.

        Ma qui, purtroppo, non posso aggiungere niente di obiettivo, nel senso che sono vergognosamente di parte. Forte della lectio magna del buon Marco Lodoli, alla cui riconosciuta autorità in materia ho l’ardire di appoggiarmi, anch’io, riguardo ai testi del nostro, “confesso di aver talora baciato queste pagine come amiche sincere”. E ho continuo a farlo, mi creda, fino a trasformare quel “talora” in un irreversibile “ogni notte”…

        E cosa vuole che mi importi, poi, se mia moglie, dopo un paio di settimane (e dopo un paio di perentori: “o io o lui!”), mi abbia abbandonato alla mia (insana, a suo dire) passione, portandosi via anche i figli e non facendomeli più rivedere… Chi se ne frega: resto saldamente ancorato alla convinzione che “al cuor non si comanda” – e tanto mi basta, mi riempie la vita.

        fm

        "Mi piace"

  9. Vede Marotta, la serenità non è mai stata in discussione, non la mia almeno. Quanto all’autore, Damiani mette d’accordo quasi tutti ( ma limitiamoci a molti così ci lasciamo una porta aperta alla possibile critica) non soltanto per la semplicità del linguaggio poetico scelto, ma anche perché la sua è poesia umile, umile in senso stretto, umile in quel modo meraviglioso che gli invasati della poesia non riusciranno mai pienamente a percepire. Damiani è il cuore tradito e moltiplicato (dalla poesia). E lo stesso si può dire per lei, a ciò che sembra. Non ho dalla mia la lectio magna di Lodoli, ma serbo ancora da qualche parte un passaggio di Alba Donati che se occupò egregiamente credo un paio di anni fa. Mi colpì perché della Donati avevo letto anche l’introduzione a Cucchi per Mondadori, e sebbene la cosa fosse ‘conflittuabile’ e possibile, devo dire che non mi sfiorò il pensiero della marchetta gratuita, come le diverse nel tempo destinate da tanti alla poesia di Sereni, né al dovere della commissione: pensai alla poesia che è elemento di raccordo, e non di divisione. E alla oggettività nella sua meravigliosa radice ob-iectum, gettata davanti, in quell’occasione sui fogli. Chiudo, annoierei.

    "Mi piace"

  10. E’ proprio quella “porta aperta” che mi ha fregato, caro Sansone, perché è proprio da lì che mia moglie si è eclissata con la prole, quando ha scoperto dei miei rapporti con le “amiche sincere”.

    E poi, come darle torto: Damiani, Alba Donati, Cucchi, Mondadori, Nuovi Argomenti…
    Eh sì, la crème de la crème… Rimane da chiedersi, perplessi e stupefatti anzi che no, come sia possibile che qualcuno osi muovere delle critiche… Secondo me, si tratta di gente che non sa di cosa parla, gente che ignora cosa sia, e a quali altezze possa giungere, la *vera* poesia.

    Ora, io dico, va bene tutto, ma converrà che non è facile convivere con i portatori (in)sani di una cotale ignoranza dello specifico poetico. Pensi che ho letto in giro pure delle critiche alla Merini e alla Spaziani! Che aggiungere ancora, se non che si è perso davvero il senso della misura?

    fm

    "Mi piace"

  11. Lo ritroveremo rileggendo Elio Pecora. Ci salverà Elio Pecora, ne stia certo, cento colpi di Elio Pecora abbatteranno le porte della città splendente di Rimbaud. Sonniamo fiduciosi, a presto e senza demordere perché a garantire il vento c’è la flavia.

    "Mi piace"

  12. credo Giovanna centri in pieno alcune delle cifre di Damiani che sono chiaramente visibili (e udibili) in questo suo poemetto. Condivido appieno il suo commento; soprattutto quello sulla potenza – del visibile e udibile, qui -, potenza-sostanza.

    "Mi piace"

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: