Solo 1500 n. 91: Andrea è in ritardo e Quella volta al bar

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Solo 1500 n. 91: Andrea è in ritardo

Andrea è in ritardo. Probabile che abbia pensato di trovarsi a Londra e di dover salire su una Metropolitana normale. Invece, si trova ad Aversa e deve venire a Giugliano. La domenica se perdi un treno, ti tocca aspettare mezzora quello successivo. In ogni caso, poi arriva ed esce dall’uscita sbagliata. Non ha molto tempo, ci avviamo chiacchierando verso un bar non troppo distante. In una  piazza troviamo un bar che pare abbia un secolo anche se, immagino, non abbia più di venti o trent’anni. È orribile. Andrea (improvvisamente intraprendente) guarda dentro e dice: “Mi pare che sopra ci sia una saletta”. Sto per fargli cenno di proseguire verso un locale migliore, quando un tizio apre la porta e intima: “Potete entrare!” Siamo fottuti. Ordiniamo due caffè all’anziana che sta dietro al banco, che ci guarda come se fossimo due alieni o due pazzi (e non sa che scriviamo). Chiediamo di poter salire in saletta, ci fa cenno di sì. Accendono le luci e saliamo lungo una scaletta a chiocciola tra le più infime della storia. Giunti al piano superiore ci accorgiamo che c’è un solo tavolo, verde, con quattro schermi da computer fissati sopra. Videopoker, nessun dubbio. Il caffè, ovviamente, fa cagare. Mentre ci sprechiamo nel nostro repertorio battutistico, in cui arriviamo a sostenere che potrebbero scambiarci per finanzieri in borghese e, di conseguenza, farci sparire (di sicuro hanno dell’acido da qualche parte), riusciamo a parlare anche di poesia. Sarebbe, questo, un aneddoto da raccontare una volta diventati famosi. Se lo racconto adesso ci sarà un perché.

(c) Gianni Montieri

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Solo 1500 n . 91: Quella volta al bar

Pur di rivedere Gianni Montieri sono disposto perfino a farmi un viaggio da Aversa a Giugliano (una fermata di metro in tutto, ma quando hai l’orientamento scarso qualsiasi spostamento sembra un viaggio). Il paese di Gianni è in pratica accanto a quello della mia ragazza. Scendo, esco, è l’uscita sbagliata, rientro, eccolo. Come me lo ricordavo, in faccia una simpatica palla di pelo brizzolata. La voce è quella che un mio amico diceva per il primo De Gregori, una voce «di pèsca». Cappotto, sciarpa e coppoletta. Passeggiamo per Giugliano, il tempo non è molto, di sera ho la nave. Camminiamo chiacchierando e schivando l’immondizia per terra. É terribile, ma anche quella è diventata paesaggio, casa. Ci fermiamo al primo bar, e forse era meglio il secondo. Sguardi torvi, una signora dietro il banco, un tizio ci indica una saletta in alto. Saliamo, un tavolo con quattro computer, probabilmente per giocare a poker. Poco spazio anche per appoggiare il caffé. Siamo decisamente fuori posto, e si capisce che per entrambi è il modo migliore. Gianni Montieri è un funzionario statale che scrive poesie, praticamente combatte la burocrazia dall’interno. Io ho finito un dottorato mettendo la giacca quattro volte in tutto. Sono cose da rivendicare queste, altroché. Adesso stiamo parlando di letteratura in mezzo a quattro schermi da videopoker, mentre al piano di sotto probabilmente ci hanno preso per matti. Anche quel bar non sarà più lo stesso dopo di noi. Forse.

(c) Andrea Accardi

 

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6 comments

  1. Un giorno sarà stato importante scriverne. E’ scritto tanto bene, e senza alcun fronzolo, che non dovrete neppure prendervi in giro per lo stile barocco. Bravi, piaciutissimi.
    c.

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    1. Prossima volta vi porto al bar dove faccio colazione io, dove l’umana gloria si presenta in ogni sua forma e dove all’ingresso ( siamo ormai in trattativa avanzata) a breve piazzeranno un cartello che dice chi ama quasimodo qui non si senta mai escluso, ma neppure completamente a suo agio. :-)

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