Giovanni Raboni (buon compleanno)

giovanni raboni da giovanniraboni.it

Buon compleanno Giovanni

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COMPLEANNO

Nella città vuota, assolata, proiezione
dell’alba. L’orlo della luce
che si flette, degrada. Per
metà a mollo nell’ombra. Dalle gronde
viene un fischio acutissimo, leggero, come
se in un altro quartiere, oltre l’astruso
cerchio del Vigorelli, nel rombo
dell’aria condizionata
nascesse ancora tuo figlio.

ABBASTANZA POSTO

Passa il tempo, ci sentiamo
più grandiosi ogni giorno: però
siamo sempre la gente che tira su il sopracciglio
o si gratta la punta del naso, continuiamo
a pensare che tipi così (quello
che striscia e non ha palbebre quello che fa
l’amore con le forchette e con la corda) siano,
rispetto a noi, qualcuno – a non capire
che c’è abbastanza posto per ciascuno di loro
in ciascuno di noi.

Da “le case della Vetra”  (1955 – 1965) in Tutte le poesie – Garzanti

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So la strada e la neve, so in che casa
abitata da sempre troveranno
un riparo luminoso nell’anno
del gran freddo le miti ossa, l’invasa

d’oscura dolcezza anima. Si fanno
scorte, di schegge per la stufa è rasa
la cantina, di sopra si travasa
farina gialla e riso. Senza affanno

si cerca sulle onde corte la voce
antidiluviana che rassicura
gracchiando, sì, è finita la paura,

interrotta causa neve l’atroce
partita, l’interminabile, stanca
corsa del tempo. Più nessuno manca.

(da Ogni terzo pensiero)

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La vita, una sola… semplicemente
la stessa… per milioni, per miliardi
di secondi, accumulando ritardi
pazzeschi, facendo finta di niente

come se in fin dei conti si trattasse
d’una specie di prova, tutt’al più
una filata coi costumi e giù
nel buio, a piangere o a farsi grasse

risate, non ci fosse che qualcuno
che ci conosce bene, non importa
se vivo oppure no, che ci sopporta
per quel che siamo, che prevede uno

per uno i nostri sbagli e li perdona
da prima, da sempre, che ci perdona…

(Da Quare tristis)

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Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito; e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla! e qualche volta , senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita d’un santo, una reliquia…

 

***

O forse la felicità
è solo degli altri, d’un altro tempo,
d’un’altra vita e a noi non è possibile
che recitarla come viene viene,
a soggetto, ostinandoci a inseguire
la parte di noi stessi
in un vecchio, bizzarro canovaccio
senza capo né coda…

***

Ricordo troppe cose dell’Italia.
Ricordo Pasolini
quando parlava di quant’era bella
ai tempi del fascismo.
Cercavo di capirlo, e qualche volta
(impazzava, ricordo,
il devastante ballo del miracolo)
mi è sembrato persino di riuscirci.
In fondo, io che ero più giovane
d’una decina d’anni,
avrei provato qualcosa di simile
tornando dopo anni
sui devastati luoghi del delitto
per la Spagna del ’51, forse
per la Russia di Breznev…
Ma ricordo anche lo sgomento,
l’amarezza, il disgusto
nella voce di Paolo Volponi
appena si seppero i risultati
delle elezioni del ’94.
Era molto malato,
sapeva di averne ancora per poco
e di lì a poco, infatti, se n’è andato.
Di Paolo sono stato molto amico,
di Pasolini molto meno,
ma il punto non è questo. Il punto
è che è tanto più facile
immaginare d’essere felici
all’ombra d’un potere ripugnante
che pensare di doverci morire.

***

E per tutto il resto, per quello
che in tutto questo tempo
ho sprecato o frainteso, per l’amore
preso e non dato, avuto e non ridato
nella mia ingloriosa carriera
di marito, di padre e di fratello
ci sarà giustizia, là, un altro appello?
Niente più primavera,
mi viene da pensare, se allo sperpero
non ci fosse rimedio, se morire
fosse dolce soltanto per chi muore.

***

Si farà una gran fatica, qualcuno
direbbe che si muore – ma a quel punto
ogni cosa che poteva succedere
sarà successa e noi
davanti agli occhi non avremo
che la calma distesa del passato
da ripassare senza fretta
fermando ogni tanto l’immagine
tornando un po’ indietro, ogni tanto,
per capire meglio qualcosa,
per assaporare un volto, un vestito…
Sì, tutto in bianco e nero, se Dio vuole.
E tutto, anche le foglie che crescono,
anche i figli che nascono,
tutto, finalmente, senza futuro.

Da Barlumi di storia – Mondadori 2002

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Giovanni Raboni – poeta – 22/01/1932 – 16/09/2004

6 comments

  1. Ricordare nel giorno del suo compleanno il giornalista
    e ottimo poeta Giovanni Raboni lo trovo doveroso.
    Che dire della sua poesia? ottima dire, moderna,
    significativa e senza tanti fronzoli. A me piace e
    molto. ud

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  2. De Vita, non me ne voglia, ma il buon Raboni è stato tutto nella vita fuorché giornalista!
    è vero! suoi furono molti elzerivi per il Corriere; sue furono ottime recensioni di libri di poesia; suoi ottimi articoli di terza pagina e qualche “affondo” che andrebbe recuperato.
    ma, deo gratia, mai fu giornalista come non lo fu nemmeno Montale, per capirci.

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  3. Mi scusi Michieli, a me risultava che scrivesse
    articoli per alcuni giornali, comunque come anche
    lei sostiene, alcuni suoi articoli di terza pagina faceva
    pensare che fosse anche giornalista professionista.
    Ora ho compreso, dopo il suo intervento, che si occupava
    solo di poesia, direi ottimamente bene.Grazie, ud

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