Anna Ruotolo, Dei settantaquattro modi di chiamarti (alcuni estratti)

Da Dei settantaquattro modi di chiamarti”, Raffaelli editore, 2012
(pubblicazione Premio ClanDestino)

 

Primo. Cielo indiviso,
cielo nevicato all’improvviso

Terzo. Mani di bandiere
nell’aria
e nella nebbia

Quattordicesimo. La notte
più lunga passata
con te –
giro di rotte
e di pianeti

 

Ventiduesimo. Quando arriva mattina,
biglia nella mano.
Quand’è notte, biglia persa
nell’oscurità del letto

Quarantaquattresimo. Autostrada di venti
e di bandiere

 

Modi

(una montagna)

Mi manca il fiato. Scalatori. La corda è tesa, corre sui pendii.
Qualcuno sale, invoca l’aria. Si avvicina al fuoco e a Dio. Sono esseri speciali, crediamo. Esseri di nervi e di coraggio, qualunque forza li attragga.

Qualunque bene.

[…]

Una montagna è un uomo. Un uomo è una montagna.
Da lì viene. Dalla sua polvere e dalla sua roccia.

Poi l’uomo si abbassa: è una collina. Si accomoda alla terra,
un poco la tocca poi si ritira. È il passaggio della sua crescita
nei primi giorni, dall’inizio di tutto.
Poi si abbassa ancora: è un altipiano. Sfiora coi piedi
il fuoco e l’accensione della crosta. Si ritira ma se si lascia
per intero nel suo spazio sente che tutto è un battere dal cratere,
dal suono e dal caldo primordiale.
Poi l’uomo si appiana: è una pianura.
Ed è il giorno della discesa. Piano piano si livella alle cose dell’acqua
e alle cose dell’erba. Non sente lo sbalzo, finito è il gradino, il pendere
dal dislivello della nascita.
Quando un uomo nasce nella materia toccabile è una pianura
di stelle e di fiorite. E pesci e mostri marini.
E mari di giorno e mari di notte. Acqua di sopra e di sotto.
È infinita distesa.

Tu sei ancora una pianura. E una pianura come te è la più gagliarda,
perché sferzata dal vento e dal sole seccante.
E una pianura come te è la più bella.
Ma quando nell’uomo è innescato il prodigio e nasce, cresce, la crescita
è infinita, fossile, stratificazione di gigantesca materia.
Dalla pianura di nuovo fino al picco: questo è il piano.
Indietro. Dalla pianura alla vetta che tocca la fine del mondo per stare là
nel momento della grandissima salita, nello spazio tutto,
nel tempo che vive di eternità.
Ma quando l’uomo cresce per il suo ultimo salto è stratificazione d’aria leggera,
acqua che vacilla e gocciola pian piano. Perdita di peso. Trasparenza di pelle.
Fiero dimenticatore di parole, fiero lasciatore di pesi, di gelate invernali,
di conti, di parenti, di amori e affetti piccoli e terrestri.
La seconda montagna è la più perfetta. E la sua perfezione è la trasparenza,
l’invisibilità, il volo.

L’uomo, in principio, è una montagna.

L’uomo nato è una pianura.

L’uomo che ritorna è, ancora, una montagna.

Per salire, tu lo sai, diventi ogni ora più leggera. E questa salita è come la discesa.
Sali che non c’è spasimo e fiato corto. Sali che non ti si può più vedere.
Lasci la tua pianura. Cresci di altipiano in collina.
Di collina in cima.

E, se alzo gli occhi, mi manca il fiato.

 

(disordine)

L’ordine dei giorni.

Il disordine dell’inciampo, della parola che pronunci
[dopo dieci giorni
di silenzio e fiato rosso.
Il disordine dell’ora legale e lunghissima sera,
il disordine della tromba sul tetto,
il disordine del matto.
Il disordine della tua storia lanciata così,
il disordine del tuo corpo di bolla e del tuo cuore forte
che se fosse più forte lo direi felice.
Il disordine delle mani battute nella notte,
il disordine dei fuochi d’artificio,
il disordine dello scampato all’onda disastrosa,
il disordine del regalo nel giorno anonimo,
il disordine del gesto gratuito.

L’ordine delle stagioni.

Il disordine del caldo d’inverno,
il disordine del camino acceso a marzo.
Il disordine di tutto il cibo comprato, il disordine del libro lasciato in fretta.
Il disordine del tuo racconto nelle mani di qualcuno.
Il disordine del vento nel sereno.
Il disordine del venditore di frutta sotto la tua finestra.
Il disordine mondiale del primo dell’anno che dormi e ti perdi quasi,se non fosse che arriviamo in fila, rotta la lentezza della tua stanza,
messi i nostri piedi e le ginocchia sul tuo letto, obbligata a bereuna cosa frizzante, obbligata all’ultima fotografia di certezza.

L’ordine delle cose. 

                        Il disordine e il tumulto del tuo sorriso.

 

Sessantasettesimo. Filo tremulo
e tenero soltanto
che cade solitario – un gesto raro –
discende, fa un giro nel giardino mio
un giro nel pollaio, ritorna nella terra.
Gesto santo

Settantatreesimo. Mistero
grandioso
di mattine e oceani
invisibili

13 comments

  1. Un libro davvero originale e giovane, quello di Anna Ruotolo, che spazia dalla poesia come canto alla prosa come navigazione nella materia – oltre che percorso individuale che vuole toccare il mistico e il non conosciuto. Sempre con stima,
    R.Sireno

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  2. Di solito non amo dissacrare nessuno, ma permettetemi
    di dissentire su quello che ho letto. Sicuramente Anna
    Ruotolo avrà scritto di meglio, ma ribadisco che questo
    è ben poca cosa. Con l’occasione voglia inserire una
    citazione di John Keats che dice:

    Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza
    delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure. ud

    Quindi…

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  3. non sarò io quello che vuole convincere chi dissente, ma di poche voci dell’ultima generazione sono certo come del valore della voce di Anna Ruotolo.
    ne scrissi e ne parlai al suo esordio con “Secondi luce” e la virata a ogni uscita verso nuove tematiche, a scapito anche di una facile conferma entro registri già dominati, non può che dare credito a una volontà di ricerca che non ama sedersi comodamente.
    del resto prima di osservare come crescono le foglie bisognerebbe guardare alla pianta e forse anche alle radici.

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  4. io credo invece che questi nuovi versi di Anna, come già i precedenti mi avevano suggerito, vadano a indagare uno spazio lirico che attualmente la poesia italiana sembra aver accantonato: Anna è voce lirica, proprio la naturalezza dell’espressione la contraddistingue da tanti che in poesia articolano un pensiero logico, troppo logico. Anna crea immagini ampie, struggenti direi, e usa la parola con una dolcezza che le viene spontanea.
    credo proprio che la sua poesia nasca con la stessa naturalezza delle foglie, come disse il buon Keats.

    M

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  5. Buongiorno. Prima di tutto un “grazie” alla redazione di Poetarum Silva (e a Gianni, stavolta, in particolare) per avermi regalato questo spazio.
    Mi fanno anche piacere i commenti pubblicati e ringrazio chi ha investito un po’ del suo tempo nella lettura di questo “estratto”.
    Comprendo anche la perplessità di Umberto De Vita. Una volta un amico mi ha detto: “questo tuo libro o lo si accetta per intero, così com’è, o non lo si può sopportare”. In effetti è stato difficile scegliere dei passaggi (e, ancora, grazie a Gianni per la pazienza nel gestire il collage…). E’ difficile anche leggerlo in pubblico. E’ stato difficile anche decidersi a mandarlo al premio della casa editrice. Non è stato difficile (nel senso dello sforzo), invece, scriverlo. Tutto questo, però, Umberto, non per convincerla. E nemmeno per giustificarmi. Solo per dirle che sapevo dall’inizio che i 74 o sarebbero piaciuti o non sarebbero piaciuti affatto. Non c’è via di mezzo, mi sembra.

    Grazie ancora a tutti,
    Anna

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  6. Ringrazio Anna Ruotolo per il suo intervento
    gentile. Non dubito della sua capacità di
    scrivere delle ottime cose. Credo che oltre
    alla libertà di espressione, si debba anche
    accettare le negatività che un lettore crede
    di riscontrare. Ancora grazie. ud

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  7. Ha ragione Fabio. Anna Ruotolo è una delle voci più promettenti della poesia italiana contemporanea ( il cerchio generazionale è nel suo caso un orizzonte troppo stretto) e lo dimostra anche in questa prova che, solo all’apparenza, è semplice esercizio di stile. La sua opera cattura per la felice coniugazione della vita che sta nelle parole:

    “Sessantasettesimo. Filo tremulo
    e tenero soltanto
    che cade solitario – un gesto raro –
    discende, fa un giro nel giardino mio
    un giro nel pollaio, ritorna nella terra.
    Gesto santo”

    E’ un passaggio diluviante.

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  8. Consiglio: andate in riva al mare, in un luogo silenzioso, fate un bel respiro e leggetevi queste 74 preghiere tutte d’un fiato… vi riappacificherete con la poesia. Ben venga questo estetismo se lo si considera tale… Brava Anna… Comprate tutto il libro e arrivate alla fine, senza leggere l’ultima prosa (ndr. Chiamarti) non avrete pace.

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  9. Un mio commento sarebbe troppo di parte,Vai avanti così, sono fiero di avere una cosi brava nipote.Zio Salvatore

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