Luigi Bernardi – Maddalena e le apocalissi (tra cronaca e recensione)

Maddalena e le Apocalissi – Luigi Bernardi – Senzapatria 2011

Come si racconta l’apocalisse? La si può narrare solo con una scrittura che affonda, che lacera ma che è allo stesso tempo lucida, cristallina. Una scrittura che mai una volta si concede alla banalità, mai scade nell’inutile esagerazione. Più volte mi è capitato negli ultimi due o tre anni di parlare o scrivere di Luigi Bernardi e dei suoi libri, sottolineando – sempre – la cura che si trova in ogni singola frase, tanto da farmi ripetere quasi come un mantra (qualcuno direbbe: fissazione) che è un autore al di sopra della letteratura di genere (noir, giallo e altro) perché la costruzione di una storia, la sua architettura, vengono – per importanza – prima del suo contenuto. Durante una conversazione che abbiamo avuto venerdì sera, alla libreria popolare, qui a Milano, introducendo Bernardi e il libro, ho detto che i suoi periodi sono scritti alla vecchia maniera, quella che la nostra grammatica raccomanda: soggetto – predicato verbale – complemento oggetto. Assurdo, vero? Fondamentale, in realtà. L’Apocalisse dunque, tre racconti compongono questo libro. Tre storie d’amore e di fine del mondo, una fine prossima. Bernardi (per sua stessa ammissione) preferisce prendere a schiaffi il lettore, scuoterlo, mostrargli la realtà nella maniera più cruda possibile. Ci spalanca gli occhi. Ognuno dei racconti ha due protagonisti, un narratore che è l’uomo e il grande amore, una donna che (non a caso) è Maddalena. Maddalena che salva, che accende, con cui peccare, che aiuta a sperare, a cui il narratore si affida. Maddalena: la via di fuga. “Solo il mare” è il primo racconto. Una città devastata dai bombardamenti, un ex professore universitario e la sua Maddalena. A questa donna affiderà la speranza di una salvezza, la ricerca di un futuro altrove. Sarà una mutazione dei corpi e degli stati mentali che per un momento la lascerà intravedere. Sarà la paura vera, quella senza appigli a trascinare i protagonisti a fondo. Una nuova consapevolezza: assecondare un destino già scritto. “Amore, se proprio vuoi regalarmi qualcosa, regalami un 11 settembre”, questo è l’incipit del secondo racconto “Il gioco di M.”, qui il narratore è uno scrittore, che odia i regali di qualsiasi genere, regali inutili che si ripetono nel tempo. Quando, per festeggiare l’uscita del suo romanzo, M. gli domanda cosa vorrebbe per regalo, lui quasi per gioco fa quella richiesta, da quel momento M. sparisce per quasi cento giorni, per ricomparire in diretta tv con il suo regalo, terribile e stupefacente. Migliaia di morti allo stadio e la gioia del narratore che dovrà essere all’altezza di tanto amore, di quel regalo, nell’unica maniera possibile: ricambiandolo. Il racconto che chiude le apocalissi è “Fuoco sui miei passi”. Il narratore è un vigile del fuoco: folle, lucido e assai determinato. In una città distrutta dalla guerra, il compito dei pompieri è diventato il contrario di quello originale: bruciare i cadaveri, che siano esseri umani o cani.  Il protagonista ha un  piano più grande: radere al suolo la città. Ha l’intelligenza, la capacità, i mezzi e la determinazione per portarlo a termine, gli manca solo una cosa: l’aiuto per la fuga. Lo troverà in Maddalena, la sua passione, pilota elicotterista dell’esercito. Quando tutto si compierà, oltre il mare, troveranno ciò che cercano? Sanno, soprattutto, cosa cercano? L’amore, ma soprattutto la passione, vorace è ciò accomuna tutti i protagonisti, passione da bruciare con ansia e in fretta, perché il tempo che resta non sarà molto o sarà altrove. Alla fine del libro si ha la sensazione che quel che Bernardi ha scritto non è poi così lontano, non è poi così difficile da immaginare, difficile è saperlo raccontare, vederlo prima. In questa maniera finirà il nostro mondo? L’autore se lo chiede, prova a rispondersi. Mi pare (purtroppo) che tra le sue risposte ci siano molte ragioni da vendere.

Gianni Montieri

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