Cinque poesie inedite di Piergiorgio Viti

Presentare degli inediti non è mai facile: si ha spesso radicata nella mente l’idea che di un poeta ci si è fatti quando si sono lette le sue poesie precedenti. Eppure è subito evidente come questi inediti di Piergiorgio Viti segnino lo stacco da Accorgimenti (L’arcolaio, 2011) e annuncino un nuovo corso poetico, più narrativo; quasi ogni poesia si presentasse come un capitolo di un romanzo di formazione à rebours: il vissuto o il ricordato per dire il “da vivere” e il “da ricordare”.
I richiami alla passata quotidianità, la rievocazione di figure dell’infanzia e dell’adolescenza (con ironia e dolcezza allo stesso tempo), entrano in collisione con la quotidinità attuale trovando, a volte, il punto di forza in una sorta di immedesimazione con le forze della natura (“Proprio come certe stagioni / spalancano vetri / e sussultano temporali”, recitano alcuni versi della prima poesia proposta). [fm]

* * *

Vorrei dirti che queste tempie
avallano una circolazione,
e in un certo senso
che mi entri nei pensieri
e non chiedi “permesso” o “posso entrare”.
Proprio come certe stagioni
spalancano vetri
e sussultano temporali,
in un cercarsi di echi
che fanno di questa campagna,
di questo amore
la mia Galilea.

* * *

Ci lasciava ascoltare i Verdena
ad alto volume, il conducente del bus
che alle due ci accompagnava a casa, noi studenti
con lo stomaco sempre vuoto e gli appunti
dalle parole troncate per forza, perché il prof
andava svelto, non considerava la fatica dei polsi,
l’ammutinamento amaro delle penne.
Sembrava non finire mai quel viaggio
attraverso strade tra colline attorcigliate
e un sole di brace che avvampava i volti
impigriti dal presto. Ad ogni fermata, il sussulto
del freno costava caro, destava dal raro sonno
le prime file, e il saliscendi come perfetta danza
affrettava i passeggeri in un congedo di circostanza.

* * *

Ritratto di mia madre
(“sono un pirata sono un signore”, J. Iglesias)

Con le anche accompagnavi
le canzoni di Julio Iglesias
e lampeggiavi di sorrisi
perché quel cantante ti piaceva
e avresti voluto invitarlo anche a pranzo,
come se si potesse invitare a pranzo una voce.
Eri bella come certi ritratti di pittori,
con i tuoi vestiti comprati alla fiera,
perché le Madonne non seguono le mode:
i tuoi capelli raccolti alla vecchia maniera,
le gambe modellate dai mestieri
e dalle antiche passeggiate,
quando l’auto era ancora lusso di pochi.
Quel tempo di papaveri e fuochi,
ingoiato come un amen a digiuno,
oggi ti costringe ad una scialba televisione,
ad un torpore che trattiene i passi
e fa sognare un futuro già passato.

* * *

Certo che me li ricordo
quei giorni d’ospedale,
quattro o cinque almeno
ci hanno lasciato la pelle,
mentre le vedove
si stringevano nei golfini
e nei sacchetti del discount
raccattavano gli effetti personali.
Le infermiere ciabattavano nei corridoi,
anche la mattina presto,
quando ci si alzava
per arrivare primi in bagno
e approssimare una doccia;
poi la schiuma da barba,
passata lentamente,
come una sentenza,
orecchiando le ciance
dalla vicina camerata
dove le flebo scandivano quelle giornate
a guardare i vetri dei padiglioni,
a riempire ammutiti cruciverba,
inventando scuse
per una buona cattività.

* * *

Non andavo all’asilo volentieri,
perché le suore volevano
che indossassi quel grembiule
che mi rendeva uguale agli altri
e io invece mi sentivo diverso;
quando i compagni giocavano
io stavo per conto mio,
quando bisognava stare zitti,
a volte li infastidivo.
Ma loro – le suore intendo –
non mi punivano mai
e alle quattro, terminati i giochi,
ci facevano dormire sdraiati a terra,
in uno stanzone enorme.
Mia madre, quando era bel tempo,
nello stanzone enorme
non voleva che ci dormissi
e mi veniva a prendere;
nel buio, un rettangolino di luce:
mia madre e la suora sullo sfondo,
e io mi sentivo in colpa
di aver interrotto i sogni degli altri
di essere stato un intruso nei loro sogni.

____________

Piergiorgio Viti è nato a Sulmona (AQ) nel 1978 e risiede nelle Marche, a Monte Urano. Laureato in Storia e Conservazione dei Beni culturali, è giornalista pubblicista e professore di Lettere di scuola media. Ha al suo attivo oltre quaranta riconoscimenti in premi letterari nazionali (Tapirulan di Cremona, Coopforword di Bologna, Riviera Adriatica di Ancona ecc.) e pubblicazioni su siti Internet (RaiNews24, Il futurista, Sagarana, Nuoviscrittori ecc.), antologie e riviste specializzate. Autore di testi di canzoni e saggi critici (in particolare ha curato i testi per il catalogo sulla mostra di Pietro Annigoni, a Senigallia, nel 2010), le sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal giornalista e poeta argentino Jorge Aulicino e sono state lette su Radio1Rai. Nel 2011 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Accorgimenti (L’arcolaio editore), che ottiene subito una buona accoglienza da parte dei lettori e della critica. Ha partecipato a diversi reading, tra cui quello per “Musicultura” di Macerata (2005) e quello per la “Fondazione Claudi” a Roma, intitolato “Educare alla bellezza” (2011) a Villa Celimontana.
Nel 2011 ha tradotto dal francese I Preludi di Alphonse de Lamartine, interpretati da Paola Gassmann e Ugo Pagliai, per il festival di musica da camera “Armonie della sera”.

15 comments

  1. Parlare d’un poeta, soprattutto poco noto,
    talvolta è un’mpresa ardua. Non è il caso
    questa volta di Piegiorgio Viti. la sua
    poesia è bella, fluida e va’ dritta al cuore.
    Mi ha colpito molto “ritratto di madre”
    versi stupendi, affettuosi e senza
    sdolcinamenti. Veramente un bel poeta.
    Complimenti all’autore e a chi l’ho ha
    proposto. ud

    Mi piace

  2. la ringrazio, Umberto: ha ragione nel dire che non ci sono eccessi melici, come pure ha ragione nel definire fluido il dettato.
    ringrazio pubblicamente anche Piergiorgio per avere accolto il mio invito a pubblicare questi inediti

    Mi piace

  3. Belle, dense e intense queste poesie, che colpiscono e convincono senza tirare fuori parole o situazioni gigantesche, sublimi. Il micro della provincia e del quotidiano, gli affetti semplici, l’infanzia, le situazioni mimimali: le piccole cose raccontate con un autentico e maturo filtro lirico neocrepuscolare, anche con una misura e una pulizia “classiche”. Complimenti a Piergiorgio, complimenti a chi l’ha qui ospitato!
    Luciano Benini Sforza

    Mi piace

  4. Lette e apprezzate molto, queste poesie, che hanno catturato e restituiscono con “nobile semplicità” e autentica chiarezza istantanee che temevo perdute, lo stare in disparte nel giardino d’infanzia, il rettangolo di luce, il senso di colpa per l’intrusione nei sogni altrui e, sublime ai miei occhi, “l’ammutinamento amaro delle penne”,

    Mi piace

  5. Le ho lette e rilette con grande piacere, quello di entrare non in dieci righe di frasi spezzate, ma in tanti piccoli scorci di vita che una volta scritti diventano il tempo e la memoria quotidiana di un passato comune a un’intera generazione. Mi è piaciuta particolarmente la penultima, il racconto di giornate sospese in quella “cattività” fatta di speranze, che purtroppo la vita ci presenta come un conto.
    (p.s.: oggi pomeriggio ho ricevuto su twitter un messaggio da un amico che solitamente non legge poesia, mi ha detto di aver letto questo post seguendo il mio tweet, e che questi testi gli erano piaciuti molto; ecco, per me questo arrivare alla gente che per una miriade di motivi solitamente non ascolta la poesia, mi pare sia la più bella “vittoria”; quindi grazie a Piergiorgio e a Fabio che qui lo ha ospitato)
    nc

    Mi piace

  6. giorni fa, postando nel mio “diario” di facebook (ora pare si chiami così!) una poesia di Piergiorgio, un mio amico che vive da anni a Singapore mi scrisse di rivivere nei suoi versi (provenienti in questo caso dalla raccolta ‘Accorgimenti’) i sapori e i colori che la sua attuale quotidianità non conosce.
    in questo, come pure nel tuo commento natàlia, riconosco i segni di una vittoria della poesia su tutto ciò che ci sottrae o distrae nella vita.
    la poesia in fin dei conti ha in sé la ‘missione’ di accompagnarci quotidianamente nelle nostre faccende, spezzandone la monotonia.
    grazie perciò a Piergiorgio e a chi ha commentato: natàlia, anna maria (con le quali dialogo quotidianamente di poesia); a massimo botturi e a luciano benini sforza che hanno colto particolari importanti e utili per comprendere queste cinque poesie che annunciano una nuova e fertile fase nella poesia di Viti.

    Mi piace

  7. ricordo perfettamente quando scrissi una e-mail a Fabio Michieli, dopo aver letto alcune poesie di Piergiorgio Viti su facebook (che ogni tanto serve), sono contento che Fabio l’abbia poi invitato. Si fa in fretta a “prendere possesso” di questi testi molto meno a dimenticarseli.
    Grazie!

    Mi piace

  8. le analisi fatte mi sembrano lucide e condivisibili. il mio lirismo vuole essere classico ma non classicheggiante, anzi moderno e “aperto”. spero insomma di essere riuscito a condividere il mio microcosmo. il vostro parere e i vostri incoraggiamenti, in questo senso, mi confortano.

    Mi piace

  9. In un periodo in cui mi ritrovo spesso a “litigare” con le parole, questi versi sono riusciti a riconciliarmi con la poesia. Grazie
    Stefania

    Mi piace

  10. Condivido il pensiero di chi dice che c’è un’aria che sa di provincia (già comunque a suo modo insana, intaccata) del fiato leggero degli anni che adattiamo a ricordo (un po’ tutti noi) ma in certi spunti ancora mi sembra che questi versi riescano ad andare oltre, che non ci siano gli anni novanta sullo sfondo (come l’età anagrafica dell’autore suggerirebbe) ma che si realizzi l’ancora prima, quando la corriera attraversava un paese in costruzione, non già distrutto come buona parte del nostro paese era/ quest’oggi ci appare. da un punto di vista tecnico rilevo una discorsività azzardata in certi spunti, ma che permea tutti i brani e per questo svela l’intenzionalità della sua scelta da parte del poeta. Decisamente up. GS

    Mi piace

I commenti sono chiusi.