Fabiano Alborghetti – Supernova ed. L’arcolaio

 

FABIANO ALBORGHETTI – SUPERNOVA -ED. L’ARCOLAIO – 2011 (collana: i nuovi gioielli)

 

“Il panico esplode, irradia / ti ferma: congelata sei ferma / in ascolto della paura // gli occhi fissi come i cervi / di notte, colpiti dai fari. / L’immagine è chiara: / ma il cervo accecato non vede / aspetta qualcosa che non accade. / È cieco, interrotto / resiste alla fuga o aspetta il momento migliore.” Questa bellissima, delicata e allo stesso tempo potente, poesia d’apertura del l’intenso libro di Fabiano Alborghetti, Supernova, ci introduce nel percorso che l’autore traccia. Alborghetti ci prende per mano, con delicatezza e estrema chiarezza, e ci racconta l’improvvisa malattia che ha colpito una persona cara. La malattia fulminea arriva proprio come la luce abbagliante negli occhi del cervo. Acceca. Blocca. Alborghetti mette in versi, asciutti e efficaci, la sospensione, la dilatazione degli istanti. Il rarefarsi del tempo, nuovi inizi, vecchi gesti che bisogna imparare daccapo. La luce che si accede e si spegne. “Mi sorprende certe sere la tua forza: / quando ridi soprattutto / o se non cerchi. Non più livida / o attenta ai movimenti / per non fare entrare il freddo. Quando / avanzi nelle luci, riproduci: quando // l’ombra torna gioco, una cosa da niente.” Che bellezza, quando la poesia si compie, senza bisogno di raccontarla, pochi versi e siamo lì, dove il poeta è stato. Oppure ci ricordiamo dove noi siamo stati, ci ricordiamo un futuro dove potremo capitare. La resa eccellente di questo libro sta proprio nel coraggio di Fabiano Alborghetti di mettere sul piatto della bilancia: l’intimo. La nostra parte più vulnerabile, cosa secondo me possibile soltanto spogliandosi e spogliando la scrittura di tutto il superfluo.  Alla fine del viaggio, ci resta sotto gli occhi, tra le dita, la sensibilità del poeta, l’umanità. Nessuna concessione alla facile commozione, molte, invece, alla bellezza. “Il tuo tempo è sempre dopo, quando avanza / se ti avanza. / Ti consola questa cura, ti consuma. // L’ictus ti ha fermata a un certo punto: / poi gli esami, le giornate / poi le attese. Stagioni, bonaccia, talvolta // giorni spogli. Altri più feroci / precipizi pietrosi / risaliti a mani nude. Portarsi altrove. // È così che hai speso il tempo / dopo. Ora / spesso hai giorni solenni // altri i lineamenti e non solo in superficie.”

 

Gianni  Montieri

16 commenti su “Fabiano Alborghetti – Supernova ed. L’arcolaio

  1. COMPLIMENTI AL MIO AUTORE, FABIANO, E A GIANNI, CHE HA SAPUTO ENTRARE NELLE FIBRE DI QUESTO “GIOIELLO”.

    GIANFRANCO, L’EDITORE.

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  2. ‘Supernova’ è un piccolo grande gioiello di Poesia, quella che sa portare la lettera maiuscola senza apparir retorica; quella che nasce dal bisogno di chiarire per immagini prima ancora di raccontare per immagini (e l’immagine del cervo immobile perché abbagliato dice tutto perché “L’immagine è chiara”).
    Che la raccolta mi piaccia lo sa pure Fabiano, perché glielo dissi subito. Non gli dissi, però, che i suoi versi mi parlavano (come accadde con i versi di Fichera) di un dolore che vivevo nel mio quotidiano e riscoprivo in essi “l’ombra” che “torna” a farsi “gioco”.
    In questo piccolo ciclo compiuto sono posti sullo stesso piano della vulnerabilità (bravo Gianni) chi si descrive e chi è descritto.

    Saluto il mio caro editore, Gianfranco; mi fa piacere vederti tra i primi commentatori.

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    • il tuo commento fabio, conferma e conforta, sì è stato proprio un piacere confrontarsi con questo lavoro di fabiano, un libro da rileggere spesso.

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  3. Grazie agli amici qui intervenuti. Grazie ai padroni dicasa. Grande sensibilità critica e umana di Gianni. Un abbraccio al mio autore Fabio, tra l’altro valente direttore di FuoriCollana arcolaio!
    Di Fabiano, che dire! Averne, di autori così!
    vostro Gianfranco

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  4. Ne ho già detto qualcosa altrove, ma voglio lasciare anche qui un saluto e un segno per questo splendido piccolo-grande libro. Un gioiello, come avete già scritto.
    Un saluto a Fabiano e Gianfranco.

    Francesco t.

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  5. Questi versi sono come un registratore sbobinato per liberare da sè ogni istante del dolore. C’è silenzio di fondo, e tutti gli spigoli che s’incontrano vivi e le pareti e le piccole scoperte del portarsi a quell’altrove ch’era forse il punto di partenza. Di una lucidità pensata, consapevole, sperata e ripensata a lungo.

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  6. leggere parole che mi spingono a desiderare questo libro, desiderare di leggerlo tutto, sfogliarlo, nulla di più, e non è poco.
    e un applauso a gianni per la semplicità essenziale, che sembra fare un passo indietro, di fronte a una poesia che può benissimo essere lasciata fuori “dalla porta di casa” (cit GS, che ho letto volentieri in altri commentari) e camminare con la propria forza.
    bello.

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  7. oggi ho riletto per la seconda volta e ancora una volta tutta di un fiato questa bellissima plachette di fabiano. concordo in toto con chi mi ha preceduto:-) grande talento fabiano… roberto

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