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Solo 1500 n. 27 – fermata d’autobus con fiction

Solo 1500 n. 27 – fermata d’autobus con fiction

La vecchia guarda giù dalla finestra. Guarda verso la ragazza che aspetta alla fermata, la ragazza platino che sceglie canzoni sull’Ipod.  l’uomo coi baffi entra al bar. Il bar che sta proprio qui davanti, entrando butta un occhio al primo piano. Il cane sul balcone dal suo canto non abbaia: fiuta l’aria e scruta. Fiuta un temporale in arrivo da Nord Ovest. L’autobus è in ritardo. Il camion dell’Amsa passa a ritirare “la carta”. La signora con le gonne sempre troppo strette apre l’agenzia di pompe funebri. Due sui trenta, come tutte le mattine, fumano dopo aver fatto colazione. Sembrerebbero, dagli abiti, muratori o imbianchini. L’aria di chi ha sempre vissuto nel quartiere. Il tizio che parla da solo. La signora sudamericana tiene per mano la bimba. La bimba con lo zainetto. La bimba vado a scuola. L’impiegato borsa in spalla, piumino troppo stretto. L’impiegato spalle curve, s’appresta alla fermata. Il trans golfino azzurro e occhiali. Il posto auto riservato alla parrocchia: occupato. Una valigia abbandonata sotto al bidone dei rifiuti è lì da settimane. Sopra c’è un cartello scritto a penna: Ritiro Amsa. La data non si legge più. La data di oggi è un giorno d’inverno. Cinesi a profusione. Indiani. Kebabiani che vanno ad aprire. A quest’ora del mattino qui è come New York. Almeno è come mi immagino NY, in piccolo, quando si rimette in  moto. Passasse un taxi giallo mi ci fionderei: “Segua quel camion. Vada all’aeroporto presto! In stazione: mi porti via”.

Gianni Montieri