Diego Conticello: Barocco Amorale (recensione di Marzia Alunni)

BAROCCO AMORALE: UN LIBERO CONCERTO DI POESIA

di Marzia Alunni

La poesia, per Diego Conticello, è un medium espressivo privilegiato, inesauribile, ma con una sorvegliata attitudine di scrittura che pone importanti problematiche nello stesso tempo in cui invita alla lettura degli esiti maturati.

Nella sua opera prima, dal titolo, affascinante e suasivo, di Barocco Amorale (LietoColle, Collana Erato, 2010), il poeta gioca sul significato polisemico attribuito alla menzionata “amoralità”. Essa è intesa come una sorta di categoria ribelle, e perciò ‘sui generis’, dell’esistere, dell’amare, in una parola dell’essere.

La visione del linguaggio, che l’autore intende proporre, è personale. I limiti del suo mondo, parafrasando dunque Wittgenstein, è preferibile non fissarli a priori in maniera restrittiva nella lettura interferente e critica.  L’ideale è avvalorare il concetto di una flessibilità a largo raggio, olistica, impegnata  nella ricerca di moduli espressivi non adusati e finalmente liberi.

Il contrasto vissuto nell’attività di scrittura, affabulatoria e creatrice, è con la tradizione, anzitutto metricologica, ma anche deitticamente espressa dai più pervasivi luoghi comuni che la caratterizzano, dai miti che surrettiziamente vengono ripetuti ‘ad libitum’ dalla contemporaneità.

Quale poesia possa valere per un mondo impoetico, sembra oggi domandarsi intanto, ogni lettore, la risposta, trovata nell’opera, risiede nella totale libertà/responsabilità del creare.  A tal uopo, si spiega l’intervento, in premessa, dell’autore, volto a chiarire le linee della sua ricerca espressiva. Essa guida, suggerisce la strada, non già semplicemente per leggere, o aderire, ma per evitare di essere lontani dalla percezione, come valenza primaria, della poesia. In tal senso è comprensibile, il rifiuto di facili ritmi, cadenze o vocaboli non originali e frutto di una ricerca meditata, sempre indice di vera arte.

A provare la sostanziale correttezza di questa posizione pensano i versi stessi, ne cito due, tratti dalla poesia ‘Nostalgia’, perchè assai emblematici della posizione assunta: “…ascolto armonie anarchiche / per sapermi vivo.”

Se non ritenessi in parte superfluo il ricorso ai parametri noti del recensire, potrei osservare che, nella fattispecie, si assiste ad una lapidaria dichiarazione di poetica.     Molto opportunamente quell’aggettivo ‘anarchiche’ interviene a salvare, liberando chi legge dall’abitudine alla classificazione, a restringere il campo.

Sono aperte tute le strade, sembra suggerire l’autore, dalla meditazione, anche controcorrente, all’atto contemplativo, fondante un mondo di metafore che si rincorrono, dialogano, e confondono i sensi, per condurre a quella amoralità, empatica e naturale, propria di ciascun essere umano. A ben vedere, nella messa tra parentesi dell’ovvietà è compresa un’ardua cura nel tentare rischiose, e premianti, esperienze di ricerca lessicale. Termini suggestivi e stuzzicanti come l’aggettivo “bluati” (ma è solo un…aggettivo?), catturano, seducono e risvegliano dall’apatia quotidiana.

Un discorso a parte bisogna dedicare inoltre alla scelta, del poeta, di parlare in prima persona, l’io adottato non è infatti puramente lirico. Le matrici ermetiche, dichiarate, sono una sfida, un nobile canovaccio sul quale recitare in modo veramente innovativo.  Non si nota una rigida scelta elitaria, come per l’artista, chiuso nella torre d’avorio, che adotta uno stile oscuro, presupponendo un’incomunicabilità che oggi nessuno più  desidera.

Il lessico originale di Conticello svela un’urgenza di aprirsi al dialogo congruente, e testimoniare, si veda la bella poesia dedicata a Catania, e le pagine volutamente non melodiche, eppure un vero concerto di poesia.

Per tornare agli aspetti meditativi, è giusto prendere atto di una distanza incommensurabile, e tutta umana,  fra la rappresentazione di un mondo, il nostro, controverso e afflitto dalla finitudine, e le attese interiori.  L’io, per Diego Conticello, non ha, del resto, i limiti della vieta e scontata confessionalità, è libero, nell’immersione naturalistico-panica che manifesta in modi assai diversi.

A riprova, si osserva una dilatazione del confine fisico/metafisico, dettata dalla necessità di rifuggire dal banale, essa trapela nella filtrata scrittura, a volte ammaliante, caratteristica del poeta che sa dire: “…E se raccogli / aroma di cosmo / nel calice / pacato / d’una mano / sarai / seta del vago”[ Svernare ad oriente].

Concludendo, l’impegno e la libertà creatrice, il lavorio e mai l’elegante e addomesticata prigionia intellettuale, sono gli elementi ‘vivi’ e fondanti di questa esperienza letteraria, certamente motivata nella ricerca di un nuovo equilibrio, di spazi mediati fra sapere ed elaborare.

@ Marzia Alunni

4 commenti su “Diego Conticello: Barocco Amorale (recensione di Marzia Alunni)

  1. Mi lascio conquistare ancora da una poesia di Diego, eccola per voi !

    RESTA ANCORA UN VIRGULTO

    Come carte a sfurrìo
    vite vagano
    in balìa
    di fredde contingenze,
    nell’attesa di cedevoli,
    vacui approdi.

    Nessuna mano invisibile
    tiene l’attimo,
    né può arrestarne
    il fluire, ogni supplica
    è vana parola
    per la polvere…

    ma resta – ancora virgulto –
    un anelito
    a volitive utopie.

    Diego Conticello (Barocco Amorale )

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  2. Aggiungo altre due poesie di Conticello per far gustare agli amanti della poesia il raffinato e sensuale lavoro sulla parola poetica di questo autore. Pur giovane Conticello è padrone di una sua linea espressiva che dà conto di significative ruminazioni e centrifigazioni di linguaggio, ma anche della potenza dello spirito di libertà che lo muove. Auguri a questo poeta e complimenti a Marzia per la scoperta e la recensione.

    QUANDO DORMI

    La pelle di seta
    ti è dono
    di grembo materno,
    i capelli ultimo
    lascito di selvagge
    bellezze, ormai al trapasso

    e quando chiudi gli occhi sul mondo
    i tuoi sogni respirano
    di dolcezze diverse,
    di grandezze non viste

    qui dove il tempo
    ha smesso
    di essere
    emozione.

    ***
    Oggi ho nel petto foglie d’autunno / cadute da un albero stanco, / ciottoli volventi di sparuti viottoli, / sentieri / di una città di pianto. // Un pioppo abbattuto dal vento / ospiterà lucertole e formiche, / una pozzanghera è impegnata / – melodioso specchio – / a riflettere una luna ormai / spenta / di desiderio… // ogni fronda sussurra il primitivo canto / del silenzio: chi poterà il ramo / della vanità?» (Pensieri, p. 46).

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  3. Il potere della parola è enorme quando si assume consapevolezza e si conoscono gli incastri che ne determino la forza deflagrante e tutto questo è visibile già nello sguardo di Diego. La meticolosa ricerca e la stabilizzazione di una sua libertà d’espressione poetica, conducono ogni lettore ad assumere una postura di contenimento per la valanga di sensazioni liberate. Leggo attentamente la recensione di Marzia Alunni che come suo stile, entra in particolari spesso impercettibili evidenziandoli ed evidenziandone la forza comunicativa. La scrittura di Conticello non è solo sua, è di tutti, o meglio è per tutti coloro che sentono la necessità di “ascoltare armonie anarchiche” per sentirsi vivi ed in questa società credo che non siamo in pochi.
    Grazie Marzia per questa opportunità, grazie anche a Maria Rosaria che con la sua “aggiunta” arricchisce la già ricca presentazione di questo bravo autore e grazie a Poetarum per i doni che elargisce attraverso i suoi redattori.
    Sebastiano

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  4. grazie a tutti per le belle parole in aggiunta a quelle meravigliose di marzia

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