Solo 1500 N. 6: La felicità è un abisso

SOLO 1500 N. 6 : La felicità è un abisso

“E noi che pensiamo la felicità/ come un’ascesa, avremmo l’emozione/ che quasi ci smarrisce di quando cosa ch’è felice, cade.” (Rainer Maria Rilke). Erri De Luca citando questi versi di Rilke, in un suo brano, dal titolo “Cadute”, tratto da Alzaia, dice:  “Così si chiude l’ultima delle dieci elegie duinesi, vertice poetico di Rilke e del secolo. E’ difficile invertire l’immagine che si ha della felicità come innalzamento a una che la descrive in discesa tratto calante di parabola. So però che l’alpinista è felice sulla via della discesa ed è anche stanco”.  De Luca prosegue, poi il brano, evidenziando soprattutto la felicità che accade a chi riceve la “chiamata” religiosa (come San Paolo sulla via di Damasco). Anche questi uomini cadono,  prostrati e sopraffatti. Questa lettura mi ha fatto riflettere. Penso, infatti, che trovare la felicità sia cadere o comunque lasciarsi andare fino a toccare, finalmente, terra. Credo che quell’istante, quel breve scuotimento dove la felicità si concede, non possa esistere se non ci si spoglia di ogni resistenza. Così come l’innamorarsi, e lo sanno bene gli inglesi che dicono “fall in love”, e – in inglese – “to fall”  è la prima traduzione del verbo cadere. Quindi anche quando ci si innamora si cade. Io e la poetessa Barbara Coacci usammo questo tema, anni fa, per un laboratorio di poesia, dal quale nacquero bellissimi testi. Questo articolo, in conclusione, è una domanda: La felicità è ascesa/vertice/salita oppure  è precipizio/abbandono/crollo?

Gianni Montieri

 

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32 comments

  1. la felicità è tutto questo ed anche altro.
    non la vedo lineare.
    sicura verso una meta, ma con un continuo saliscendi emozionali.
    nel bene e nel male.

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  2. ricordo bene quel laboratorio, fondamentale per me la partecipazione :-)
    ricordo le belle poesie, i temi, la simpatia e la tua arguzia con quel tema di Cara…
    per me è sicuramente caduta. ci ho messo un po’ a capirlo ma quando è successo è stato così e silenzio, nascondimento…

    un abbraccio

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  3. sono completamente d’accordo con angela…..ma abbandonarsi completamente rimane una delle cose più difficili da fare….

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  4. per me la felicità più grande arriva all’improvviso, silenziosa e velocissima, senza darti il tempo di pensare se lasciarti andare, attendere o lanciarsi, salire o precipitare. Ecco la vera felicità per me ti lascia sospeso a mezz’aria!
    direttore dixit ;)

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  5. è un fulmine che schianta, la luce bruciante di un attimo che ti raggiunge dopo che un qualche terremoto ha fatto crollare i muri che ti proteggevano.
    energia pura che acceca incenerisce e poi fa rivivere.

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  6. forse la vera risposta sta a metà …a mezz’aria come ha scritto giuliano, oppure non c’è..speriamo di accorgercene quando arriva…

    grazie a tutti intanto (anche ai tantissimi che hanno letto senza commentare)

    stalker: i “luminosi abissi” che erano finiti in spam? imperdonabile :-)

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  7. riesco a immaginarmi felice perché innamorata come in una parabola che non necessariamente debba essere “in salita” e che può essere anche percepita come in discesa (penso che salita o discesa sia una questione innanzitutto di punto di vista di chi guarda, che sentire la felicità come un “alto” sia una questione di natura anche culturale, che “entrare nella emozione di felicità” presupponga un saper “cadere” del soggetto). Quando penso alla felicità che si prova come frutto ad esempio di un atto creativo, che è un’emozione che mette in relazione con il centro di se stessi prima ancora che con gli altri, non riesco a percepire un senso di “caduta”.
    La sensazione di mozzafiato del cadere è molto simile alla felicità se pensata come sensazione fisica.

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  8. quante belle cose abbiamo scritto su questo lavoratorio e su questa caduta, che poi durante la caduta crescono le ali :-) così si cadrà da un punto più alto e poi le ali saranno sempre più grandi…che meraviglia!!!!

    abbracci a tutti
    anto

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  9. Ho sempre pensato che essere felici (e si parla di attimi) richieda una gran forza. Un capogiro tra consapevolezza, determinazione e ignoto da abbracciare e riconoscere solo dopo, solo quando già felicità è stata e si ridiscende.
    Non sempre la discesa è felice, so bene, ma credo valfa sempre la pena di rischiare quel vuoto.
    Grazie, Gianni.

    c.

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