Italo Testa – La divisione della gioia – Ed. transeuropa

Italo Testa – La divisione della gioia – Transeuropa, Massa – 2010

Partendo dal titolo, che è la traduzione letterale del nome della band Joy Division (molto amata da Testa), potremmo azzardare che la divisione della gioia, di cui parla l’autore nel poemetto centrale del libro, è il riconoscere che la fine di una passione, sia già scritta nel suo apice, nel punto più alto della sua eplosione. Le stanze centrali di questo libro, nella loro lirica bellissima, si dispiegano in un ritmo serrato, incalzante e musicale. In un continuo gioco di sponda i due attori del poemetto: si cercano, si trovano, si abbandonano, si perdono, si guardano proiettati in un “senza l’altro”, si ritrovano.  “Come il giorno che stesa sul letto / ti sei girata, tranquilla, e hai visto / le grate che spartivano il vetro, / e alzandoti di scatto hai detto / che non sarebbe successo niente, / che tutto era ancora intatto / e mentre ti guardavo in silenzio / sei sparita nell’angolo cieco: /. I posti di Italo Testa  sono urbani: stanze da letto, finestre, luci, vetrine, panchine: ‎”ma forse anche noi abitiamo / luminose stanze esposte al sole, / forse questo è testimonianza / di ciò che accadendo rimane / come il tuo corpo magro, eretto, / non ha pudore di essere qui / nell’abbraccio di un mattino a caso,/.  Oppure le architetture surreali di Marghera (nella prima sezione: Cantieri) che nel racconto del poeta diventano magiche e, nei loro colori metallici, splendide. “La luce più di tutto, e le cisterne / bianche allineate al mattino // come un gregge disperso all’azzurro // e poi le gru che girano l’ombra / sul muro e lustre emergono dall’acqua / a colmare i vuoti tra le nuvole: /.  Andando avanti nella lettura pare davvero, in sottofondo, di sentire la musica dei Joy Division, o di passare attraverso la luce dei quadri di Hopper, quest’ultimo citato dall’autore in esergo. La divisione della gioia, è un libro acclamato, fin dalla sua uscita, nell’autunno dello scorso anno, leggendolo ci accostiamo, come raramente accade, alla Poesia, quella che ci tocca e resta dentro di noi. Italo Testa è anche saggista e traduttore, ha poco meno di quarant’anni, questo ci fa sperare e affermare che la poesia c’è, qui e adesso. La lezione dei grandi maestri dell’ottocento e del novecento è lì in bella mostra, ma la poesia non finisce con loro, continua grazie a poeti dei nostri tempi. Poeti come Italo testa. “non lasciare, così mi hai detto / che io sia solo mia e mai d’un altro, / che il tuo volere mi allontani / da quanto un giorno mi hai promesso: / .

Gianni Montieri

Recensione, precedentemente pubblicata nel numero 5 della rivista QUILIBRI

7 comments

  1. bella recensione e la scelta dei versi fa venire voglia di
    leggere questa divisione della gioia…
    / come un gregge disperso all’azzurro // e poi le gru che girano l’ombra /

    grazie

    Maurizio

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  2. c’è tutta la gioia del quotidiano, nel consueto esprimersi per immagini familiari del vivere la città, ma con i sensi allertati e pretesi alla bellezza…dove il pudore lascia luce alla fame di vita…
    ottima recensione di una pregevole opera…

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