SOLO 1500 N. 2- La cotoletta premonitrice

SOLO 1500 N. 2 – La cotoletta premonitrice.

Se solo quel giorno, io e il mio amico Beppe, avessimo almeno intuito che il contenuto dei nostri piatti a pranzo, non era semplicemente cibo ma chiara indicazione di cambiamento di vento. Se lo avessimo percepito, mica avremmo fatto così tante storie per mangiare le nostre due cotolette arancioni. Anzi non le avremmo neppure mangiate, le avremmo incorniciate a futura memoria. Quella particolare impanatura dorata, ci stava indicando di stare tranquilli, di nutrir speranza. Ci raccontavano, le cotolette, che l’arancione di  lì a poco avrebbe preso possesso della città. L’avrebbe colorata ridandole vita. L’arancione l’avrebbe attraversata tutta da Gratosoglio a Corvetto, dai Navigli al Lambro: purificandola. Ci dicevano che presto un fiume di gente in bicicletta avrebbe pitturato ogni strada. Chi meglio dell’elemento classico della cucina milanese avrebbe potuto raccontarcelo? Invece, diffidenti, le mangiammo, trascinandoci a colpi di battute al caffè, pensando già a come descrivere l’episodio su facebook . Anche dopo, risalendo via Torino verso il Duomo, parlammo, credo, tra le altre cose,  con preoccupazione e speranza di quel che sarebbe accaduto alle elezioni. Oggi, con questo splendido colore dispiegato ovunque, faccio al mio amico Beppe (e a me) questa domanda: Non pensi, vecchio mio, a che bel mese tranquillo avremmo passato, sapendo di avere la vittoria in tasca? O ancora: Piuttosto che sfotterla e poi mangiarla, quella cotoletta, non sarebbe stato meglio ascoltarla?

@ Gianni Montieri

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10 comments

  1. oh, naturalmente sister :-)

    c’è ancora una bell’aria arancione qua in città, te ne accorgerai

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  2. aggiungo un ritmo di valzer perché quell’arancione nel quale si mescolano cotoletta milanese e Wiener Schnitzel possa colorare, tanto per fare un esempio, anche la pastella della frittura romana ;-)

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  3. E se noi ne scriviamo (noi=tu) in fondo al cuore l’emozione ci fa pensare a quando tante famiglie potranno nuovamente annusarla e condividerla alla propria tavola. La stessa tavola dove da troppi anni si divide insicurezza e stupore.
    Grazie Gianni, vi ho quasi visto in quella Milano.

    clelia

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