Paolo Agrati – Quando l’estate crepa

Paolo Agrati – Quando l’estate crepa – Ed. lietocolle 2010

C’eravamo noi per dare il passo al tempo/ a muovere il viola al cielo

Sa stare su un palco Paolo Agrati. E’ un vero piacere ascoltare le sue poesie, dalla sua voce e da un suggestivo accompagnamento musicale. Coglierne l’ironia e la profondità. Questo accadeva qualche giorno fa a Milano, sul palco del Maga Furla. Quella sera mi pare d’aver visto, sul palco, una persona vera prima e poi un poeta. Perché Agrati sa stare, prima che davanti a un microfono, nelle poesie. “Quando l’estate crepa” funziona fra le pagine, sulla carta. Funziona letto in metro o a casa propria. Funziona perché è un libro di poesia, ottima poesia.

Riprendo a fumare sigarette, mille / come il matto dalle dita gialle, in cerca / del nemico, trafiggo l’aria di scatto./ (pag. 25)

Questo libro ha un suo percorso. Una storia che passa appena dietro i versi. E da lì compare, lentamente, per lasciare traccia. A una prima lettura le due sezioni del libro:  “costruzione di macerie” e “ritorno dal paese delle meraviglie”, sembrerebbero un’andata e un ritorno. In realtà non è così, almeno non del tutto.

Può darsi sia tutto un’andata questo libro o tutto un ritorno. Un DA a A. Si parte da un amore che c’è, esiste.  Un amore che al suo culmine, all’apice della passione, accumula scorie, macerie, appunto. Si smarrisce.

Le parole scoppiettare/ bolle di plastica da imballo./ Stanco dell’impegno al respiro/ dentro al torace il crollo./ Fu fracasso d’ossa, tonfo/ costruzione di macerie./ Frana che non bada al germoglio / ti eri presa la mia pace/ ed al passo della pietra / col calcagno me la togli./ (pag. 24)

La fine, dunque. Poi, il ricordo, la fuga, il dolore, i graffi. Tutto mai ostentato, mai pesante, grazie anche all’ironia che Paolo Agrati porta dentro. L’ultima parola della raccolta, è: vita.  Questa parola non racchiude necessariamente (soltanto)  una speranza, ma, credo, la voglia di ricominciare il giro. Un giro inevitabile. La forza di Agrati sta nel sapere alternare versi pù “ordinari” ad altri che spiazzano completamente.

Ti sorpresi rovistare/ nel mio cuore/ nel mio petto/ come un banco/ da macello/ strappar  trippe./ Pag. 36)

I versi  qui sopra ne sono un chiaro esempio. La nota biografica di Agrati chiude con: viaggia da sempre. Buon viaggio, dunque, a Paolo, al suo libro, a chi lo leggerà.

@recensione di gianni montieri

Nota biografica: Paolo Agrati è nato nel 1974 in Brianza, dove è tornato a vivere. Da diversi anni lavora come Conçierge in un grande albergo di Milano. Ha vinto il primo premio al concorso di poesia “Marina Incerti” curato dal poeta milanese Luigi Cannillo. Sue poesie sono presenti su riviste e antologie, ultima delle quali Incastri Metrici volume 2, per Arcipelago Edizioni. L’esperienza del viaggio ha influenzato la sua vita e la sua arte. Negli anni ha partecipato a diverse competizioni poetiche dal vivo e Slam Poetry, curando in particolare un percorso di commistione tra di­scipline artistiche differenti e performance. È pittore, ha esposto i suoi lavori in diversi locali milanesi. Suona la tromba. Viaggia da sempre.

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Quando l’estate crepa

allungano le vene tra le zolle.

Mentre arde i suoi colori

l’acero non sa

se diverrà violino.

Ed io, pellegrino senz’acqua

mentre amore accartoccia

quando l’estate crepa.

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Poter vigliare almeno sul mattino, criminale

che ha piegato le sbarre alla galera del sonno.

Il passo conduce ciuco in balera in cerca di donne.

Altro che una caffettiera per aggiustarci la notte

ieri, la sera. Lavare il tuo viso, la bocca, il naso

dal viso di quello che ora, russa il tuo lato del letto.

Dopo che le ho detto che era la sola, che quanto sei

bella le ho detto. E ora ho paura. Per quanto sia

bella. per quanto è la sola.

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I bottoni sono segno dell’umana vanità

sostengono alcuni. Io senza ritegno

ti slacciavo la sottana, con la gioia

del bimbo che scarta i regali di Natale.

Che sarebbe di me senza questo peccare

chi sarei?

3 commenti su “Paolo Agrati – Quando l’estate crepa

  1. mi piace il suo scrivere.
    ha un che di rosseggiante ed è sul piede di guerra, una guerra ai globluli rossi e alle intemperie del cuore

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