Chaperoni molecolari e angeli custodi | Clara Raimondo

Chaperoni molecolari e angeli custodi

In un tempo in cui si parla di favoritismi e raccomandazioni, questa mia presentazione appare quantomeno dalla parte del torto. Ma presentandovi questo scritto di mia sorella, Clara Raimondo, mi prendo tutte le responsabilità del caso. Essì, perché in questo caso non sono io che la raccomando. Piuttosto è la bellezza e l’agilità di questo testo che raccomanda alla mia penna di scrivere meno e meglio. Sono io che ho l’onore di presentarlo, non lui – il testo – che si avvale della mia critica.
Clara è una studentessa di Farmacia all’Università di Pavia.  Tra le sue passioni di sempre la fotografia e la letteratura.
Con la sua verve prettamente narrativa, in questo testo descrive con leggerezza di scoiattolo delle parole le più profonde fisiologie dell’anima. «Così in cielo come in terra» la ricerca della sua poetica si proietta sui più alti sistemi della Metafisica e si cala – con il microscopio della Parola – all’interno delle più invisibili e microscopiche molecole del nostro essere: chaperoni molecolari e angeli custodi. Il testo parla da sé, ed io sono davvero impressionato da ciò che dice. Raccomandarlo a qualcuno di voi, amici melting poets, sarebbe stato scortese e ambiguo, sarebbe stata una vera “raccomandazione”. Questa invece non lo è. Questa è una presentazione, una conversazione fraterna. Così lo presento io, e mi prendo ogni responsabilità su eventuali critiche, giudizi e pregiudizi. La citazione in capotesto è una mia scelta. Buona lettura

 

Io, un tempo era semplice / ma ho sprecato tutta l’energia / per il ritorno. (Morgan, Altrove)

 

Il centro

la native structure a freccette

di Clara Raimondo

 

 

Io penso che non esistano gli angeli custodi, piuttosto penso che sia un altro modo per indicare i chaperoni molecolari. Sono loro che ci salvano dai minimi impropri dell’imbuto entropico, loro che ci reindirizzano verso la nostra struttura folded, la native structure essenziale, l’unica che funzioni perfettamente.

Mi rendo conto che, per chi non ne capisca di biochimica cellulare, questo primo passaggio possa apparire ostico, o forse, a qualcuno di voi è lecito che sia sorto il dubbio che sia stato scritto in un’altra lingua, chissà quale.

Dunque. Immaginate di essere una voragine infinita di cose, che le pareti del vortice siano il vostro vissuto. La filosofia buddhista dice che quando nasciamo siamo come un tabellone per il tiro a segno, quello su cui si scagliano le freccette di plastica. Crescendo ci si avvicina sempre più al centro, ci si libera degli strati concentrici più larghi, quelli esterni, e si diventa il piccolo nucleo, l’anello cui corrisponde il massimo del punteggio.

E’ un altro modo per dire che, quando nasciamo, abbiamo una serie di possibilità infinite di fronte a noi, mentre, crescendo, ci definiamo e ci specializziamo, fino a raggiungere una sola conformazione possibile, una sola e unica versione, che è l’unica che corrisponde a noi stessi: abbiamo scelto, abbiamo vissuto. Io credo che sia esattamente al contrario, esattamente come nel caso delle proteine che quotidianamente si formano, vengono correte e messe in circolo nelle nostre metropoli cellulari. Crescendo, vivendo, soffrendo, innamorandosi e commettendo innumerevoli sbagli, colmandoci di rimpianti, ci allontaniamo sempre più dal nostro nucleo, dal piccolo centro che corrisponde al massimo del punteggio nel gioco delle freccette, al massimo del punteggio nel gioco della vita – perché la vita è un gioco. Quando nasciamo, non siamo nessuno al di fuori di noi stessi – come potremmo essere qualcun altro? Non conosciamo il mondo, non conosciamo le altre persone, né tanto meno noi stessi! – e siamo un simpatico bulbetto, un semino insignificante e concluso in sé stesso con un unico significato: il significato. Siamo il puntino sull’asse delle x, la conformazione a più bassa entropia possibile, l’energia perfetta nella sua forma perfetta e spesa perfettamente; siamo folded allo stato puro. Siamo il fondo della voragine che ancora non si è spiralizzata, siamo al centro del ciclone che non ci ha ancora travolti, siamo energia potenziale. Siamo noi.

Crescendo e vivendo su questo mondo – ché questo mondo non è facile – andiamo incontro ad un sacco di cose e finiamo per convincerci che le strade che prendiamo le abbiamo scelte, ma non è sempre così. Non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma siamo impantanati in un minimo improprio. Ci sei dentro, e ti senti nel punto più basso del grafico – e in effetti per quello spicchio di diagramma è realmente il punto più basso possibile –, ma non sai che il grafico continua, continua, e si può andare più in basso di così: non sai che sei qualcos’altro

 

Poi non so che succeda, arrivati a questo punto della storia – e forse è proprio qui che dovrei tornare a parlarvi, in maniera più chiara e concisa, di chaperoni molecolari e angeli custodi – ma… avviene qualcosa. Forse per un sobbalzo, o uno scossone, o un volo… sì, mi piace pensare che si tratti di un volo. Ecco, avviene che ci rendiamo conto che eravamo sbagliati, che non eravamo noi, che era tutta un’illusione, che non avevamo davvero raggiunto il centro del tiro a segno, il massimo dei punti, l’ascissa perfetta.

Solo in pochi si disperano di fronte alla presa di consapevolezza: dopo tutto, i kJ d’energia spesi per arrivare fin dove siamo arrivati non sono ancora sprecati, non è detta l’ultima parola, possiamo continuare, andare avanti e correggerci… per cui i più si rimboccano le maniche, le tirano su, fin sopra il gomito, e reimmergono il braccio ancora più in fondo nell’imbuto. Alla ricerca.

La ricerca della scoperta più sensazionale, che poi altro non è che una riscoperta… – un tornare di nuovo, come allora, al tempo in cui eravamo piccoli e avevamo i pugnetti chiusi – perché lo sappiamo già.

Per farla breve: i chaperoni molecolari sono quei particolari complessi enzimatici che si preoccupano di correggere, nella fase di sintesi e di maturazione, la proteina che va in contro a strutturazione scorretta, di modo che venga messa in circolo solo nella conformazione che possa permetterle la resa massima, nonché il funzionamento corretto: se non svolgessero la loro funzione, le proteine sbagliate circolerebbero indisturbate dappertutto, amplificando l’errore e causando patologie anche gravi, talvolta mortali – alcuni tipi di tumore pare provengano da questi screzi sintetici.Inutile dire che essi hanno un notevole interesse farmacologico e sono oggetto di studio della ricerca biomedica internazionale.

Ma non voglio scrivere un trattato scientifico – anche se questo dovrebbe essere stato chiarissimo già a partire dal secondo rigo – né farvi una morale sulla vita. Solo vorrei che vi stupiste. Come ho fatto io.

Perché esiste una forza benevola, nella vita, che è come una costante, un paradigma, una ripetizione, che è ravvisabile sempre, in ogni campo dello scibile, in ogni disciplina: il centro. Nella Filosofia, nella Religione, nella Matematica, nella Fisica, nella Biochimica – appunto – non c’è niente che ci distolga dal centro, per quanto le incombenze, distrazioni, disfunzioni, divagazioni, voli pindarici, dubbi limbici, teoremi difficilissimi ed ipotesi ancora più incomprensibili… per quanto tutto questo renda le voragini spaventose, i cicloni pericolosi, il rischio di perdersi altissimo, il centro è sempre il centro. L’essere non è sempre Essere, l’amore non è sempre Amore, un sasso non è sempre un sasso, e una rosa non è sempre una rosa, ma… il centro è sempre il Centro. Continuamente.

Le pareti della voragine si fanno spesso intricate, la filosofia è un imbuto incredibilmente affascinante, e fin dall’inizio della storia, migliaia di uomini hanno perso la testa a pensare, congetturare, ideare teorie e nuovi Mondi; affascinati, non riuscivano a smettere, e tutto questo attraverso i corridoi che li conducevano – ora avvicinandoli, ora distogliendoli, ora riconducendoli, ora strattonandoli, ora buttandoli… – verso il centro delle cose. Sul punto perfetto delle x a più bassa entropia, verso la struttura folded, così simile e così diversa dai minimi impropri, la native structure originale.

La native structure delle loro origini, della loro embriogenesi, di quando erano bambini. Di quando erano feti, di quando avevano già vinto, già totalizzato il massimo dei punti nella partita della vita a freccette, pur non avendo mai ancora vissuto.

3 commenti su “Chaperoni molecolari e angeli custodi | Clara Raimondo

  1. – una rosa è una rosa è una rosa …. – G. Stein – sembrerebbe asserire il contrario di quanto dici, invece…

    mi piace moltissimo, non hai bisogno di raccomandazioni. Benvenuta Clara… scrivi ancora!
    nc

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    • O.T.: quando ero incinta e facevo la conta dei possibili nomi per quel vittorioso semino, che non si sapeva ancora quale aspetto avesse… avevo scelto Clara, nel caso fosse nata una femmina, e Riccardo, come invece è stato. Sorrido di questa coincidenza.
      ciao.

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  2. è un trattato questo, per la mia anima scapestrata

    complimenti a clara…si dice il sangue non è acqua.

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