La parte Assente – Stefania Crozzoletti, Clepsydra Ed. 2009

Una femminilità, che oserei definire virile, emana dagli ultimi versi di Stefania Crozzoletti, raccolti in volume per Clepsydra Edizioni nel 2009.

La parte assente subisce e trasmette, sin dalla prima pagina, una estenunate tensione irrisolta e irrisolvibile, una schizofrenia interiore e interiorizzata, orgogliosa e fiera nonostante una certa dose di rassegnazione che permea di lucidità tutte le riflessioni che sostano tra un a-capo e l’altro. Una antiteticità “senza uscite di sicurezza” che la poetessa vive con “rabbia operaia”, con l’indignazione priva di riscatto propria di chi rifiuta la gettatezza ontologica dell’essere,  di cui si sente vittima e che contrasta con l’ultimo disperato sforzo della poesia – ma senza crederci.

Uno sforzo, quindi, privo di consolazione, che lascia la poetessa “definitivamente incompiuta”, poiché la parte assente di cui parla, in realtà, presenzia la contingenza di ciò che c’è già, poiché rappresenta tutto ciò che esula dall’essere quei “pochi centimetri quadrati/fatti di nome/ che pesano sul cuore”.

Dunque, la parte assente della Crozzoletti agisce con la crudeltà di cui sono capaci le cose più reali, presenti. Essa rappresenta tutto quanto non si è a causa di ciò che, invece, si rappresenta; tutto quanto si è creduto sia stato o sarebbe potuto essere “come quando i bambini giocano/ a fare finta poi ci credono” , fino a quando  uno “stiletto” non “aprì un varco” e “lente scivolarno interferenze/all’immaginazione”.

Da qui, la delusione che nel ricordo alimenta l’amarezza e la rassegnazione come una necessità  utile per non ricaderci ancora, presente come elemento di realtà a cui fare riferimento sempre e comunque, come a ricordarsi continuamente che da “un sogno che affonda/ riaffiorano incubi”, perché “ il sogno che cresce/non ha pietà/ per chi lo ha generato”.

Una ribellione, quella della Crozzoletti, che avviene sul piano esclusivamente del reale e che, per questo motivo, duole il doppio. La poetessa sa bene che “tutto questo essere è un mancato volo” e, nonostante tutto, si costringe coraggiosamente, quasi stoicamente, a viverne la crudeltà fino in fondo e senza illusione. Poiché “è un lampo ricordare perché/dopo tanto vivere e ballare/ su piani inclinati/ irridendo la sorte/ un giorno ho fatto/ l’ultimo inchino poi/ ho abbassato le serrande”.

Complessivamente, trovo i versi di Stefania di enorme potenza e potenziale: spogli, essenziali e dallo stile ineccepibile. Non sono tra coloro i quali credono che il non fare della Poesia un atto di fede sia una colpa. Credo, però, che non cercare in essa una possibilità di riscatto sia un peccato. Fare della Poesia per sé qualcosa in più di un luogo in cui “gridarsi nella testa” – non che ciò non sia abbastanza.

Ad ogni modo, come già mi è capitato di esprimermi in altri luoghi a proposito della poesia di Stefania Crozzoletti, potrebbe anche darsi che la mia sia solo codardia.

(da Stroboscopio)

8 comments

  1. trovo la poesia di Stefania “perfetta”
    una sintesi di tempo vissuto e stati d’animo che osservano osservendosi come da fuori, in modo oggettivo e nello stesso tempo “coinvolto”

    emerge un’immagine femminile piena e completa, nelle sue paure e fragilità, tuttavia affrontate con la consapevolezza di indossare compiti e ruoli che non permettono tregue né ripiegamenti, ma continua ed estrema lotta per non abbandonarsi alle pieghe di un sé da affidare alla penna, senza fronzoli.

    Una bella poetica che nasconde una morbidezza fragile che emoziona, una femminilità che sembra volersi negare a se stessa, con tenero pudore.

    n.

    Mi piace

  2. Grazie Luigi, grazie di cuore.
    La tua lettura è davvero attenta, profonda, generosa. Hai una grande capacità di “entrare” nel testo, nei significati, sai unire i fili, tracciare percorsi… le tue riflessioni (queste, e altre tue di qualche tempo fa) mi hanno fatto molto pensare.
    A volte penso che il mio sia un “uso improprio” della poesia (concedimi l’espressione brutale). Scrivi “credo, però, che non cercare in essa (nella Poesia) una possibilità di riscatto sia un peccato”. E’ vero, io non cerco riscatto o redenzione attraverso la poesia, non provo ad “elevarmi”, non so guardare in alto, non ancora. Il mio “oltre” lo sto cercando dentro, scavando. Rimango nelle immediate vicinanze, è il mio limite.
    Forse non mi fido troppo della (mia) scrittura.
    Il confronto, in questo senso, aiuta, è un ulteriore tassello del percorso… confrontarsi con scritture che possono apparire “distanti” è un esercizio che può dare molto. Un blog collettivo è anche questo…
    quindi grazie, Luigi (a proposito, “femminilità virile” mi piace proprio :)))

    @ Natàlia: grazie, tu sai quanto la tua stima mi sia preziosa :)

    Stefania

    Mi piace

  3. La tua poetica mi piace molto Stefania e, credo, confrontando i tuoi testi con quelli delle altre poetesse che leggo,che la tua sia una delle voci più sensibili del panorama contemporaneo.E’ un bel leggere.Ho sfogliato il tuo e-book qualche mese fa..Saluti;)

    Mi piace

  4. @ Stef: non è questione di elevarsi o di “oltre”. Semplicemente di possibile. Se la tua é una poesia-senza-scampo non significa che sia peggiore o meno “elevata” o più imprecisa di altre!

    A tutti gli altri: grazie!

    Mi piace

  5. sulla “poesia-senza-scampo” e sul “possibile” il discorso si complica, diciamo che non è solamente una questione poetica.
    forse un giorno avremo l’opportunità di parlarne, senza la mediazione della rete… io lo spero!

    grazie ancora, Luigi, un abbraccio :)

    grazie a Vincenzo, di cuore!
    e un caro saluto a Silvia.

    stefania

    Mi piace

I commenti sono chiusi.