Poesie per l’estate

Poesie per l’estate #44: Giorgio Bassani, Verso Ferrara

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

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Verso Ferrara

È a quest’ora che vanno per calde erbe infinite
verso Ferrara gli ultimi treni, con fischi lenti
salutano la sera, affondano indolenti
nel sonno che via via là spegne pievi rosse, turrite.

Dai finestrini aperti l’alcool delle marcite
entra un po’ a velare il lustro delle povere panche.
Dei poveri amanti in maglia scioglie le dita stanche,
fa deserte di baci le labbra inaridite.

.

(da Giorgio Bassani, Storie dei poveri amanti e altri versi, Roma, Astrolabio, 1945)

Poesie per l’estate #43: Paola Febbraro, E forse io chiamo amore

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E FORSE IO CHIAMO AMORE

.

I

Il muro è così gonfio di fili d’erba la pioggia
si è fermata sulle punte ed è senza ricompensa
l’ostinata goccia che prima di cadere prima s’asciuga

.

II

Nulla ci deruba di più della presunzione di essere come di non essere

qualcuno

Se ci hanno dato un nome e ce l’hanno dato
noi prima lo portiamo e solo lentamente poi
ci chiamiamo

.

III

Davvero gli affetti ci legano ai nostri pensieri
ma siamo sempre noi che scegliamo di rimanere legati
noi più fragili dei mutamenti
quante volte prima delle frasi abbiamo chiesto confini
un rimprovero che ci desse dei limiti.

Abbiamo chiamato nulla la distanza
che ci separa che ci tiene in salvo la vita
altre hanno chiamato amore quell’esserci toccati
senza ritrarci per aver affondato le mani
nella schiuma

Alcuni di noi riconoscono solo parenti

.

IV

Ed è un corvo che sta a guardia delle case
perché il corvo torna sempre sulla stessa antenna
allunga il collo e quando gracchia
quello che striscia sotto è solo putiferio

.

V

Quello che abbiamo già fatto è più avanti di noi

guarda solo come avanza il privilegio di mute rivoluzioni certe

.

VI

Sempre ci salva un poco quel che accade
l’acerba giovinezza i suoi segnali

Certe inconfutabili passioni certe attrazioni certe
esistenze di cui eravamo fatti
Attesa allora è solo che svanisca
l’idea di possedere
per essere di nuovo
ciò che siamo

.

VII

Forse quel muro ormai così gonfio di fili d’erba è qui per lasciarci
divenire
una volta che ci siamo toccati senza ritrarci
per aver affondato le mani nella schiuma

noi melograni d’amore spaccato

Ma cos’è l’amore che così dobbiamo chiamare tra noi il riconoscerci
sempre parenti
o così abbiamo chiamato il nulla o quel tempo e quello spazio
dove l’acqua e la terra divengono fango

.

VIII

Davvero il cuore è l’unico animale che ci ha fatto uguali e possibili alimenti
per altre vite che a noi è sempre piaciuto immaginare giganti

Davvero il cuore è l’unico animale che ci ha fatto uguali
alle stelle

.

IX

E forse lo chiamo amore qualsiasi cosa che si muova
anziché cade

Se camminiamo è il possesso dell’amore a tramontare
tramonta dietro ai corpi e noi lasciamo che i nostri corpi non siano solo persone

.

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(da Paola Febbraro, Turbolenze in aria chiara, Empirìa, 2008) images

Poesie per l’estate #42: Reiner Kunze: A Erlau, con i sensi destati alla parola

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

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IN ERLAU, WORTFÜHLIG

Wir schlafen, die wange am fluß,
an der unbeirrkeit des wassers

Doch immer öfter liegen wir wach
um halt zu finden an der stille

Abseits der wörter
von den wühltischen der sprache

Vor dem haus, in der astgabel der eibe,
brütet die amsel unhörbar gesang aus,

und die glocke von Pyrawang jenseits des stroms
bucht ab von der zeit

A ERLAU, CON I SENSI DESTATI ALLA PAROLA

Dormiamo, con la guancia al fiume,
all’incrollabilità dell’acqua

Eppure sempre più spesso vegliamo, stesi,
per trovare appiglio nel silenzio

Lontano dalle parole
dei banchi di merce in svendita della lingua

Davanti alla casa, nella forcella del tasso,
il merlo, impercettibile, cova canto,

e la campana di Pyrawang al di là del corso d’acqua
addebita sul conto del tempo

(traduzione di Anna Maria Curci)

©Reiner Kunze, da Ein Tag auf dieser Erde (“Un giorno su questa terra“), Fischer Verlag 1998, p. 9

Poesie per l’estate #41: Pier Paolo Pasolini, La reazione stilistica

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Pasolini

La reazione stilistica

Tutti si giurano puri:
puri nella lingua… naturalmente:
segno che l’anima è sporca.
È stato sempre
così. Per mentire non bisogna essere oscuri.
Si illudono, mostri, che la morte
uguagli! Non sanno che è proprio la morte
(loro alibi di cattolici servi)
che disgrega, corrode, torce, distingue:
anche la lingua.
La morte non è ordine, superbi
monopolisti della morte,
il suo silenzio è una lingua troppo diversa
perché voi possiate farvene forti:
proprio intorno ad essere vortica

la vita! E voi avete paura
della vostra santa morte, del caos che implica:
il vostro unilinguismo è una difesa!
La Lingua è oscura
non limpida – e la Ragione è limpida,
non oscura! Il vostro Stato, la vostra Chiesa,
vogliono il contrario, con la vostra intesa.

Sono infiniti i dialetti, i gerghi,
le pronunce, perché è infinita
la forma della vita:
non bisogna tacerli, bisogna possederli:
ma voi non li volete
perché non volete la storia, superbi
monopolisti della morte: i poeti
parlano come preti, e, profetiche,

urlano vittoria, tutt’intorno,
le Cassandre: è passato il tempo delle speranze!
Avevano ragione loro, nascoste
dentro le parrocchie.
Adesso riescono alla luce del giorno,
cornacchie delle privilegiate angoscie,
delle libere speranze imposte
dalla forza del capitale che non si estingue.
Gadda! Tu che sei lingua oscura
e ragione oscura,
rifiuta le loro interessate lusinghe,
nel tuo limpido raziocinio!
Moravia, tu che sei limpida lingua
e limpida ragione, respingi il maligno
loro adoprarti, nell’oscuro puntiglio

dei tuoi nervi… Sono solo,
siete soli. In questa lotta che è la lotta
suprema, perché riassume ogni altra,
nessuno ci ascolta.
Vorrebbero ridurre l’uomo alla purezza, loro
che sono il caos! Ah, si apra
sotto i loro piedi la terra, e parlino
il loro esperanto all’inferno.
Eppure, anche chi stimo e amo,
con cui ho comune l’anima
per tanta parte, sa, della lingua, l’esterno
valore di storia, come
se la storia portasse all’uno, a un superno
punto che livella ogni passione,
quasi il suo fine fosse l’omologazione

delle anime! No, la storia
che sarà non è come quella che è stata.
Non consente giudizi, non consente ordini,
è realtà irrealizzata.
E la lingua, c’è frutto di secoli contraddittori,
contraddittoria – s’è frutto dei primordi
tenebrosi – s’integra, nessuno lo scordi,
con quello che sarà, e che ancora non è.
E questo suo essere libero mistero, ricchezza
infinita, ne spezza,
ora, ogni raggiunto limite, ogni forma lecita.
Bruciare le istituzioni,
stupenda speranza per chi ora geme,
è una speranza che le reali passioni
che nasceranno non può prevedere, né i suoni

nuovi delle loro parole.
Non gridino i cattolici alla grandezza
del passato, ricattatori: alla Disperazione.
Ma i comunisti non avvezzino
alla rinuncia e alla riduzione i cuori,
con la Speranza: con la grandezza della rivoluzione.
Nella lingua si rispecchia la reazione.
E la lingua delle loro parole è la lingua
dei padroni e delle loro folle di servi.
Sia pur vivace e fervida
nel giudicare, nell’accusare, arringa,
saggio: ma se è il frutto
dell’uomo borghese – che si spinge
alle nuove conquiste, vecchio e brutto
nel cuore – non può esprimere che tutto

l’uomo, nella sua storica miseria.
Non c’è via di scampo, anche chi si oppone
è quell’uomo, miserabile, empio,
stupido, freddo, ironico,
che rende faziosa ogni sua più seria
passione, che non crede all’altrui passione…
E in questo accomunano i giorni della distensione
nemici e amici: ricomincia la guerra vile
del discredito, della malizia, della
cecità di cellula
o sacrestia: e ritorna lo stile
di un tempo, nei cuori
come nei versi: ed è meglio morire.
…………………..

(da Pier Paolo Pasolini, Poesie incivili (aprile 1960), in La religione del mio tempo, Milano, Garzanti, 1961)

Poesie per l’estate #40: Eros Alesi, O cara

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foto da logopea.blogspot.com

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O cara. O padrona morte. O serenissima morte. O invocata morte. O paurosa morte. O indecifrabile morte. O strana morte. O viva la morte. O morte che è morte. Morte che mette un punto a questa saetta vibrante.

(da Poesia degli anni settanta, a cura di Antonio Porta (prefazione di Enzo Siciliano), Milano, Feltrinelli, 1979)

Poesie per l’estate #39: Federico Garcia Lorca, Sonetto del dolce lamento

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Soneto de la dulce queja

Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua y el acento
que de noche me pone en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.

Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas; y lo que más siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.

Si tú eres el tesoro oculto mío,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorío,

no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu río
con hojas de mi otoño enajenado

(da Federico García Lorca, Sonetos del amor oscuro, 1984)

.

***

Sonetto del dolce lamento

Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m’accora
è non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarisci le acque del tuo fiume
con foglie dell’autunno mio impazzito.

(Traduzione di Claudio Rendina, da Sonetti dell’amore oscuro, 1984)

Poesie per l’estate #38: René Char, Ballo alle Baronie

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Char

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Dansons aux Baronnies

.En robe d’olivier

……………………… l’Amoureuse

avait dit:

……………Croyez à ma très enfantine fidélité.

………………………Et depuis,

una vallée ouverte

………………………………………une côte qui brille

un sentier d’alliance

…………………..ont envahi la ville

où la libre douleur est sous le vif de l’eau.

.

Ballo alle Baronie

.Credici

………………………..– in veste d’ulivo

aveva detto la Bella –

……………credi alla molto

infantile mia fedeltà.

……………………….E da quell’attimo

una vallata ariosa

……………………………………..una costa splendente

un sentiero di accordo

…………………..hanno invaso la città

dove il dolore libero

sta sotto il vivo dell’acqua.

.

(da Retour Amont, 1966; traduzione di Vittorio Sereni)

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Edizione di riferimento: René Char, Ritorno Sopramonte e altre poesie, a cura di Vittorio Sereni, Oscar Mondadori, 2002.

Poesie per l’estate #37: Konstantinos Kavafis, Ionica

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Ionica

Se abbiamo abbattuto le loro statue
se li abbiamo scacciati dai loro templi
non per questo gli dèi sono morti. O terra
di Ionia, sei tu ch’essi amano ancora.
Quando il mattino d’agosto ti avvolge tutta
nella tua aria passa un vigore di quella loro
vita e una figura d’efebo, indecisa,
immateriale, a volte corre via veloce
sull’alto delle tue colline.

(traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi, Einaudi 1968)

.

Ionica

Se, frantumati i loro simulacri,
noi li scacciammo via dai loro templi,
non sono morti per ciò gli dei.
O terra della Ionia, ancora t’amano,
l’anima loro ti ricorda ancora.
come aggiorna su te l’alba d’agosto,
nell’aria varca della loro vita un èmpito,
e un’eteria parvenza d’efebo,
indefinita, con passo celere,
varca talora sulle tue colline.

(traduzione di Filippo Maria Pontani, Mondadori 1961)

Poesie per l’estate #36: Biancamaria Frabotta, Nell’estate del duemila e tre

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

Biancamaria Frabotta, foto di Dino Ignani

Biancamaria Frabotta, foto di Dino Ignani

Nell’estate del duemila e tre
tutto si prosciugò silenziosamente.
Un meraviglioso azzurro puntato
su di noi come un’arma radiosa
premeva i piedi sul suolo, spruzzava
di calce le pareti, entrava, senza
nemmeno una goccia di pioggia
anche di notte
dentro i nostri occhi spalancati.
Dal tronco del nero colava pece nera
e a febbraio bisognò abbatterlo intero.
Il fico si salvò scrollandosi di dosso
la veste lieve delle foglie assetate
e a luglio cogliemmo fichi secchi
da terra, come fosse Natale.
La siccità portò via anche due peschi
che si erano avviticchiati l’uno all’altro
all’insaputa di tutti, in un solo albero da fuoco.

(da Biancamaria Frabotta, I nuovi climi, 2007)

Poesie per l’estate #35: Michel Deguy, Prosa

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Arresti-frequenti

Prose

Tu me manques mais maintenant
Pas plus que ceux que je ne connais pas
Je les invente criblant de tes faces
La terre qui fut riche en mondes
(Quand chaque roi guidait une île
À l’estime de ses biens (cendre d’
Oiseaux, manganèse et salamandre)
Et que des naufragés fédéraient les bords)

Maintenant tu me manques mais
Comme ceux que je ne connais pas
Dont j’imagine avec ton visage l’impatience
J’ai jeté tes dents aux rêveries
Je t’ai traité par-dessus l’épaule

(Il ya des vestales qui reconduisent au Pacifique
Son eau fume C’est après le départ des fidèles
L’océan bave comme un mongol aux oreillers du lit
Charogne en boule et poils au caniveau de sel
Un éléphant blasphème Poséidon)

Tu ne me manques pas plus que ceux
Que je ne connais pas maintenant
Orphique tu l’es devenu J’ai jeté
Ton absence démembrée en plusieurs vals
Tu m’as changé en hôte Je sais
Ou j’invente

.

Prosa

Mi manchi ma
Adesso non più di quelli che non conosco
Li invento vagliando con le tue facce
La terra che fu ricca di mondi
(Quando ogni re guidava un’isola
Alla stima dei suoi beni (cenere d’
Uccelli, manganese e salamandra)
E i naufraghi ne riunivano i confini)

Mi manchi adesso ma
Come quelli che non conosco
Dei quali immagino attraverso il tuo viso l’impazienza
Ho gettato i tuoi denti ai dormiveglia
Ti ho preso sopra-spalla

(Ci sono vestali che riconducono al Pacifico
La sua acqua fuma Dopo la partenza dei fedeli
L’oceano sbava come un mongolo sui cuscini del letto
Carogna a palla e peli nello scavo di sale
Un elefante marino bestemmia Poseidone)

Mi manchi non più di quelli
Che adesso non conosco
Orfico lo sei divenuto Ho gettato
La tua assenza smembrata in molte valli
Mi hai trasformato in ospite Lo so
O lo invento

(Trad. di Mario Benedetti)

(da Michel Deguy, Arresti frequenti. Poesie scelte 1965-2006. Traduzione di Mario Benedetti, Sossela, 2007)

Poesie per l’estate #34. Sibilla Aleramo “Un anno”

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Sibilla Aleramo dal sito Enciclopediadelledonne.it

Sibilla Aleramo dal sito Enciclopediadelledonne.it

Un anno

Un anno termina
si ricco è stato,
intenso, libero, mio.
Un mare mugghiante,
un altro a specchio
un colle, lontananze
città dei puerili profili,
il trillo dell’allodola,
il saluto ad un eroe
il desiderio di Dio.
Lacrime d’uomini,
sul mio petto, presso il cuore.
Pianti miei da nessuno asciugati,
sgorgati a pieno, in sé soli placati.
E istanti, istanti stupiti
di rugiada, di grazia.

(da Sibilla Aleramo, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2004)

Poesie per l’estate #33: Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi

PietroAretinoTitian

Ritratto di Pietro Aretino a opera di Tiziano

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SONETTO IX.

Fottianci, vita mia, fottianci presto,
Poiche per fotter tutti nati siamo,
E s’il cazzo ami tu, la potta io bramo,
Ch’il mondo saria nullo senza questo.
.
Se dopo morte il fotter fosse onesto,
Direi fottianci tanto che moriamo,
Che di là fotteremo Eva e Adamo,
Che trovorno il morir si disonesto.

Veramente egl’è ver che se i forfanti
Non mangiavan quel pomo traditore
Sò ben che si fottevano gl’amanti.

Ma lasciamo le ciance e sino al core
Ficchiamo il cazzo, e fà che mi si schianti
L’anima, che nel cazzo or nasce or muore.

E se possibil fore,
Verrei pur nella potta anche i coglioni
D’ogni piacer fottuti testimoni.

(da Sonetti lussuriosi [1526], in Pietro Aretino, Dubbj amorosi, altri dubbj e sonetti lussuriosi, Nella Stamperia Vaticana con Privilegio di Sua Santità, in Roma, 1792)