Categoria: poesia

  • Auschwitz Birkenau – Trilogia di un deportato

    Entrammo in massa, uscimmo in mucchi. . Il Treno Tra le fronde del Frassino vidi arrivare sulle rotaie ancora calde dell’ultima partenza vagoni vuoti e senza finestre riempirsi di Uomo e le sue carcasse. Pianse la mamma quando mi vide arrivare in braccio al bruno gendarme: giocai a nascondino con la vita e la morte…

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  • Contusione [Sylvia Plath]

    Colore inonda la macchia, porpora cupo. Tutto slavato è il resto del corpo, ha colore di perla. In un anfratto di rupe risucchia il mare ossessivamente, un solo vuoto è perno di tutto il mare. Non più grande che una mosca il marchio funesto striscia già per il muro. Il cuore si chiude, il mare…

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  • Siccanna ‘e focu

      Sumurtìa sa terra e galu focu chi colat, appareschet, lestru, attérghet sos pilos de su mundu; nochet custa maghìa manna. chisina abbarrat in mesu ‘e poddiches ispantaos, chisina de mariposas mariposas de gherra. no connosco prus sos sintzos de sos montes: diat cherrer petzi cuzicare,  deo, chei burra ‘e abba, s’anneu, s’arrennegu chi bos ingurtit,  macras de birde, chin unu lettolu a burbiu ‘e mele.

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  • Il vino triste (Cesare Pavese)

    La fatica è sedersi senza farsi notare. Tutto il resto poi viene da sé.Tre sorsate e ritorna la voglia di pensarci da solo. Si spalanca uno sfondo di lontani ronzii, ogni cosa si sperde, e diventa un miracolo esser nato e guardare il bicchiere. Il lavoro (l’uomo solo non può non pensare al lavoro) ridiventa…

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  • Il tempo delle fragole

    è questo il tempo delle fragole d’ombre cupe a saccheggiarti di parole di vimini intrecciati come lingue accese di fianchi umidi e danze acerbe voragini di seta di fiati uninsoni calde parole infilate fra le ciglia e quando il tramonto si fa largo con la bocca piena di stelle tu mi accarezzi il ventre ed…

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  • Ubriacatevi (Charles Baudelaire)

    Ubriacatevi Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del tempo. Del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi. E se…

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  • Caro me stesso

    Caro me stesso, da quando non sei mai esistito non ti riconosco più, rinchiuso in un usbergo lippoloso che si appiccica alla carne come cispa sulla faccia che ti strappa le ciglia se apri gli occhi di mattina. Dev’essere un segnale, penso allora resto dove sono – no,non ti alzare, sei ancora in tempo! abbarbicato…

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  • Catartico tondeggio

                ehhh ssì. Facile lasciarsi assorbire da teutoniche reminescenze: troppo fredde, grandi, ingestibili. Ora le dita non funzionano tra le rime d’un spiegare qualcosa in versi o parole povere. (svigorite da strana stanchezza) Nella preghiera dell’aria serale, di questa aria imbrunita niente è più scontato d’uno svegliarsi al mattino dopo…

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  • […]

    Con versamenti di parole accomodate muti duplicati di eco risapute abito i discorsi del non dire e le loro emorragie vi sono clandestino. Brunite cicatrici serrano bocche.

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  • In questa notte d’autunno (Nazim Hikmet)

    In questa notte d’autunno sono pieno delle tue parole parole eterne come il tempo come la materia parole pesanti come la mano scintillanti come le stelle. Dalla tua testa dalla tua carne dal tuo cuore mi sono giunte le tue parole le tue parole cariche di te le tue parole, madre le tue parole, amore…

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