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Alexander Daniloff – entrata nel regno dei morti . m a l e detta parola mon(a)ca p o e s i a fatta di fiato parola amministrata dentro un cart(ell)one di disegni parola somma senza calcolo astenuta estenuata parlamentare parola impiastricciata gitante parola gigante malgovernata tabulata infuriata parola che s’inturbina si staglia s’impenna si strimpella…
Qualche giorno fa mi sono imbattuto, cosa che capita assai di rado, in una meraviglia. Il museo Fortuny, a Venezia. Uno dei più bei posti che io abbia mai visto. Situato nel sestiere di San Marco, il Fortuny fa parte della rete dei Musei Civici di Venezia. Uno dei meno noti alle masse. Comunque escluso…
Riga il muscolo, questa notte vergognosa la pietra s’innesta nel chiodo rosso, intriso canta la vena, ingrossata, poi dalla parola il lutto si tinge e diventa inabitato, povero sentendo il dorso sonnolento, sulle labbra gelide di non credo, quando a mani tese prendo il legno e i suoi dolori, tesi e batto con il credo…
Smonta la tua scenografia notte ipocrita ripiega il nero tendaggio e spegni quelle stelle elettriche … Porta via questo cupo simulacro di luna. Spogliami del tuo silenzio perdimi, oscurità. *
Sentila, sulla pelle, la grande pioggia. Dalle nubi cariche di roccia polverizzata. Diciassettemila voli cancellati e tutti a terra. La razza umana in competizione, il capitale. Tirannosauri che si ergevano facendo ombra. Noi possiamo morire in un istante, per sempre. Meglio ricominciare a correre giù in strada. Iniziare a sentirsi colpevoli e tremare di pena.…

Nulla di vero è stato mai completamente reale.
Ogni vicenda ha più versioni, più verità, più bugie, più io, le narrazioni sono doppie, non c’è un filone, c’è l’estro. Uno spazio etereo fra realtà e immaginazione, lì vale tutto per noi.
Ci sono storie, poesie, racconti, critiche, autrici e autori che non vivono di un’unica interpretazione. Che non la vogliono e non la cercano, un’unica interpretazione.
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