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Il demone dell’analogia #65: Medico Antico

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano».
Mario Praz

 

Collage digitale by Dina Carruozzo Nazzaro

Diaulo una volta era medico
ora invece è becchino
ma quello che fa da becchino
lo aveva già fatto da medico.

Da Epigrammi di Marco Valerio Marziale

 

59. GALENO

Il mare è arancio a Balarm
nel pomeriggio di un porto che dorme
beccheggiano i pescherecci libici
scirocco è ancora benigno.
Nel muro vicino alla finestra
penetra il cappero
dall’aroma sensuale
viatico del flusso sanguigno
dona vigore al sesso.

“Galeno non sa curare se stesso”.
Questo ho detto al timoniere
della nave giunta nel basso Tirreno.

Mi sono finto malato.
A Commodo, un bambino, era bastato
il racconto di un sogno mai fatto.
“Esculapio mi vuole in Siria
per studiare la genesi del male”.
Mi sono fatto lasciare qui
dove un mercante fenicio ha detto
sia il corpo di Aristotele
e l’anima sospesa fra terra e cielo.
E di me non si saprà più nulla.
Ho bisogno della filosofia.
Posso curare un uomo non un’epidemia.

A Roma mi darebbero dell’ossesso
se dicessi che la causa del male è il progresso.

Inedito di Bruno Di Pietro

 

Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.

Giuramento di Ippocrate

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