Ricostruzione delle favole: Fernando Della Posta, con un’introduzione di Umberto Piersanti

Esce in queste ore Ricostruzione delle favole (Italic Pequod) di Fernando Della Posta.
Per l’occasione, pubblichiamo qui un estratto delle bella prefazione al libro, curata da Umberto Piersanti e, a seguire, alcune poesie selezionate.

Monet, Filare di pioppi

“Inizio col dire che la mia lettura è diversa da quella che Fernando Della Posta propose per presentarmi Ricostruzione delle favole. L’autore traccia un percorso di conoscenza, un percorso quasi pedagogico, che intende via via smantellare pregiudizi, superstizioni e luoghi comuni che ammorbano ancora il presente.
Eppure, a mio parere, “Apparizioni” è la sezione più bella del libro. Qui non c’è volontà di insegnare e, neppure, di portare avanti una qualche forma di critica sociale. Il poeta si affida all’intensità del suo sguardo: le immagini hanno una forza intensa: soprattutto i quadri paesaggistici si impongono al lettore: nessuna nota retorica, nessun eccesso descrittivo. Fernando Della Posta va al cuore dell’immagine e del riverbero che da questa emana, ne coglie l’essenza: “Stromboli è tuffarsi in ossidiana”.
Ed ancora: “L’Olimpo è una roccia brulla”; Tuscania “alte torri come grida sul paesaggio”, e da “Il villaggio sul lago” emana un senso di quieto stupore, d’antica tenerezza.
Anche i momenti dell’amore vengono colti in un’aura di pienezza, quasi fiabesca, se da questo aggettivo togliamo la carica di fantastico e di irreale che lo contraddistingue.
Ne “L’arancia sanguinella” è immediatamente rintracciabile questa dimensione auratica: “nella tua mano appare come un’unghia/di luna”.
Poi arriva l’impegno, la volontà etica che ha moventi alti come nel verso: “visiteremo la madre morendo”, verso che costituisce la chiusa della poesia “Agonia dei ghiacciai”, che chiude la sezione che porta il suo stesso nome. In questo caso la tematica ecologica non rimane in un’impostazione ideologica, ma si fa carne e sangue, si fa poesia (…).


Nei tempi dorati in cui bambino
venivi avanti dall’informe, santi
eroi fissati per l’eternità
al culminare dell’ultima danza,
segnavano il sentiero dei viventi
ed anche il tuo confuso tra di essi.
Le casipole conchiuse in un nugolo
fatiscente, sorprese dall’arcangelo
a rincorrersi sul colle, celavano
famiglie attorno ai fuochi alimentati
dal respiro delle numerose proli.
L’illusione era che ogni cosa fosse
al proprio posto.

 

Quando la luna è alta e illumina il lento
sonoro brusio delle stelle, tu
dannato allo specchio cerchi uno stile,
la cifra, ma il simile cui non somigli
deride, diffida, ti cuce addosso
l’insignificanza, la tragica commedia.

 

Il bel sorriso
Bella è sempre stata, antropologicamente
la buona dentatura, la profilatura
della masticazione ottima, della
rapacità precisa e salda sulla preda.

 

Leggendo Cuore di Tenebra di Conrad
ci viene il vago sospetto che Beckett
prima di attendere il signor Godot
abbia disperato del signor Kurtz.

 

la leggenda era per noi
un palmo nel mare che ci accompagnasse
come una linea di correnti a favore
alla meta di un porto sicuro
sospetto seducente
che qualcuno si occupasse di noi
alla deriva tra i blandi rollii
di un sussultare di epoche
ma sbagliavamo nel confondere
secche e risacche nell’acqua di vetro
che ci serviva su punte di luce
il miraggio di una culla benevola

 

La verità c’è e ci tradisce quando
vediamo che la colpa dell’altro
è anche nostra ma non indulgiamo.
Così la prima persona plurale
si spande arrogante assolvendosi vita.


Fernando Della Posta, nato nel 1984 a Pontecorvo (FR) vive a Roma. Tra i tantissimi piazzamenti nei concorsi letterari nazionali ricordiamo i primi posti al Premio Bologna in Lettere del 2016, al Premio Poetika del 2017, al Premio Zeno del 2018, al Premio Antica Pyrgos del 2020 e al Premio Arcipelago Itaca del 2021. Sue piccole sillogi e recensioni ai suoi libri sono reperibili sul web sui migliori blog letterari ed è presente in diverse antologie di rilievo nazionale. Ha pubblicato le raccolte di poesia “L’anno, la notte, il viaggio” (Progetto Cultura 2011, prefazione di Abele Longo), Gli aloni del vapore d’Inverno (DivinaFollia 2015, prefazione di Silvia Denti), “Cronache dall’Armistizio” (Onirica 2017, prefazione di Anna Maria Curci), “Gli anelli di Saturno” (Ensemble 2018), “Voltacielo” (Oèdipus 2019, prefazione di Roberta De Luca e postfazione di Doris Emilia Bragagnini), “Sembianze della luce” (Ladolfi 2020, prefazione di Luca Benassi e postfazione di Giulio Greco) e Sillabari dal cortile (Macabor 2021, prefazione di Nicola Grato).

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