La verità: «Se cercate spiegazioni, seguitemi»; un racconto di Mauro Germani

Come un biglietto lasciato fatalmente sul comodino, quello che trovano sempre gli altri e di solito in ritardo rispetto al contenuto. Ma anche la lucidità può essere fatale, e la verità spesso la è , lucida. Come in questo racconto inedito di Mauro Germani.

Max Klinger, Un guanto

LA VERITÀ

Forse era troppo tardi o forse troppo presto. In ogni caso fuori tempo. Fuori luogo.
Fuori di me.
Preparai tutto come avevo programmato. Presi l’occorrente e lo sistemai in un angolo. Per alcuni giorni mi piaceva fissarlo, immobile. Ogni tanto chiudevo gli occhi, mi facevo sorprendere dal buio. Certe volte tremavo un poco e sorridevo.
Sentivo che avrei avuto il privilegio di godermi tutta la verità. Poi venne il momento. Rilessi le poche righe che avevo scritto: «Se cercate spiegazioni, seguitemi». Lasciai il biglietto sul tavolo, in bella vista, appoggiato al vaso da fiori.
Dopo aver fatto la doccia, mi vestii di tutto punto: camicia, giacca, cravatta. L’abito che avevo acquistato era perfetto. Accesi tutte le luci della casa e mi decisi. Non andò, però, come avevo previsto. Mio fratello, che aveva le chiavi dell’appartamento, mi trovò cianotico, ma ancora vivo, con la corda al collo.
Da quel giorno non ha più voluto lasciarmi solo e ha deciso di ospitarmi a casa sua, insieme a sua moglie. Io dormo sul divano-letto della sala. Non ho una stanza tutta per me, ma sono tranquillo. Loro mi trattano fin troppo bene, sono pieni di riguardi.
Tutti dicono che mi sono ripreso ed è proprio così. Non sono più nervoso come prima, non mi tremano le mani. Quando ho soffocato nel sonno mio fratello e mia cognata sono stato proprio bravo. Non si sono dibattuti più di tanto perché prima li ho storditi con il cloroformio. È durato poco. Sono rimasto un po’ a guardarli, convinto di avere agito bene. Per me e per loro. Ora smetto di scrivere, mi lavo, mi vesto, mi pettino e vado ad impiccarmi in salotto.
Questa volta nessuno mi disturberà. La verità è mia.

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