‘Gli scomparsi’: Cambiamento di prospettiva, V. Woolf

Gli scomparsi sono i libri che non abbiamo mai saputo di voler ritrovare: libri dimenticati, libri fuori edizione, libri introvabili, libri mai tradottilibri trascuratiOgni settimana qualche brano da un libro“scomparso”, nella speranza che questo piccolo spazio nascosto possa contribuire a riesumarne qualcuno.

Edoardo Pisani

Le Muse, Jan Toorop

Il libro di oggi è Cambiamento di prospettiva, una delle raccolte di lettere di Virginia Woolf, in Italia tutte introvabili, quella riguardante gli anni fra il 1923 e il 1928. Proponiamo una lettera a Gerald Brenan, un amico di Virginia Woolf, anch’egli membro del gruppo di Bloomsbury; Woolf ha da poco pubblicato La signora Dalloway e si accinge a scrivere Al faro.


52 Tavistock square, W.C.I

[14 giugno 1925]

Mio caro Gerald,

sei stato molto gentile a scrivermi. Ma non risponderò alle tue critiche (e oserei dire che non te ne importa molto) perché in questo momento riesco solo a contrapporle a critiche di altri, e non riesco a metterle in relazione con Mrs Dalloway. Dipende in parte dal fatto che ho avuto una lunga conversazione con Roger, che su Mrs D ha un’opinione completamente diversa dalla tua – vi contraddite praticamente su tutti i punti importanti (i due che mi vengono in mente in questo momento sono Septimus – secondo lui è la parte più essenziale di Mrs D – ed era proprio quello che volevo, che Septimus e la signora Dalloway fossero due personaggi complementari; se come dici tu egli “non ha nessuna funzione all’interno del libro” allora è ovvio che esso sia un fallimento. E il destino – secondo lui nessun libro è più pieno di senso del destino). Intanto, visto che l’ho finito 8 mesi fa, e adesso sto lavorando a un’altra cosa [To the Lighthouse], mi sento molto lontana ed è come se vedessi te e Roger dare ora una forma ora un’altra a un pezzetto di cera – qualcosa con cui, in questo momento, non c’entro molto.
Forse è proprio la mancanza di critica, o piuttosto il fatto di suscitare reazioni così diverse nella gente, che mi rende tanto difficile scrivere un buon romanzo. Ho sempre la sensazione che nessuno, tranne forse Morgan Forster, capisca quel che ho fatto: si scontrano tutti su cose campate in aria, e così devo creare ogni volta da sola tutto quanto da capo. Probabilmente gli scrittori sono adesso tutti sulla stessa barca.
È il prezzo che paghiamo per rompere con la tradizione, e la solitudine fa sì che scrivere sia più stimolante anche se essere letti lo è meno. Bisognerebbe calarsi in fondo al mare, e vivere soli con le proprie parole. Ma non sono del tutto sincera, perché essere messi in discussione, essere lodati e criticati è uno stimolo notevole; conserverò la tua lettera e la leggerò con molta attenzione tra qualche mese. Per il momento lascerò che i diversi pareri (ho qui due lettere scritte da persone molto intelligenti – una [di Lytton] afferma che il personaggio di Mrs D è un fallimento, dato che l’interesse si concentra tutto su Septimus e Rezia – l’altra [di Sanger] mi supplica di scrivere più come Cechov, e si lamenta del fatto che io “contemplo la vita di ricchi sfaccendati”); ma ti dico, lascio che questi pareri si accumulino, e poi, quando tutto sarà tranquillo, sguscerò fuori dal mio buco, e li cucirò insieme.
Stasera sono in disgrazia e molto arrabbiata, dato che sono andata da Ottoline e ho chiacchierato tutta la sera con la signora Anrep, perché con la signora Anrep mi piace chiacchierare, e adesso Ottoline mi accusa di averle rovinato la serata perché avrei dovuto far conversazione con 20 brillanti giovanotti, che mi annoiano a morte; ma non si può trafiggere Ottoline più di quanto si possa pugnalare un cuscino al cuore.
Così devo soffocare la collera. Ma la signora Anrep vale 20 volte Philip Ritchie, W. J. Turner, e Kitchin messi insieme; almeno per me. Ha occhi incantevoli e mani molto femminili. Per quali strane cose la gente ci piace! Ma non voglio più preoccuparmi di farmi piacere la gente che dovrebbe piacermi.
Quando ritorni a trovarci? E come ti sembra stare in casa di un’ebrea sulle colline del Wiltshire? Andate d’accordo? Trovo praticamente impossibile concentrarsi con questo tempo: mi pare che la mia testa sia un grande pallone che si allontana fluttuando, e anche se ho in mente 2 libri, non riesco a scrivere più di 20 parole al giorno. E tu quante parole scrivi?
Metti questa lettera dove merita, nel cesso della signora Levey; non la spedirei se solo potessi scriverne una migliore, ma non è possibile, non con questo caldo stupendo.
Sto leggendo il romanzo giapponese di Waley e David Copperfield.
La tua
V.W.

(“Dal punto di vista del suono, Virginia Woolf non ha mai scritto una frase fatta male” ha detto una volta Truman Capote, e non sbagliava. Il carteggio woolfiano, come il suo Diario, come i suoi racconti e i suoi saggi e naturalmente i suoi romanzi maggiori, non difetta mai di ritmo e stile e originalità. Oltre che una grande scrittrice, Woolf era una grande lettrice; i libri scritti o letti e amati erano necessari alla sua quiete e al suo amore per la vita. Il romanzo giapponese a cui accenna nel finale della lettera è Storia di Genji, di Shikibu Murasaki, tradotto da Arthur Waley, un altro suo amico di Bloomsbury).

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