Il demone dell’analogia #12: Sbarbaro

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano».
Mario Praz

Sbarbaro

 

EPIGRAMMA

Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori
carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia
mobile d’un rigagno; vedile andarsene fuori.
Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi:
col tuo bastone raggiungi la delicata flottiglia,
che non si perda; guidala a un porticello di sassi.

da Ossi di seppia di Eugenio Montale

 

In una corrispondenza in cui non si incontra mai la parola amore qualcosa di più: dovrei sempre portarmi una carta – tante belle cose che oggi ti dicevo mi sono volate via dalla mente… In questo scialle c’è un nodo dove misi la tua; non l’ho più ma l’ho avuta perché c’è quel nodo… non me la sono sognata…al confronto del tuo i visi più trasparenti sono opachi; come hai fatto a diventare grande a rimanere così?… Sono in fiore i piselli, l’ultimi della stagione; li tengo indietro con gli occhi perché ti aspettino… Quando vai nelle case a far lezione lo sanno chi entra?… Non ti scordare chi sei mai mai, né cosa sia questo tuo regalar te stesso così… Oh questa lettera mi terrà contenta per tanto; per sempre sempre dovrebbe e io non chiedere più niente a nessuno… Ch’io non ti pesi mai né in questo né in altro modo: sentiti leggero e libero e tu quanto mai… Tante belle cose (seppure piccole, se pure quelle che da piccoli ci sorridevano) mi pare ci aspettino… Leggevo quel librone e a un tratto vedo lì una parolina. Oh benedetto! Mi sarò rallegrata o no a quella presenza? Quando ce l’hai scritta? Non mi poteva arrivare più cara, più sottovoce e così soli io e te…

da Fuochi fatui di Camillo Sbarbaro
(le parole in corsivo sono di Elena De Bosis Vivante)

 

PENSANDO A SBARBARO
E A CERTI SUOI
(FRETTOLOSI) COLLOCATORI

Dubbio a posteriori:
i veri grandi poeti
sono i «poeti minori»?

da Res amissa di Giorgio Caproni

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