proSabato: Andrea Emo, In principio era l’immagine #2

NZO

La poesia nasce nel momento in cui rinunciamo ad essere “poetici”. La profonda filosofia è la sorgente da cui sale anche la poesia inconfutabile; così la suprema interrogazione, il dubbio supremo, è anche l’ultima risposta, l’unica affermazione. (Q. 340,1971)

La poesia è tale quando riesce a liberarsi dal suo peso. Dalla gravità dei sentimenti e delle idee. Una parola parlata è già un dono offerto all’oblio; è una diversità che muta insieme all’istante. (Q. 365,1974)

Quando la lettura ci fa partecipi dei sacri poeti, noi veniamo consacrati, facciamo parte dell’ordine sacro del ritmo, del ritmo dell’universo. La sacralità è un ritmo. (Q. 365,1974)

La poesia non fa che parlare di se stessa; e quando parla con la voce di un vero poeta, essa si definisce perfettamente. Ma questa definizione non serve a possederla; il discorso o il canto con cui la poesia parla di sé, la sua definizione inconfutabile è piuttosto la via, il sentiero il modo, il genio con cui essa si sottrae alla definizione, sfugge alla trappola del concetto. Quello che essa dice è al di là, dell’indicibile. La vera poesia è la diversità da se stessa, è l’al di là, l’altro da sé. La patria della poesia è l’al di là, l’inaccessibile; accessibile soltanto mediante la “magia”, l’indefinibile ma reale magia che gli uomini, o alcuni uomini, sanno esercitare. Prendendo la parola magia nel suo significato vero, proprio. E questo al di là svanisce non appena lo si voglia guardare faccia a faccia, obiettivarlo a uno sguardo che dovrebbe e vorrebbe essere superiore. La poesia è inconoscibile come il soggetto; come il soggetto che noi siamo, la nostra soggettività che intensamente sperimentiamo, che è il tutto di noi, ma che possiamo conoscere soltanto negandolo, che conosciamo nella rappresentazione, in cui appunto il soggetto sembra negarsi. E rinascere in forme che ci stupiscono. (Q. 374, 1976)

Andrea Emo, In principio era l’immagine (A cura di Massimo Donà, Romano Gasparotti e Raffaella Toffolo), Bompiani, 2019

Un commento su “proSabato: Andrea Emo, In principio era l’immagine #2

  1. Interessanti spunti di riflessione.
    La poesia è davvero tale quando, per una sorta di inesplicabile mistura, si fondono consapevolezza, scienza nell’uso della parola, scelta del senso assoluto delle parole, e inespresso compiutamente, manifestato solo per visioni, epifanie e nascondimenti. In tal senso assume un valore davvero pregnante l’espressione: “la poesia è tale quando riesce a liberarsi dal suo peso. Dalla gravità dei sentimenti e delle idee”, quasi come se il raggiungimento della vetta artistica possa compiersi per una sorta di sapientissima insipienza, di consapevolezza non del tutto consapevole, di cognizione e dimenticanza di questa stessa cognizione.
    L’arte è dunque forma ossimorica estrema. Ossimoro è il percorso magico, è il sentiero aspro sotteso alla linea certa tracciata per un’andatura sicura, è il pensiero parallelo, è il ritmo conferito a quello stesso pensiero affinché possa esprimersi nell’intento dell’originale pregnanza e della clausola.
    Per converso l’arte scrittoria e poetica si contrappone alla sfida diuturna del destinare all’oblio la parola parlata, pronunciata e già avanti sulla strada della dimenticanza. La leggerezza del non rendersi perfettamente conto di quanto scritto allora viene ricondotta all’esigenza di compendiare tale sprezzatura con un più significativo senso di responsabilità.

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