Cinque poesie di Bertolt Brecht tradotte da Federica Giordano

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foto da standupandspit.wordpress.com

Le poesie qui selezionate delineano un arco temporale che va dal 1933 al 1947. “Tempi duri per la lirica”, scrive Brecht. In questi versi, si materializzano immagini minime eppure di grande potenza, animate dall’amore del vero. Il messaggio che viene fuori con perentoria irruenza, nonostante esso venga custodito e protetto da un’armatura di delicatezza, è che l’autore ha un legame così profondamente intimo con la parola e con la storia, da fare della sua poesia uno strumento di lotta politica. Più precisamente, emerge quanto l’attenzione agli uomini e alle loro cose non possa che sfociare, nella sua più alta declinazione, in una sfera di politicità.

 

Tempi duri per la lirica  (1939)

Lo so bene. Solo chi è felice
è amato. Volentieri
si ascolta la sua voce. Il suo viso è bello.

L’albero contorto nel cortile
indica un terreno marcio, ma
i passanti lo insultano”storpio”
e hanno ragione.

I battelli verdi e le vele serene del Sund
non le vedo. Di tutto
vedo soltanto la rete strappata dei pescatori.
Perché parlo solo
della bracciante di quarant’anni che cammina tutta curva?

I seni delle ragazze
sono caldi come un tempo.

Nel mio canto una rima
mi suonerebbe insolente.

In me si scontrano
l’entusiasmo per il melo che fiorisce
e l’orrore per i discorsi dell’imbianchino.

Solo il secondo però
mi spinge di forza alla scrivania.

 

Schlechte Zeit für Lyrik (1939)

Ich weiß doch: nur der Glückliche
Ist beliebt. Seine Stimme
Hört man gern. Sein Gesicht ist schön.

Der verkrüppelte Baum im Hof
Zeigt auf den schlechten Boden, aber
Die Vorübergehenden schimpfen ihn einen Krüppel
Doch mit Recht.

Die grünen Boote und die lustigen Segel des Sundes
Sehe ich nicht. Von allem

Sehe ich nur der Fischer rissiges Garnnetz.
Warum rede ich nur davon
Daß die vierzigjährige Häuslerin gekrümmt geht?
Die Brüste der Mädchen
Sind warm wie ehedem.

In meinem Lied ein Reim
Käme mir fast vor wie Übermut.

In mir streiten sich
Die Begeisterung über den blühenden Apfelbaum
Und das Entsetzen über die Reden des Anstreichers.
Aber nur das zweite
Drängt mich zum Schreibtisch.

 

A Walter Benjamin, che durante la fuga si tolse la vita davanti a Hitler

La tattica dello sfinimento era quella che ti dava gusto
Seduto al tavolo degli scacchi, all’ombra del pero.
Il nemico che ti confinava fuori dai tuoi libri
Non si fa sfinire da quelli come noi.

 

An Walter Benjamin, der sich auf der Flucht vor Hitler entleibte

Ermattungstattikwar’s, was dir behagte
Am Schachtisch sitzend in des Birnbaums Schatten.
Der Feind, der dich von deinen Büchern jagte
Läßt sich von unsereinem nicht ermatten.

 

Il pensiero nelle opere dei classici

Nudo e senza orpelli
ti compare innanzi, senza vergogna perché è
sicuro della sua funzione.
Non gli importa che ti sia già noto: gli basta
che tu l’abbia dimenticato.
Parla
sfrontatamente della grandezza. Senza preamboli,senza introduzione,
si piazza davanti, abituato al riguardo che ispira il suo compito.
Il suo uditorio è la miseria, che non ha tempo.
Il freddo e la fame vegliano sulla sua attenzione.
La più piccola distrazione li condanna alla rovina.
Si fa avanti dispotico
eppure dimostra di essere nulla senza qualcuno che lo ascolti, non sarebbe mai venuto, né saprebbe dove andare e dove restare se non venisse accolto.
E sì, se non venisse arricchito dalla lezione
di quelli che fino a ieri non sapevano
perderebbe presto la sua forza e marcirebbe in fretta.

 

Der Gedanke in den Werken der Klassiker

Nackt und ohne Behang
Tritt er vor dich hin, ohne Scham, denn er ist
Seiner Nützlichkeit sicher.
Es bekümmert ihn nicht
Daß du ihn schon kennst, ihm genügt es
Daß du ihn vergessen hast.
Er spricht mit der Grobheit der Größe. Ohne Umschweife
Ohne Einleitung
Tritt er auf, gewohnt
Beachtung zu finden, seiner Nützlichkeit wegen.
Sein Hörer ist das Elend, das keine Zeit hat.
Kälte und Hungerwachen
Über die Aufmerksamkeit der Hörer. Die geringste Unaufmerksamkeit
Verurteilt sie zum sofortigen Untergang.
Tritt er aber so herrisch auf
So zeigt er doch, daß er ohne seine Hörer nichts ist
Weder gekommen wäre n6ch wüßte
Wohin gehen oder wo bleiben
Wenn sie ihn nicht aufnehmen. Ja, von ihnen nicht belehrt
Den gestern noch Unwissenden
Verlöre er schnell seine Kraft und verkäme eilig.

 

L’attrice in esilio

A Helene Weigel

Ora si trucca. Nel camerino bianco
Sta seduta china sul povero sgabello,
con gesti leggeri
si mette il trucco davanti allo specchio.
Accuratamente occulta ogni tratto particolare
Del suo viso: la più pallida delle sensazioni
lo renderà diverso. Di tanto in tanto
lascia cadere in avanti
le esili e nobili spalle, come fanno quelli che
lavorano sodo. Indossa già la blusa rozza
con i rammendi sulle maniche. Le scarpe di rafia
stanno ancora sul tavolo da trucco.
Quando è pronta
chiede ansiosa se il tamburo che deve imitare il colpo di cannone
sia già arrivato e se la grande rete stia già appesa. Poi si alza in piedi, piccola figura
grande combattente,
va ad infilarsi le scarpe e a rappresentare
la battaglia della pescatrice andalusa
contro i generali.

 

Die Schauspielerin im Exil

Helene Weigel gewidmet

Jetzt schminkt sie sich. In der weißen Zelle
Sitzt sie gebückt auf dem ärmlichen Hocker
Mit leichten Gebärden
Trägt sie vor dem Spiegel die Schminke auf.
Sorgsam entfernt sie von ihrem Gesicht
Jegliche Besonderheit: die leiseste Empfindung
Wird es verändern. Mitunter
Läßt sie die schmächtigen und edlen Schultern
Nach vorn fallen, wie die es tun, die
Hart arbeiten. Sie trägt schon die grobe Bluse
Mit den Flicken am Ärmel. Die Bastschuhe
Stehen noch auf dem Schminktisch. Wenn sie fertig ist
Fragt sie eifrig, ob die Trommel schon gekommen ist
Auf der der Geschützdonner gemacht wird
Und ob das große Netz
Schon hängt. Dann steht sie auf, kleine Gestalt
Große Kämpferin
In die Bastschuhe zu treten und darzustellen
Den Kampf der andalusischen Fischersfrau
Gegen die Generäle.

 

Riflettendo sull’inferno

Riflettendo, come sento dire, sull’inferno
mio fratello Shelley trovò che
somigliasse su per giù alla città di Londra. Io
che non vivo a Londra, ma a Los Angeles
trovo, riflettendo sull’inferno, che esso debba somigliare
ancora di più a Los Angeles.

Anche all’inferno
ci sono, non ho dubbi, questi giardini rigogliosi
con i fiori grandi come alberi, che però appassiscono
enza indugio, se non innaffiati con costosissima acqua. E i mercati
con montagne di frutta, senza odore e senza sapore. E file sterminate di auto
più leggere della loro stessa ombra, più veloci
dei pensieri scellerati, veicoli scintillanti, in cui gente porcellanata che non proviene né è diretta
da nessuna parte.
E case, costruite per uomini felici, e dunque vuote
anche se abitate.

Anche all’inferno le case non sono tutte così brutte.
Ma la preoccupazione di essere buttati fuori in strada
consuma chi vive nelle ville non meno
di chi vive nelle baracche.

 

Nachdenkend über die Hölle

Nachdenkend, wie ich höre, über die Hölle
Fand mein Bruder Shelley, sie sei ein Ort
Gleichend ungefähr der Stadt London. Ich
Der ich nicht in London lebe, sondern in Los Angeles
Finde, nachdenkend über die Hölle, sie muß
Nochmehr Los Angeles gleichen.

Auch in der Hölle
Gibt es, ich zweifle nicht, diese üppigen Gärten
Mit den Blumen, so groß wie Bäume, freilich verwelkend
Ohne Aufschub, wenn nicht gewässert mit sehr teurem Wasser.
Und Obstmärkte
Mit ganzen Haufen von Früchten, die allerdings
Weder riechen noch schmecken. Und endlose Züge von Autos
Leichter als ihr eigener Schatten, schneller als
Törichte Gedanken, schimmernde Fahrzeuge, in denen
Rosige Leute, von nirgendher kommend, nirgendhin fahren.
Und Häuser, für Glückliche gebaut, daher leerstehend
Auch wenn bewohnt.

Auch die Häuser in der Hölle sind nicht alle häßlich.
Aber die Sorge, auf die Straße geworfen zu werden
Verzehrt die Bewohner der Villen nicht weniger als
Die Bewohner der Baracken.

 

Federica Giordano è autrice di varie raccolte poetiche: Nomadismi (2008), La parte che ti ho affidato (2011), Utopia Fuggiasca (2016) ed è presente come poetessa e traduttrice nelle due antologie poetiche Ifigenia siamo noi e Mare nostro quotidiano. La silloge Una Suite dell’innocenza è in uscita sulla rivista Gradiva con un’introduzione critica di Mario Fresa. Nel 2017 viene premiata a Mosca nell’ambito del Premio italo-russo Bella Achamadulina. Il libro Utopia Fuggiasca è inoltre tra i vincitori del Premio L’Iguana 2017. Riceve la menzione speciale del Premio L. Montano 2017 e menzione di merito alla 57ª Edizione del Premio Frascati. Traduce dal tedesco e dall’inglese. Da segnalare il suo contributo sulla raccolta Porcellana – Poema sulla distruzione della mia città di Durs Grünbein, pubblicato nel numero di Febbraio 2013 della rivista “Poesia”. Si occupa di critica letteraria per varie riviste tra cui “Nuovi Argomenti” e “Poesia”.

 

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