
Gabriele Galloni, Slittamenti, Augh edizioni, 2017
Ritorna il padre
a casa, morto. Il muro
è così bianco che
illumina da sé.
*
Sappiamo per esempio
senza dirlo che adesso Villa Sciarra
è di nuovo uno scatto
sovraesposto, un abbassare lo sguardo
per troppa luce, il conto
di questa estate e di quelle trascorse.
*
Scendendo da via Longomerio
possiamo vedere lo scheletro
in certe giornate di sole
dei vecchi edifici al di sotto
di stucchi vernici facciate –
non è qualcosa per cui essere
allarmati; i Misteri è inutile
citarli a caso. Il passo
ritorna indietro, incredulo.
*
In principio è una sala ristorante
affacciata sul mare. Undici tavoli
vuoti, un formicolare di ombre appena
visibile vicino la toilette.
Ci siamo entrambi, fuori fuoco, e tante
altre cose a riempire questi spazi:
ne traccio spesso un inventario inutile.
*
Disse che il promontorio di Gaeta
non era visitabile di notte.
Una bugia. Tornammo l’anno dopo
e quasi ci morimmo
di freddo. Lui non l’ho visto mai più.
Né lui – né il promontorio.
*
L’accumulo è far numero,
far numero è memoria.
Tra queste cose – tante –
il filo della storia
si srotola in un sibilo
via via più distante.
*
Le case bianche a perdita
d’occhio, le cancellate
arrugginite. A sfondo
di cartone, sfrondate
chiome di nubi simulano
l’estate del mondo.
© Gabriele Galloni

3 risposte a “Gabriele Galloni, Slittamenti”
Ho avuto la fortuna di leggere il libro appena uscito, ad agosto.
Una piccola perla di luce. Poeta giovanissimo, 22 anni, ma dalla voce già piena e formata. Spero di poter leggere presto altri suoi lavori.
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Bellissime. Grazie Gianni e grazie Gabriele.
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[…] la sua seconda prova, In che luce cadranno, silloge uscita lo scorso gennaio, a meno di un anno da Slittamenti. Non sono il primo a scrivere di loro nella stessa nota, ma penso che questo sia uno dei modi per […]
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