Marino Monti, La vôs de’ vent

Stralcio dalla Prefazione di Maria Lenti a Marino Monti,  La vôs de’ vent,  La Mandragora, Imola, 2017, pp. 120, €  13.00

Marino Monti appartiene ai poeti animati dalla resistenza nel loro essere poeti di un mondo riconoscibile perché vissuto in prima persona, più che di un’uscita verso territori di un altrove poetico. Le sue raccolte (E’ bat l’ora de’ temp, A l’ómbra di de’, L’ ânma dla tëra, Int e’ rispir dla sera, Stasón, Int e’ zét dal mi calér) già dai titoli segnano l’assiduità di temi legati al tempo come tessuto su cui si distende il fiato della vita, o, viceversa, segnalano la consistenza di uno stare dentro le radici spazio-temporali della nascita e della crescita. Lì insiste la vitalità che fa durare e rende vivo il passato dando il “più” di sapore (E’ savôr dla vita) al presente pure in fuga.

A m’afond int e’ salut
a la mi tëra
indò che i vèc
m’ha insigné
 a caminé tra i cùdal
ad arvultéi int e’ soich
dal stasón.
Arturnarò a la mi ca
Sóich dopo a sóich.
Int che zét
Dl’ ónda di chémp
Par sintì e’ savôr dla vita.

(Il sapore  della vita – Affondo nel saluto / alla mia terra, / dove i vecchi / mi hanno insegnato / a camminare tra le zolle / a rivoltare nel solco / delle stagioni. / Ritornerò alla mia casa / solco dopo solco. / In quel silenzio / dell’onda dei campi / per sentire il sapore della vita.)

Il sapore del passato per il sapore del presente del poeta. Il suo sguardo, talora dolente ma non per nostalgia essendo che quel passato è intero nel ricordo e nelle fibre catturate da attimi, in barlumi, entra/esce in una cascata di versi in cui prologo e constatazione portano al termine, a un epilogo. Mai in modo sentenzioso, se pure con una struttura che si direbbe epigrafica, memento gettato oltre se stesso.
Questa espressività la dice bene il dialetto, “lingua” capace, in tutte le sue declinazioni locali, di sgranare ogni voce contenuta nei nostri giorni: l’intimismo e il lavoro, le cose del sociale e la storia, l’ironia e la serietà, il male del vivere e il suo contrario, la liricità e il suo opposto.  Il Novecento e questo secolo appena iniziato lo testimoniano a largo raggio con risultati multiformi e varietà di canali.

©Maria Lenti

***

Arvì l’ânma

Cëra la matena
cun e’ sol
ch’e’ careza al ca.
Un fil d’acva
e’ lóstra cóma un  spëc.
E’ sôn d’una campâna
u s’afonda senza pes
int l’êria,
cóma zirc d’un sas
int un vel d’acva.
Parôl spuntêdi
butêdi a e’ vent,
la voja d’andé luntân.
Purté e’ témp
a cal stasón serbi,
a chi cavèl a e’ vent,
a chi pès alzir.
Gvardes int j óc,
arsintì e’ côr
arvì l’ânma.

Aprire l’anima. Splende il mattino / con il sole / che accarezza le case. / Un filo d’acqua / luccica come uno specchio. / Il suono di una campana / affonda senza peso / nell’aria, / come cerchi di un sasso / in un velo d’acqua. / Paole spuntate / gettate al vento, / la voglia di andare lontano. / Riportare il tempo / a quelle stagioni acerbe, / a quei capelli al vento, / a quei passi leggeri. / Guardarsi negli occhi, risentire il cuore / riaprire l’anima.

La vôs de’ vent

Piligrén a camén
int i sintir dla vita.
Tra ómbar féti
sol e’ vent
u m’è amigh.
La su vôs
la j è la mi vôs.
E’ sôl za êlt
e’ svintaja
fulêdi ad pórbia.
Un êtra éiba
la scanzlarà
al mi pedghi.

La voce del vento. Pellegrino cammino / nei sentieri della vita. / Tra ombre fitte / solo il vento / mi è amico. / La sua voce / è la mia voce. / Il sole già alto / sventaglia / folate di polvere. / Un’altra alba / cancellerà / le mie impronte.

***

Marino Monti, nato a San Zeno di Galeata (FC) nel 1946, vive a Forlì. Si è incontrato con la poesia in età relativamente matura. Ha pubblicato, oltre quest’ultima e tutte per La Mandragora, quattro raccolte in dialetto romagnolo: E’ bat l’ora de’ temp (1998), A l’ombra di  dé (2001), L’âmna dla tëra (2004), Int e’ rispir dla sera (2007).

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