proSabato: Jean Baudrillard, L’illusione dell’immortalità

Ma, prima cosa, il sesso è stato svincolato dall’atto riproduttivo; oggi riproduzione e sesso sono termini opposti: la riproduzione sessuale avviene molto spesso attraverso l’asessuale, per via di modalità biotecnologiche di riproduzione come l’inseminazione artificiale o la clonazione dei corpi. Anche questa è una liberazione, sebbene antitetica alla prima. Siamo stati “liberati sessualmente” e ora ci troviamo liberati dal sesso – cioè, virtualmente “sgravati” dalla funzione della sessualità. Tra i cloni (e ben presto tra gli esseri umani) il sesso, in quanto mezzo del naturale modello riproduttivo, è estraneo, una funzione inutile. Così, la liberazione sessuale, in quanto processo più raffinato dell’evoluzione delle forme di vita sessuate, denota, nelle sue estreme conseguenze, la fine della rivoluzione che ha abbattuto i vari tabù sul sesso. Rispecchia, in un certo senso, la stessa ambiguità che contraddistingue la scienza. I benefici calcolati sia della liberazione sessuale che della rivoluzione scientifica sono inestricabilmente connessi con i loro risvolti negativi.
E la morte? Indissolubile come con il sesso probabilmente è destinata allo stesso fato. In effetti, esiste uno stretto parallelismo tra la liberazione dalla morte e la liberazione dal sesso. Considerato che abbiamo separato la riproduzione dal sesso ora cercheremo di dissociare la vita dalla morte… Per salvare e promuovere la vita, solo la vita, e ridurre la morte ad una sorte di funzione obsoleta di cui si può fare a meno, proprio come possiamo fare a meno del sesso nel caso della riproduzione artificiale.
In tal modo, la morte, in quanto evento fatale o simbolico, deve essere cancellata; deve aver valore solo come realtà virtuale, come un’opzione o paradigma mutevole nel sistema operativo degli esseri viventi. È, questa, una sorta di ri-programmazione che opera alla stregua della virtualizzazione del sesso, del “cyber-sesso” che ci dobbiamo aspettare nel futuro, come una sorta di “attrazione” ontologica. Tutte queste funzioni ormai inutili – sesso, pensiero, morte – verranno riprogrammate, riconsiderate come semplici attività ricreative. E gli esseri umani, d’ora in poi senza uno scopo reale, potrebbero essere salvaguardati in quanto “malìa” ontologica. Questo potrebbe essere ciò che Hegel ha definito come la vita mobile di ciò che è morto. La morte, un tempo funzione vitale, potrebbe così diventare un lusso, un diversivo. In modelli prossimi di civilizzazione, dai quali la morte sarà stata eliminata, i cloni del futuro potrebbero pagare per provare il lusso di morire e divenire di nuovo mortali attraverso la simulazione. Potrebbero fare l’esperienza della cyber-morte.

Jean Baudrillard, L’illusione dell’immortalità, Armando Editore, 2007, pp. 25-27.

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