Cinzia Marulli, Percorsi

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Cinzia Marulli, Percorsi. Poesie, La Vita Felice 2016

Le domande che costellano i Percorsi di Cinzia Marulli nella raccolta omonima seguono il ritmo dei passi, assecondano il battito, costeggiano orli temerari senza temerli, anelano all’onda. La ricerca incessante di risposte tende sì la mano «al miracolo/ piano» (Hilde Domin), ma non è attesa passiva. Si fa, al contrario, formulazione propositiva, che non ha paura di usare concetti vasti come luce, pace, amore. Sono domande che disegnano traiettorie multiple: rettilinee, ellittiche e, tra le predilette, circolari. C’è una nozione ben precisa della musica che accompagna e governa, talvolta, queste traiettorie: la musica di singoli strumenti, che spesso, come lo xilofono, danno luogo perfino a verbi creati dall’autrice; la musica del silenzio e, sopra tutte, la musica delle sfere con la sua universalità e le sue proporzioni.
Nelle tre sezioni che compongono il volume, Il senso bianco delle nuvole, Il paradosso del cerchio e Il riflesso della luce, è possibile individuare coppie contrastanti eppure complementari: la sabbia e la roccia, l’acqua e il vuoto, la gioia e il dolore, il filo d’erba e l’albero, la memoria e il rimpianto, la luce e il buio, l’arrivederci e il commiato. Contrasto e complementarità mostrano come nella poesia di Cinzia Marulli intelletto (davvero, qui, intus legere) e anima si accordino per una visione completa, consapevole sì delle contraddizioni, degli urti e dei traumi delle esperienze e dei più orrendi soprusi – rievocati, denunciati, questi, con gesto tanto misurato quanto inequivocabile, ché non si può guardare dall’altra parte, non si può ignorare e la misura non è certo indifferenza, ma padronanza piena del mezzo espressivo – ma ancora desiderosa e capace di spiccare il volo, non in orgogliosa solitudine, bensì per lasciarsi cadere nella vastità di distese d’acqua che tutto e tutti accolgono, per ritrovarsi, persino nella visione di sé dopo la morte, «seduta lì – insieme a voi».

© Anna Maria Curci

***
Forse è nel silenzio che si ascolta
la musica più sublime
in quel vuoto che avvolge
tra la sospensione ansante del respiro
e l’attimo incerto sul bordo del destino.
Nell’apparente conclusione di un percorso
si sfiorano i sentieri del domani.

.

*

Anche la sabbia
un tempo era roccia solida
ora è nulla davanti all’onda
che ne fa gioco;
sapersi piegare
come un ramo davanti al tempo
è il senso della forza.
Ma il segreto, forse
è nella comprensione
che nulla di ciò che è imposto
può essere chiamato amore.

.

*

È bello il cerchio
perché non finisce mai
perché ogni punto sulla circonferenza
è equidistante dal centro
perché è tondo come il ventre
pregno di una madre.
S’è fatto mare il pensiero
e m’ha immersa nel sogno
nella sua frescura mi piace restare
non la voglio l’afa del vero
quel suo essere pietra dura
mi scheggia il dolore
ma c’è luce alla finestra
m’acceca
e la sveglia continua a suonare
la monotonia dell’apparenza.

.

*

Te lo ricordi
il caffè alle quattro di mattina
quando il buio ancora penetrava nelle ossa?
Qualche straccio addosso,
il vecchio cappotto nero e uno scialle intorno alla testa
per affrontare il freddo
e poi, tu e papà
lungo via del Tritone a camminare silenziosi
fianco a fianco
con la testa bassa e il sonno negli occhi
l’ufficio sempre lo stesso
le stesse cose da pulire
con le ginocchia sul parquet lucido
e le mani sante nelle latrine
io invece ancora a casa
con i libri sulle ginocchia
e poi a scuola
a lavare lo straccio sporco di miseria.

.

*

Eppure c’è un sentiero
che porta in alto
in quel luogo di sole
dove l’ombra è amica
un luogo piccino
che affaccenda il respiro
e il riposo saluta
come farebbe un amico
e questa chiave
che giace a terra sconsolata
sa che non ci sono serrature
in quella porta
il varco è aperto
e attende
attende il passo
lentamente sorridere
perché giocano i bambini
e loro non hanno segreti
e nulla è chiuso.

.

*

Ho sentito dire che la vita è una cosa seria.
È la morte ad essere beffarda,
ma il come è un’altra cosa.

Forse nel sorriso è il segreto di tutto

in quel piccolo topo
che fugge veloce
e cerca il suo riparo.

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