Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #27

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

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[Episodio Ventisei – Variazioni e relazioni]
Pie. Whoever invented the pie? Here was a great person. In Twin Peaks, we specialize in cherry pie and huckleberry pie. We do have many other types of pie, and at the Double R Diner, Norma knows how to make them all better than anyone I have ever known. I hope Norma likes me. I know I like her and respect her. I have spit my pitch gum out of my mouth onto her walls and floors and sometimes onto her booths. Sometimes I get angry and do things I’m not proud of. I do love Norma’s pies. I love pie with coffee.

Torta. Chi ha inventato la torta? Ecco una grande persona. A Twin Peaks, siamo specializzati in torte di ciliegia e di mirtilli. Abbiamo molti altri tipi di torta, e al Double R Diner, Norma sa come farle tutte meglio di chiunque io abbia mai conosciuto. Io spero di piacere a Norma. So che lei mi piace e la rispetto. Ho sputato la mia gomma da masticare sui suoi muri e pavimenti e a volte sui suoi sedili. A volte mi arrabbio e faccio cose di cui non sono fiera. Adoro le torte di Norma. Adoro la torta col caffé. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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La speranza che abbiamo tutti è di lasciare qualche segno del nostro passaggio. Facciamo figli, libri, crimini, qualcosa che rappresenti una traccia di noi dopo che saremo spariti. Ma i segni possono anche essere una sfida a chi resta, o venire travolti e cancellati e rimanere come briciole, rimasugli, enigmi decomposti per semiologi da fiaba. I misteriosi disegni nella caverna del gufo (gli stessi incisi sul collo del maggiore Briggs dopo il rapimento nel bosco, e sulla gamba di Margaret) sono l’ennesima sfida per l’agente Cooper, una minaccia, una richiesta di aiuto, la chiave di tutto? Il monologo sposta l’attenzione e l’enfasi sulle torte, cherry pie e huckleberry pie, specialità di Norma. La Signora Ceppo mangia spesso nel suo locale, lasciando gomme masticate e attaccate su muri, pavimenti, sedili. Anche questa è una richiesta di aiuto? Una pretesa infantile di attenzione? Dopo Margareth deve tornare da sola nella sua casa nel bosco, e invece forse preferirebbe restare seduta al Double R Diner. Là fuori le torte sono già un ricordo, una riserva di briciole per ritrovare la strada.
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@Andrea Accardi

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