Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #25

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

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truman

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[Episodio Ventiquattro – Ferite e cicatrici]
Sometimes, well let’s say all times, things are changing. We are judged as human beings on how we treat our fellow human beings. How do you treat your fellow human beings? At night, just before sleep, as you lay by yourself in the dark, how do you feel about yourself? Are you proud of your behavior? Are you ashamed of your behavior? You know in your heart if you have hurt someone, you know. If you have hurt someone, don’t wait another day before making things right. The world could break apart with sadness in the meantime.

Qualche volta, beh diciamo tutte le volte, le cose cambiano. Noi siamo giudicati come essere umani per il modo in cui trattiamo il nostro prossimo. Come tratti il tuo prossimo? Di notte, proprio prima di addormentarti, mentre sei solo con te stesso nel buio, come ti senti? Sei fiero del tuo comportamento? Te ne vergogni? Tu sai in cuor tuo se hai ferito qualcuno, lo sai. Se hai ferito qualcuno, non aspettare un altro giorno prima di raddrizzare le cose. Il mondo potrebbe andare in pezzi per la tristezza nel frattempo. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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A volte di notte non ci diamo pace pensando alle nostre azioni del giorno, sentiamo il peso di colpe più grandi di quelle che abbiamo, crediamo di avere ferito il prossimo anche se non è così. Più facilmente invece proprio chi ha ferito si addormenta tranquillo, per apatia, autodifesa, puro carattere stellare. Non si vive il buio tutti allo stesso modo, per qualcuno laying by himself in the dark è il momento più difficile. Come per lo sceriffo Truman, rimasto solo di notte senza Josie, ripensando agli errori del giorno, se ce ne sono stati. Il nostro cuore ci giudica as human beings, ma lo fa spesso in modo inumano. The world will break apart per la tristezza degli incolpevoli.
@Andrea Accardi

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