Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #18

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

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maggiore-briggs

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[Episodio Diciassette – Disputa tra fratelli]
Complications set in – yes, complications. How many times have we heard “it’s simple”? Nothing is simple. We live in a world where nothing is simple. Each day, just when we think we have a handle on things, suddenly some new element is introduced and everything is complicated once again. What is the secret? What is the secret to simplicity, to the pure and simple life? Are our appetites, our desires undermining us? Is the cart in front of the horse?”

Complicazioni prendono piede – sì, complicazioni. Quante volte abbiamo sentito “è semplice”? Niente è semplice. Viviamo in un mondo dove niente è semplice. Ogni giorno, proprio quando pensiamo di aver capito come stanno le cose, improvvisamente qualche nuovo elemento si aggiunge e tutto si complica un’altra volta ancora. Qual è il segreto? Qual è il segreto per la semplicità, per una pura e semplice vita? Sono i nostri appetiti, i nostri desideri che ci danneggiano? è il carro davanti ai buoi? (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
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Il mistero della morte di Laura è stato svelato, sembrerebbe ammettere una spiegazione razionale, potrebbero esserci insomma tutti gli elementi per chiudere qui la storia. Ma… complications, che nell’economia del racconto significa nuovi ostacoli, nuovi personaggi, e soprattutto un improvviso allargamento di prospettiva su ciò che finora è avvenuto. E così l’agente Cooper, che si apprestava a lasciare la città, viene invece trattenuto per avere superato la frontiera senza permesso durante le indagini al One Eyed Jack. Anche noi che credevamo di avere ormai a handle on things, ecco che ci ritroviamo nella confusione, nuovamente sballottati, trattenuti a sorpresa. Non si tratta però del caos che aveva prevalso fino a questo momento, e che accentrandosi tutto intorno all’indagine in qualche modo si ordinava e regolava. Il racconto adesso si sfaccetta e si moltiplica in tante sottotrame irrelate, arbitrarie, talvolta stucchevoli, come se la follia di Twin Peaks per un po’ si immergesse nella frivolezza e nella gratuità. Lo stesso titolo fa riferimento a un episodio marginale che coinvolge due personaggi secondari, cioè l’anziano sindaco e il fratello. Il pubblico ha da sempre ritenuto la serie spezzata in due, prima e dopo la scoperta dell’assassino, con netta preferenza per il prima (ometto qui i retroscena di produzione che potrebbero aver spinto Lynch a rivelare così presto il segreto). E però nella quotidianità balorda e stralunata dentro cui la storia pare addormentarsi, cresce di nascosto un altro mistero, ancora più grande del primo, e che di quotidiano non ha nulla. Il Maggiore Briggs, in visita di notte nel bosco con Cooper, scompare. Presenze incomprensibili sembrano abitare i boschi intorno al paese. La stessa morte di Laura è forse collegata a quell’oltre ancora indefinibile. Sia nel frivolo che nello spaventoso, il linguaggio lynchano persiste nel continuo rovesciamento delle abitudini, della logica, di ogni visione rassicurante del mondo. Continua insomma, ed è lì la sua forza, a mettere il carro in front of the horse.
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@Andrea Accardi

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