Un libro al giorno #21: Marco Peano, “L’invenzione della madre” (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Guida alla morte in provincia

[…]

   Incapace di smarcarsi dalla condizione di figlio, l’occasione buona poteva essere un master nella più prestigiosa scuola di cinema a livello nazionale. Ma continuava a procrastinare il test d’ammissione: la sua ragazza cosa avrebbe pensato del fatto che si dovesse trasferire a ottocento chilometri di distanza? E i soldi dove li avrebbe trovati? In ogni caso, prima avrebbe dovuto mettere la parola «fine» a quella maledetta tesi. La malattia della madre è ora la scusa perfetta per rimandare ancora.
Da qualche tempo ha trovato rifugio ad appena tre chilometri da lì, nel paese accanto, in una videoteca in cui lavora come commesso. Certo, adesso che le videocassette sembrano condannate all’antiquariato è a tutti gli effetti un controsenso chiamare videoteca quel negozio di dvd.
Del resto anche commesso è un termine difficile da maneggiare, e fa sorridere Mattia ogni volta che lo pronuncia – non può impedirsi di ripensare a quel film di successo di una decina d’anni prima –, è un termine che gli suona molto meglio al femminile.
La verità è che a lui non interessa granché il suo lavoro.
Se ne sta seduto tutto il giorno su uno sgabello, sfogliando riviste che parlano delle ultime novità. Sempre seduto sullo stesso sgabello, guarda con scarsa attenzione un film dopo l’altro nella tv grande, poggiata sul bancone. La gente entra ed esce dal negozio, gli fa domande di vario tipo, i clienti scherzano con lui e lui scherza con loro.
A Mattia piace anche annoiarsi, in negozio. Sa che lì non potrà starci per sempre, sa che è solo una pausa nella sua esistenza: un modo codardo di prendere altro tempo. Riempire il tempo di nulla è comunque vivere.

(La parola vivere ora gli sembra più preziosa che mai, desidera mettersela in bocca e impastarla di saliva, sminuzzarla coi denti per poi deglutirla, farla sua, ingoiarla e assorbirla – non restituirla più al mondo.)

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