Peter Huchel, Salmo

huchel

Di Peter Huchel e della sua poesia ho avuto modo di occuparmi qualche tempo fa in una puntata della rubrica Gli anni meravigliosi che ne metteva in evidenza, tra l’altro, la forza di attrazione esercitata su poeti contemporanei. Il testo proposto ricorre, come è avvenuto per altri poeti del Novecento, alla riscrittura della forma biblica del salmo. Si tratta di riscritture che mescolano e fondono in maniera particolarmente feconda riflessioni sulla storia e visionarietà. Colpiscono la forza profetica e, nella chiusa, il riferimento alla strofa conclusiva dell’inno Prometeo di Goethe. Quel Geschlecht, quella “stirpe” che nell’inno di Goethe il titano proclamava come simile a lui, fatta per “piangere e soffrire, godere e gioire” e, come Prometeo, forgiare e costruire, non sarà, scrive Huchel, neanche oggetto di studio, ché lo zelo dei suoi componenti è volto a null’altro che al reciproco annientamento.  La lirica è tratta dalla raccolta Chausseen, Chausseen, pubblicata dalla casa editrice Fischer nel 1963 e apparsa in Italia nel 1970 nella traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini (Strade strade). La versione proposta qui è nella mia traduzione. (Anna Maria Curci)

Salmo

Che dal seme dell’uomo
Non nasca uomo
E che dal seme dell’olivo
Non nasca
Olivo,
Va misurato
Col metro della morte.

Quelli che vivono
Sotto la terra
In una sfera di cemento,
La loro forza è pari
Allo stelo
Nella neve sferzante.

La devastazione si fa storia,
Sono termiti a scriverla
Nella sabbia
Con le loro tenaglie.

E di ricerca non sarà oggetto
Una stirpe,
Impegnata con zelo
Ad annientarsi.

.

Psalm

Daß aus dem Samen des Menschen
Kein Mensch
Und aus dem Samen des Ölbaums
Kein Ölbaum
Werde,
Es ist zu messen
Mit der Elle des Todes.

Die da wohnen
Unter der Erde
In einer Kugel aus Zement,
Ihre Stärke gleicht
Dem Halm
Im peitschenden Schnee.

Die Öde wird Geschichte,
Termiten schreiben sie
Mit ihren Zangen
In den Sand.

Und nicht erforscht wird werden
Ein Geschlecht,
Eifrig bemüht,
Sich zu vernichten.

Peter Huchel, da Chausseen Chausseen, Frankfurt am Main 1963

(traduzione di Anna Maria Curci)

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