The Lobster, l’aragosta è un’ottima scelta (di Nicolò Barison)

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The Lobster, l’aragosta è un’ottima scelta

In un futuro distopico, la vita per i single non è per nulla facile. Le persone non accoppiate vengono infatti portate in un hotel dove dovranno trovare un compagno/a entro quarantacinque giorni. In caso negativo, verranno trasformate per sempre in un animale a loro scelta. In questa struttura finisce il grigio architetto David (Colin Farrell) con suo fratello (ora trasformato in un cane).

Al regista greco Yorgos Lanthimos, giunto al suo quarto lungometraggio, non si può proprio rimproverare la mancanza di originalità. Già nei suoi precedenti lavori (Kinetta, Kynodontas e Alps), si poteva ben comprendere la sua idea di cinema e il suo spietato sguardo sull’umanità. Dopo essersi fatto le ossa, Lanthimos questa volta ha a disposizione una produzione internazionale, con un cast di attori noti (Colin Farrell e Rachel Weisz, ma anche la ragazza dai capelli blu della Vita di Adele Léa Seydoux e il caratterista John C. Reilly) e tutto gira per il verso giusto, in un film che è davvero molto affascinante, feroce e al tempo stesso commovente nella sua analisi dell’amore e, più in generale della società umana. I vari personaggi si muovono all’interno di un quadro futuristico annichilente che esteriormente sembra il presente, dove, se passeggi al centro commerciale senza un partner, la polizia ti inizia subito a fare mille domande, ti guarda le mani per vedere se hai la fede, e, se le tue spiegazioni non sono convincenti, vieni arrestato e portato all’hotel.

In un contesto del genere scatta inevitabilmente la lotta per la sopravvivenza e la necessità di accoppiarsi forzatamente può anche portare a gesti inconsulti, pur di mostrare qualche affinità in grado di creare un qualcosa che possa accomunare, come nel caso di un ospite dell’albergo che sbatte con violenza la sua testa contro il muro pur di sanguinare dal naso come la ragazza con cui ha scelto di accoppiarsi. Il tempo scorre inesorabile e ogni mattina la sveglia dell’hotel ricorda agli ospiti quanti giorni di permanenza sono rimasti. Ogni occasione diventa vitale per non vedersi trasformati in animali. In fondo, in tema di affinità, pur nella grottesca esasperazione che ci viene mostrata in The Lobster, qualcosa di non troppo distante si verifica anche nella realtà, dove molte volte le persone non sono veramente loro stesse, fingono di piacersi e scendono ad inevitabili compromessi per non rimanere da sole.

The Lobster - fonte itallmedia.com

The Lobster – fonte itallmedia.com

Non è facile trovare l’anima gemella, allora è meglio pensare in anticipo in quale animale trasformarsi. Inflazionatissimi sono i cani, seguiti dai cavalli, mentre Colin Farrell opterebbe per l’aragosta del titolo, perché vive cent’anni, ha il sangue blu come i nobili e si può riprodurre per tutta la vita. A dire il vero, se sei un bravo cacciatore di Solitari (i single fuggiti dall’hotel che si rifugiano nella foresta) i tuoi giorni di permanenza, come premio, possono aumentare. Tutti ciò dipende da quanti ne riesci a catturare nelle sessioni di caccia che vengono organizzate nei boschi. Una donna che si dice essere senza cuore è arrivata ad oltre cento giorni.
Lanthimos mette in scena in maniera impeccabile un mondo alienante dove la natura umana ne esce malissimo e supera a pieni voti la consacrazione internazionale (la pellicola ha vinto il Gran Premio della Giuria allo scorso Festival di Cannes), non alterando il suo modo di fare cinema, ma mantenendo quella forte impronta autoriale che lo ha contraddistinto nei suoi lavori precedenti, supportato da un bravissimo Colin Farrell con la pancetta in cerca di amore, imperfetto, miope e fragile. The Lobster non piacerà a tutti, ma, si sa, l’incomprensione è il prezzo da pagare quando si concepisce un lavoro del genere. Senza se e senza ma, The Lobster è un’esperienza cinematografica unica, un capolavoro disilluso e feroce capace di analizzare nel profondo l’animo umano.

© Nicolò Barison

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