Troppo poco zucchero può (anche) dare fastidio: Camillas, istruzioni per l’uso. Parte II

In tempi non sospetti vi avevo avvisato che con certe parole, quando c’è musica certa a darne il portamento, c’è veramente poco da scherzare. Vi avevo anche ammonito dal considerare il “fastidio” esclusivamente come un temporaneo accidente delle vostre relazioni, ma accoglierlo come un gioco a cui partecipare volontariamente. A questo punto quindi, se ritenete ancora fortemente vero l’assioma per cui importanti sono le Parole, allora provate ad immaginarle libere, sguscianti dalla oveità delle crome e assistere “birichine” al concerto prima di fuggire per i vicoli, nelle birre e molto più spesso nel mare.
Siete mai stati ad un “concerto” dei Camillas?
Avvertenza n° 1
Mai imparare a memoria una canzone dei Camillas, perché vi dimenticherete immediatamente il vostro nome.
Avvertenza n° 2
Non date mai per scontato il fatto che voi stiate veramente assistendo a un concerto dei Camillas, probabilmente sono loro che stanno assistendo voi.
Avvertenza n° 3
… dopo.
Dopo, perché adesso avete tra le mani il libro dei Camillas.La-rivolta-dello-zuccherificio1 In realtà tutti sappiamo che eravate ancora lì tranquilli tranquilli sul divano bello dei vostri suoceri in attesa che arrivasse il frastuono, ed ecco invece che l’amichetta della fidanzata appoggia un pacchetto sul tavolino con un ghigno poco rassicurante che non può che sviscerare il peggio del vostro orgoglio quando scoprite, in questo subdolo modo, che i Camillas hanno davvero scritto un libro. Loro però giurano che non ne hanno colpa, no, no.
Non è colpa loro se una tournée li porta in Antartide a un memorial per Alberto Lupo e non può essere colpa loro se passeggiando tra ghiacci zuccherini si imbattono in una scatola di piombo larga un ettaro e non è ovviamente colpa loro se nell’aprirla, 150000 mattine di temi scolastici, conservati da attenta e severa maestrina, prendono vita ma solo per buggerare il tempo che sfinito si arrende davanti al fatto che poi, alla fine, sono e saranno tutte le mattine del mondo quelle che riescono a sfuggire dalle penne dei bambini.
Niente di più e niente di meno.
Storie che rincorrono parole e parole che rincorrono storie ed è qui che inevitabile vi pongo l’avvertenza n° 3.
Ogni volta che sfogliate il libro e iniziate a leggerlo, controllate bene sotto il letto: potrebbe essere che ci sia uno di loro a leggervelo con la vostra voce; io ho provato ad addormentarmi lasciandolo sotto il cuscino e in un eco di comprooro, bigliettini della fortuna e accordi diminuiti, mi è comparso in sogno Marc Leyner, che mi ha rivelato che un giorno o l’altro li sfiderà a duello su una spiaggia di Pesaro. Non so se sono stato convincente a sufficienza, ma questo è un libro che lascia confusi se mescolato troppo prima dell’uso e allora in attesa che il vortice delle parole si riappacifichi con la tazzina del caffè, le lascio a Loro le ultime parole (…che fine ha fatto la fine?):

Lasciate stare i bambini, quando scrivono poesie.
Non disturbate gli operai se giocano con le parole. Riempite di poeti le scuole serali, quelle per i diplomi di recupero, per i somari di ogni epoca.
Fate scorrere le parole vicino all’inutile, liberatele dai ricorsi, dalle rimostranze, dagli appelli di salvataggio…

Ecco sì, proprio così! stamattina ripartite tutti da qui: lasciatele scorrere le parole. ma veramente di fianco all’inutile e poi, verso l’imbrunire, correte a un loro concerto, il risultato non cambierà, Vi cambierà.

© Iacopo Ninni

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