Massimiliano Santarossa – Metropoli

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Massimiliano Santarossa – Metropoli – Baldini&Castoldi, 2015 – € 17,00 – ebook € 7,99

Nessun dolore passa mai

Se volessimo considerare l’opera narrativa di Santarossa, volessimo guardarla tutta, non potremmo ignorare l’esistenza di un filo d’acciaio, che è forte come le idee, le convinzioni, che lega quasi tutti i suoi romanzi. Molti dicono che si racconta sempre la stessa storia, a volte è vero, ma è più vero ancora, ed è il caso di Santarossa, che un pensiero di fondo possa essere articolato, costruito, discusso, contraddetto, ripreso e lasciato andare in più storie. Già in Hai mai fatto parte della nostra gioventù, (B&C, Dalai editore) Santarossa, attraverso il racconto delle amicizie e del niente della provincia del nordest, disegnava un grigio tempo presente, del quale salvava solo qualche momento. Nei libri successivi, Viaggio nella notte e Il Male, (entrambi Hacca edizioni) il pensiero dello scrittore si ampliava restringendo il campo. Sparivano gli affetti, sparivano le persone, sparivano le facce. Il grigio diventava nero, ogni speranza sembrava perduta. E lo era. Ne Il Male l’umanità e la disumanità erano sovrapposte a tal punto che il demonio scendeva in terra per cercare di capire, di salvare a suo modo, un Cristo al contrario, ma un Cristo. Arriviamo oggi a Metropoli, uscito da qualche settimana, uccidi il passato, fai a pezzi il presente, non ti resta che pensare al futuro, e il futuro com’è?
Il futuro è dopo la fine di ogni cosa. Il futuro è un tempo in cui il cielo non cambia colore, un tempo in cui i colori sono rimasti pochi e quei pochi non contano. Un uomo devastato nell’aspetto e nell’animo cammina in una landa desolata, per giorni e giorni, chilometri e chilometri, una forza misteriosa ma anche profondamente umana lo trascina e lo spinge a proseguire. Il mondo come lo conosciamo noi non esiste più, pochi sono i sopravvissuti. Non ci sono più case, non ci sono più città. Non c’è più cibo. C’è un luogo in cui bisogna arrivare, una città che è nata e cresciuta sulle macerie del nostro tempo. Una città che è costruita come un unico monoblocco in continua espansione. Metropoli. Un luogo che rappresenta la speranza avendola annullata totalmente. Se si azzerano, si livellano i bisogni di tutti, si azzerano le speranze e i sogni. Sopra Metropoli non ci sono stelle verso le quali guardare, ci sono ferro, cemento, uguaglianza totale nel pensiero, nelle modalità, nei tempi di vita, nel cibo. A Metropoli non si sceglie, ci si sottomette a un ordine supremo mascherato sempre – e da sempre – da ideale collettivo. Tu pensi alla collettività, la collettività penserà a te. L’uomo cammina e, finalmente, scorge Metropoli.
L’uomo viene inquadrato, nutrito, disinfettato, purificato. Introdotto alle regole. Alloggi tutti uguali, separazione tra maschi e femmine. Lavori divisi per settori, assegnazioni settimanali con rotazione. Svaghi uguali in ore uguali. Tutti fanno tutto per Metropoli. Tu pensa a Metropoli, perché sei Metropoli. Metropoli pensa a te, togliendoti tutto, perfino i tuoi figli. Il futuro che Santarossa immagina, in anni non molto distanti da quelli in cui viviamo, non è altro che la Dittatura totale trasformata nell’unica possibilità. Esiste qualcosa di peggio? Santarossa, evidentemente, crede di no e come dargli torto? Ci sono, però, persone che non riescono a smettere di pensare e, incredibilmente, a desiderare, laddove i desideri non esistono più. L’uomo incrocerà gli occhi di una donna, una donna che tutte le notti cerca suo figlio. Il fatto che lei esista, l’idea di poterla incrociare, di darle conforto, è qualcosa che permette di rifiutare l’annullamento.
La prosa di Santarossa è molto efficace, ridotta ai minimi termini, mi pare che non vi siano parole superflue né descrizioni troppo dettagliate. I dettagli che fanno la differenza stanno dentro le persone. Dopo aver tolto il passato, il presente e aver mostrato il futuro, Santarossa viene a dirci che quando ci si salva, però, lo si fa sempre nella stessa maniera, trovando lo spiraglio attraverso il quale l’umano riesca a passare.

© Gianni Montieri

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