Giancarlo Liviano D’Arcangelo – Gloria agli eroi del mondo di sogno

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Giancarlo Liviano D’Arcangelo – Gloria agli eroi del mondo di sogno – Il Saggiatore, 2014 – € 16,00 – ebook € 10,99

Non c’era alcuna differenza sostanziale per me, se ci rifletto bene, tra Camelot e l’Old Trafford di Manchester.

Prendiamo la seguente formazione: Dasaev – Briegel –Cabrini – Passarella – Butcher – Scirea – Matthäus, Platini, Hugo Sánchez, Maradona, Rummenigge. Allenatore Lobanovskij.

E contrapponiamola alla Grande Ungheria (la squadra più forte di sempre? Se non lo è, poco ci manca): Grosics, Buzánsky, Lantos, Bozkis, Lóránt, Zakariás, Czibor, Kocsis, Hideguti, Puskás, Budai, (Tóth). Allenatore Sebes.

Facciamo sì che le due squadre (la prima è Il Resto del Mondo 1985, secondo l’autore) si affrontino tutti i pomeriggi, in un regno chiamato Futbolandia (come il sogno del libro di Valdano), in un mondo che è uno stadio. Uno stadio (denominato Maracanà, si capisce) costruito da un bambino. I calciatori sono gli omini della Playmobil, l’erba è un pezzo di moquette ritagliata – dal salotto – di nascosto, gli spalti sono costruiti con i libri, con i volumi delle enciclopedie (non riesco a immaginarne un uso migliore). Qui comincia il mondo del sogno, fatto di partite infinite, ripetute per centinaia di pomeriggi, e di gol impossibili. E quindi indimenticabili. Siamo nella prima parte del libro di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, e avremo già riportato indietro il nostro orologio del tempo, a quando i bambini, sui tappeti, nelle camerette, eravamo noi. Quando la nostra fantasia si liberava e applicavamo al calcio tutto quello che eravamo in grado di sognare. Il calcio era il sogno e l’estensione di un sogno. Era la magia. Le piccole camerette, i salotti, i corridoi diventavano i luoghi dove riprodurre e, soprattutto, amplificare quello che vedevamo in Tv. Prima ancora che potessimo cominciare a scendere in strada, a giocare col pallone, inventavamo il calcio tra la scrivania e l’armadio.

Il mio scopo era sempre lo stesso, ogni santo pomeriggio. Costruire uno stadio nel soggiorno sfruttando tutti gli oggetti esistenti in casa, e in quell’arena pomposa e insieme raccogliticcia giocare da demiurgo non solo dei miei privati passatempi ma del mondo intero una, o dieci, o cento, mille partite di calcio immaginarie, e farne epopee entro cui incanalare tutta la mia primordiale gamma di esperienze.

Una volta riportato indietro l’orologio ci verrà automatico sostituire i calciatori scelti dall’autore con quelli che, al tempo, avevamo nel cuore, creando un gioco collettivo fatto di tanti “Resto del mondo”. Tenendo fermi punti cardine come Maradona e Platini, ognuno faccia la sua squadra. I calciatori erano degli eroi mitologici nella fantasia dei bambini e Liviano D’Arcangelo ce lo ricorda bene. Il mito, però, non si regge soltanto su Maradona – Platini – Zidane – Pelè. Il mito, e qui credo risiedano molte delle ragioni per le quali il sogno del calcio non ci abbandonerà mai, si fonda anche su Butcher con la maglia sporca di sangue, sul Nottingham Forest di Gordon Banks, su Elkjaer, l’uomo che segnò senza scarpetta, proseguendo, dopo il tackle di Brio,  la sua corsa a una scarpa sola, dribblando Favero e insaccando. Mezzo scalzo. Oppure su gente come Helmut Ducadam, il portiere della Steaua Bucarest, l’uomo che nella finale di Coppa dei Campioni del 1986, a Siviglia, parò quattro rigori ai calciatori del Barcelona, ma avrebbe potuto pararne una decina, qualcosa di impossibile.

Il calcio poi passa nelle strade, al campetto, alle dispute, alle delusioni, alle gioie e a qualche rinuncia. Il calcio, dopo il sogno, è stato formazione. Per molti ha significato crescere. Gloria agli eroi del mondo del sogno è un romanzo biografico di formazione e anche un’ode, una dedica, alla fantasia. Ricordo, in chiusura, altre due cose molto belle di questo libro: il racconto pieno di suggestione della finale del Mondiale del 2006 e la descrizione meravigliosa del gol di Maradona all’Inghilterra al Mondiale del 1986.

Se costruivate stadi immaginari nelle vostre camerette, se avete rotto vasi e vetri col pallone, o se, come me, avete piazzato vostra sorella in porta (la scrivania) calciando centinaia di punizioni con una palla di spugna, questo è il vostro libro. Un racconto emozionante. Quando l’ho finito ho pensato a mio nipote che gode della perfezione del calcio giocato alla Playstation, ho pensato che la fantasia non la imbriglia nemmeno la perfezione. Infatti mio nipote, ogni tanto, se ne fotte, modifica le squadre e mette Ibra terzino.

© Gianni Montieri

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