Nicolò Barison – Boyhood (un moderno poema americano)

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BOYHOOD DI RICHARD LINKLATER: UN MODERNO POEMA AMERICANO

Boyhood di Richard Linklater è un film durato dodici anni. Esatto, ci sono voluti dodici anni di riprese, dal 2002 al 2013, per portare a termine questo, come definito dallo stesso regista, “esperimento”, durante i quali Mason (Ellar Coltrane), che all’inizio del film è un bambino, poi un ragazzino e infine un adolescente in partenza per il college, scopre il mondo che lo circonda, cresce, lotta, si innamora, insomma, vive la sua giovinezza. Dodici anni in cui non è cambiato solo il protagonista, ma anche i suoi genitori (due grandissime interpretazioni di Patricia Arquette e Ethan Hawke), separatisi quando Mason era un bambino, e sua sorella Samantha, di pochi anni pù grande di lui, con cui ha un rapporto di odio e amore. Dodici anni durante i quali è cambiata anche l’America, passando dall’attentato alle Torri Gemelle all’America post 11 settembre e alla guerra in Iraq, dalla presidenza Bush a quella di Obama, il tutto affrontato senza drammatizzazioni o patriottismo, contrariamente a quanto accade nella maggior parte dei film americani, perché l’intento di Linklater è stato quello di adottare una prospettiva distaccata da questi grandi eventi, che restano sempre, quasi pudicamente, sullo sfondo.

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Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, la culla del cinema indipendente Made in USA, e a numerosi altri Festival in giro per il mondo e premiato con l’Orso d’Argento alla regia al 65° Festival cinematografico di Berlino, Boyhood ha portato avanti una sfida non semplice e ad alto rischio: ogni anno, per dodici anni, il regista ha riunito tutto il cast e la troupe per girare solo alcune scene, con gli attori che hanno accettato di crescere e percorrere un lungo cammino da tradurre in un film. Il risultato è un’incredibile esperienza cinematografica, un film indimenticabile. Anche altri registi, come Truffaut (la celeberrima saga di Antoine Doinel) e Reitz (la trilogia di Heimat), ma anche lo stesso Linklater (la deliziosa serie composta da Prima dell’alba, Prima del Tramonto e Before Midnight, sempre con il fedelissimo Ethan Hawke), hanno seguito attori e personaggi per anni nei loro cambiamenti fisici e personali, quindi, se vogliamo, l’idea di base non è forse originalissima. Ma è proprio il minimalismo di fondo, il suo essere così umanamente vero, senza dover ricorrere a scene madri o a facili sentimentalismi e buonismi, che piano piano, al termine di quasi tre ore di film, ci conquista nel profondo.

Il Mason coricato sul prato che osserva le nuvole e il cielo dei primi minuti del film è lo stesso degli ultimi: ne ha passate tante, ha visto la sua famiglia sgretolarsi, la madre cambiare molti uomini con risultati fallimentari, ha ascoltato gli Arcade Fire e i Coldplay,  si è innamorato, è stato lasciato, si è arrabbiato, ha perso alcuni amici per strada, ha sofferto (perché “La vita non regala sponde”, è un cammino difficile, come dice saggiamente Ethan Hawke a Mason durante una partita a bowling).In questi dodici anni il suo viso è cambiato sotto i suoi occhi non solo per lui ma anche per noi spettatori, che non possiamo non affezionarci a questo personaggio. E qui sta davvero la vera potenza del film, che rende l’esperimento pienamente riuscito e promosso a pieni voti. Boyhood non è semplicemente una cronaca di eventi, è un moderno poema americano.

© Nicolò Barison