Come una lettera (inedito)

di Luciano Mazziotta

foto ps

non est extrinsecus malum nostrum: intra nos est, in visceribus ipsis sedet.

(Seneca)

 

 

Quando scrivi “rinunciavamo”
è chiaro, caro, che altro che
di rinunciare parli e chiara
è la distanza tra il te di ora
…………………………………..e il te di allora.
Ma questo scacco, questo balzo,
il metro di chi vuole avere cura
nel futuro del presente e la rinuncia
del passato la tratta con pietà
io non lo capisco, non ce la faccio,
Gianni.
…………Non era la rinuncia, quella,
la forma, sola, dello stare al mondo
per stare al mondo e basta?
Non era la rinuncia
una sopravvivenza? Perché mai
dovremmo adesso ripudiarla
con la maturità?

Firmiamo la resa senza pietà.

Senza suicidio, certo,
ma senza compassione:
il morto dal superstite si aspetta
che muoia anche lui presto e non racconti
com’è che sono morti
gli altri. Se c’è da morire morire
si deve, non puoi opporti, Gianni,
non posso io e se anche lo potessi
non vorrei.
……………..Qui c’è la nebbia, c’è
da adeguarsi alla fine
continuando a rinunciare, Gianni,
al bene non meno che al male:

io ho già dimenticato i compleanni.

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