100 anni, Mario Luzi e una lettera

lettera LuziIntendeva scusarsi con me, Luzi!
Mario Luzi, il maestro, mi aveva scritto una lettera per scusarsi: sentiva di avermi in parte deluso non venendo più a tenere una lezione al corso di Letteratura contemporanea che frequentavo quell’anno (tema del corso: Vittorio Sereni).
Invece la sua lettera fu un regalo immenso per me, perché, e non tardai a farglielo sapere, in quel periodo, insieme alla (ri)scoperta di Sereni, passavo intere giornate a leggere e rileggere i suoi versi, e poi i suoi saggi, fino alle pièces per il teatro, come Ipazia.
Ciò che non sapevo è che da lì a poco di occasioni per incontrarlo, per parlargli di persona, ce ne sarebbero state altre, e di tutte conservo un ricordo vivo perché ciò che Luzi sapeva trasmettere a chi sapeva ascoltarlo era l’amore per la vita, che in lui coincideva con la poesia, che a sua volta coincideva con la parola da ricercare. Sì! la parola esatta, quella che più di altre sapeva avvicinare l’idea del verso balenatagli improvvisa e fissata sulla carta prima come abbozzo, e poi sviluppata e qualche volta limata fino a raggiungere il punto più prossimo alla perfezione. Ma non era certo la perfezione ciò che interessava a Luzi: la vita e ciò che lo aspettava dopo questa vita, da buon cristiano (critico, molto critico, nei confronti della linea indicata dalla Chiesa Romana).
In poche parole non posso, non so dire chi sia stato Mario Luzi. Il suo cammino poetico ha percorso per intera la seconda metà del Novecento, per insinuarsi quindi nei primi anni Duemila e non con voce stanca (certo!, bisognava saperlo ascoltare con un piccolo sforzo in più).
Mi ha sempre disturbato, e ancora mi disturba, aprire i manuali di letteratura italiana prodotti per la scuola e leggere “esponente dell’ermetismo” quando la sua adesione ha sia una data di inizio sia una che ne indica la fine. E basterebbe, del resto, da parte dei compilatori fare quel piccolo sforzo che permetterebbe loro di riconoscere, nelle tappe indicate dallo stesso poeta, la scansione di un’evoluzione che fino alla fine non ha conosciuto sosta.
Ecco chi è stato Mario Luzi: un poeta che non ha conosciuto la parola “sosta”, ma al massimo quest’altra “attesa”. Con Nel Magma seppe attendere il momento giusto per virare col proprio dettato verso la prosa, abbandonando un terreno aulico che rischiava di imprigionarlo (anche se parte della critica proprio nella prima fase ermetica ha voluto ingabbiarlo). E non solo sopravvisse a ogni sorta di accusa mossagli da chi, in gruppo, non sopravvisse nemmeno alla computazione del proprio nome, ma arrivò, con la successiva fase poematica, là dove la parola si spinge sempre di più a diventare tutt’uno col pensiero (tanto che il legame con Dante si fece pure, per me, pietra di paragone).
Gli inviai pure delle poesie (non finite in nessuna raccolta). Da grande maestro quale è stato non mi disse mai nulla al riguardo.

© Fabio Michieli

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