Premio Ciampi 2014: Francesco Targhetta e Petr Hruška

PREMIO CIAMPI – VALIGIE ROSSE
2014

ciampi

Con la quinta edizione del Premio, la collana Valigie Rosse Poesia abbandona felicemente la stagione della sua «infanzia» e raggiunge l’importante tappa di dieci libri pubblicati.
La sensazione di incipiente maturità, naturalmente, non deriva soltanto da uno sguardo retrospettivo su quanto si è fatto con un entusiasmo ripagato dall’attenzione che i nostri libri hanno suscitato, ma anche dalle prospettive future, dal ritrovarsi già al lavoro per l’allestimento delle future edizioni 2015 e 2016 che, sul versante della poesia straniera, saranno dedicate rispettivamente alla Svizzera e alla Romania.
La «credibilità» del Premio, conquistata passo dopo passo mediante scelte indipendenti e proposte sempre all’insegna del dialogo, aperte con curiosità e passione al diverso da sé, ci sta offrendo la possibilità di collaborazioni sempre più articolate, che danno vita a progetti di sempre più ampio respiro.
La collezione di plaquettes di autori italiani si arricchisce quest’anno della brillante voce di Francesco Targhetta – già autore di Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn, 2012), romanzo in versi su un’epoca precaria – che con tagliente leggerezza attraversa le nebbie della provincia settentrionale, in cerca di una lampadina che rischiari almeno lo spazio di una stanza se non proprio un paesaggio. Le fotografie artistiche di lampadari che accompagnano il libro scandiscono proprio questa ricerca, inespressa ma sempre velatamente presente, mentre fruga meticolosa nella sera che filtra «nei conventi, nelle anime, nelle banche».

Sul fronte straniero, ai paesi già esplorati (Spagna, Irlanda, Francia, Bulgaria) si aggiunge quest’anno la Repubblica Ceca. Le poesie di Petr Hruška si snodano con un potente piglio affabulatorio che sa raggrumarsi in suggestive sintesi liriche, come pure mimare il parlatottìo delle città contemporanee, con l’irrespirabile inquinamento dei luoghi comuni e di una gremita solitudine. Con una sorta di delicata crudezza di accenti e di dettagli, Hruška non di rado ricorderà ai lettori l’impeto disarmato di certe immagini di Piero Ciampi, come – restando in termini di lampadari – «il testicolo della nuda lampadina al soffitto».
Questi due libri così fortemente ciampiani hanno in comune un sommesso e allo stesso tempo ironico realismo, che scopre e denuncia surreali tracce di un’umanità stridente rispetto alle sue stesse certezze, come, nel libro di Taghetta, «il vecchio nel giubbotto rifrangente» («facendo spavento») o, nel libro di Hruška, il primo vestito da sera, ancora sulla stampella, che coprirà per sempre i seni candidi della figlia adolescente.

valigierosse.net

Il premio è diviso in due sezioni e prevede ogni anno la pubblicazione di due libri: una plaquette inedita di un poeta italiano ed una antologia o raccolta di un poeta straniero.
La sezione italiana può considerarsi una sorta di “primo premio alla carriera”: non individua, cioè, delle voci esordienti, ma certifica un timbro convincente ed una personalità rilevante, sia nell’ambito della propria produzione, sia nell’organizzazione e promozione culturale.
La sezione estera, invece, promuove un lavoro di ricerca di una personalità poetica straniera con stesse caratteristiche, con la specifica disposizione che il poeta o la poetessa premiati non siano mai stati tradotti in italiano.

Petr Hruška
Le macchine entrano nelle navi

Peter Hruška (Ostrava, Repubblica Ceca, 1964) lavora presso l’Accademia delle Scienze di Praga dove si occupa di letteratura ceca del Novecento e soprattutto di poesia, tema sul quale ha tenuto vari corsi in diverse università ceche. Negli anni Ottanta ha studiato Ingegneria al Politecnico di Ostrava; solo dopo la «Rivoluzione di velluto» del 1989 ha potuto dedicarsi agli studi letterari. È autore di numerose raccolte di poesia, l’ultima delle quali, Darmata, ha ottenuto nel 2013 il Premio dello Stato per la letteratura. Ha pubblicato testi di storia e critica letteraria, ed una monografia sul poeta ceco Karel Šiktanc. Scrive su vari giornali ed occasionalmente sceneggiature per il teatro. È membro del consiglio di redazione della rivista Host. I suoi versi di tanto in tanto sono musicati e sono stati tradotti in tedesco, polacco e sloveno.

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LE MACCHINE ENTRANO NELLE NAVI

Le macchine entrano nelle navi
nell’alto inguine bianco
che rimane immobile
nel trionfo assordante del rumore
Funi tese ganci cardini noi due
dopo un lungo viaggio
un lucido strapazzo del metallo
mandriani delle macchine in camicie bagnate
Un tumulto immenso eppure una calma
della realtà imperiosa
non possiamo strapparci
– appartiene a noi –
da quella sozzura del mare in porto
dal fetore dei mezzi pesanti
che entrano lenti nelle navi immobili

(traduzione di Jirí Špička, con la collaborazione del poeta Paolo Maccari)

Dalla prefazione di Jan Štolba:

“Hruška è emerso da una generazione che ha ancora pienamente vissuto gli anni della cosiddetta “normalizzazione”, l’ultima fase del regime comunista. Erano gli anni di uno strano tempo senza tempo, di acque stagnanti, quando il regime aveva tutto il Paese sotto il suo controllo, la propaganda politico-culturale dominava i media e tramite essi ostentava un’immagine di onnipresente felicità e benessere.”

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Francesco Targhetta
Le cose sono due

Francesco Targhetta (Treviso, 1980) ha insegnato per quattro anni a scuola, ha fatto un dottorato in italianistica a Padova (lavorando su Corrado Govoni, di cui ha curato la riedizione de Gli Aborti e dei Fuochi d’artifizio), ha vinto un assegno di ricerca sulla poesia simbolista italiana, ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012). Ora è andato in loop e ha ricominciato a insegnare.

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I giorni in cui non parli con nessuno
le cose sono due:
o arrivi a cogliere il senso di tutto
o confondi corrompi ti ingarbugli,
e la tua voce che chiama il gatto
è quella, alla sera, di un crooner
(«eccoti i miei rimasugli»),
l’eco rauca e lunga
nella notte che ti riprende in scacco.

Dalla nota di Paolo Maccari:

“Come molti dei migliori poeti suoi coetanei, Targhetta accompagna alla denuncia la rappresentazione, o meglio denuncia rappresentando, e lo fa con una fedeltà al reale e una salutare ingordigia di particolari che raramente – e la cosa può risultare curiosa – avviene nella nostra narrativa attuale.”