Poesie edite e inedite di Francesco Targhetta

di Francesco Targhetta

 

da Fiaschi (ExCogita 2009)

fiaschi



Uscire con ragazze di destra


Ho una Punto modello base
con la frizione che fischia, confusa
nell’ultimo maggio con l’odore
di pioggia, e hai l’asfalto negli occhi
e un arcobaleno a sinistra. Sorrido
con sforzo a queste strade a curve
che sviano i discorsi verso zone
industriali, il capannone del papà
col sole tra i ciliegi: dietro gli occhiali
tu mi dici gli sfregi che crescere
impone alle ragazze sui venti,
e nelle parole li colgo, e nei gesti
divisi tra il finestrino e i capelli.

Dalla via dove ti mollo tra alte
siepi e camelie non scorgo
neppure la tua finestra,
e il cancello automatico si muove preciso
come i tuoi passi, i tuoi giorni
e la zip: come il sorriso che copri
prima di entrare in garage.



Progetto rotonde


A viaggiare per la provincia capita
spesso che mi ritrovi a girare
per rotonde improvvise, fioccate
negli ultimi mesi mentre battevo
altre strade: e si catapultano
centrifughi gli oggetti sul cruscotto
e ballonzola scaleno l’Arbre Magic.

Se poi penso a che cosa c’era prima
tra quella sfilza di villette a schiera,
i capannoni, le viti e i cartelli,
non mi viene proprio in mente.

Magari non c’era niente.





Ouvrir les meubles


Apri i mobili, spalanca la credenza,
abbambina i cassetti rivestiti di carta,
ficca gli occhi dentro lo stipo, prova
a squadrare la sala da pranzo
dalla prospettiva del portafrutta, dentro
l’armadio, in fondo alle scatole,
dietro la radio, controlla le mensole,
sotto la polvere, sotto i corredi:
da qualche parte, in qualche angolo,
devi pur esserci, non credi?

 


da Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn 2012)

targhetta


Tu ce l’hai, invece, la rifrazione
del sole che ti tramonta in gola
nei dopocena sull’orto di casa,
a respirare morte tra gli insetti
——nell’inciampo dell’estate,
sulla terra che sbruna e ti scorteccia
le rughe, la compostiera che tutto divora
senza darlo a vedere, e le vedove
———attorno con i cani impazziti,
le cinture emaciate, da dietro ringhiere,
a farti pesare quest’uso improprio
——-della famiglia come crudo
ammortizzatore sociale,
———-ma l’alone rossastro è ormai
malattia, tosse fulva che sputi fuori
nei weekend di amici scomparsi,
è il sangue da naso che scivola via
——–in memoria dei giorni foschi
——–nei paesi di media montagna,
—–è una macchia che niente cancella:
esci con Mara ma odora di legno
—-come la fragola sugli stecchi dei ghiaccioli,
cerchi in internet lavori in Ohio
—-ma non ti prendono e il tuo battito accelera,
mentre ovunque i vicini col camper
comprano vasi per piangerci dentro,
——e si avvinghiano come i rami dell’edera
——–i loro viaggi,
————-il tuo spavento.
——–Mara sostiene che si trova bene
con questo aggiustatore di ascensori,
si trova «da dio», e te lo dice durante
una moltiplicazione di mariti
in infradito che pagano il parcheggio
per andare al Break, sui sentori di pasta
fredda tra i clienti che ci provano
con cameriere del Mahgreb – «forse»
—–ti fa «avevi ragione» ­– e tu
ti immagini questi ascensori bloccati,
———-tra il terzo e il quarto piano,
e chissà dentro che cosa succede,
———-pensi, passando
di fronte alla Fermi di Fiera che
produce componenti per veicoli
industriali, e vedendo le scritte
————-Saldi, a pois, sulle vetrine
delle bigiotterie – consigli che rispetti
senza volerlo dal millenovecento
ottantatre: non si muove nessuno,
————–qua,
perciò veniamo bene
————————–nelle fotografie.

Inediti




Famiglie


In un «contesto ben abitato»
è il duplex che vedrò più tardi:
e immagino giardini e lampioni,
il traffico razionale dei plastici
e i vicini che ti rigano l’auto
se la lasci nel loro parcheggio.

Conferma l’immobiliarista, sotto
la mole di un cartello stradale,
che è più in là la via dei cinesi,
mentre qua ci sono famiglie.

Così si capisce ciò che si vuole,
ciò che si è?

«Grazie mille».



Continuità


Le case delle madri morte i figli
le dividono in due, già in trattative
aperte nei giorni stracci del lutto,
perché ora la gente necessita
di più modeste metrature, se uno
sarà il figlio, rari gli ospiti, in casa
si dorme, cena, tivù, e fuori si vive,
cioè al lavoro. In qualche mese
tutto è rifatto, al CeRD la cucina,
spartiti l’argento e quel poco di oro,
cartongesso, e al prete i comò.

Solamente rimane tutto intatto
se ci entrano i gruppi di bengalesi,
i mazzi in nylon di rose da vendere
dentro i vasi vinti all’A&O.

 

4 comments

  1. Apprezzo moltissimo la scrittura di Francesco Targhetta, sia per la sua limpidezza così lontana dall’utilizzo ditrucchi o espedienti, sia per la sua visione della quotidianità, profonda ma al tempo stesso scevra da facili moralismi. Un bravissimo autore, davvero bravo.

    Francesco t.

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  2. Disimpegno / impegnato linguisticamente defatigante , moderno , espressivo , molto personale . Targhetta è uno dei pochi che fa esperienza del mondo e la descrive . Credo che meriti piena solidarietà .
    Auguri per il prosieguo
    leopoldo attolico –

    Mi piace

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