Poesie da “Come Dio su tre croci” di Giuseppe Nibali (Affinità Elettive Edizioni, 2013)

Giuseppe Nibali, Come Dio su tre croci

1.

Sottile
la siciliana
arte della sottrazione
l’estate puttana

.                               Nelle reti vuote
.                                              una mezza dozzina di mare
.                               distesa al sole
misera, misera
maledizione.

.

6.

Umidi i lampioni delle sei
la mattina del tuo addio
con appesa una bandiera di biancheria

già falliti i tentativi
di fermarti ai mandarini
e passati i pappagalli – i piombini
della pistola che serbavo
per i capricci d’ingranaggi.

Ma tu inseguivi le cavolaie
– Guarda! Attaccano i muri
.                                            muoiono dappertutto –

.

10.

Ti vedo in vita
in vitreo andare in cerca
sulle basole sconnesse
che dall’arsura del paese vanno
ai monti incanutiti

Un’insegna introduce i ricordi
la ruggine dei fratelli sui muri diroccati
dalla chiesa uno sbuffo
chiuso in una parola da rosario
“ora pro nobis” – il tuo cattolico viandare –
E donaci un vangelo crudo:

.                               “a cu da – a cu leva lu distinu
.                               e nun ci pari mai lu nostru dunu.

.

13.

Non di te, mai di te

crocefisso che squadri
noi penosi dietro ai muri
tutti sporchi di pensieri
senza spalle dove appendere
quelle voci, quel colore
di gesso.

Siamo noi adesso
a chiodarci i polsi
alle croci – noi ladroni
con la noia domenicale
che copre la televisione
spegne l’urlo al Golgota

e non vogliamo deposizioni.

.

18.

L’ultimo valoroso Orlando
nella spada il sangue
posto dei marciapiedi
la sabbia bianca di calce
sporcata ai silenzi

non c’è un futuro
che non sia di vigna
vergine d’adolescente incendio
non c’è uno sparo − m’insegnavi −
né una scarpa che non tenda
all’edera
che non perda inchiostro.

.

30.

Con le mani agli stracci
ridevi di gusto
dietro il briciato
legno, la croce
di labbra che tre volte
riapri.

Poi di notte
riscopri quel volto
che ha bocca di voce
lo tremi − lo soffi
lo riporti al passato.

 

.

.

Giuseppe NibaliGiuseppe Nibali, catanese, classe 1991, fresco dell’assegnazione del premio nazionale intitolato a “Elena Violani Landi”, sezione opera prima, proprio con la raccolta Come dio su tre croci, malgrado la giovane età non è nuovo alla scrittura poetica: anzi, la sua vita sembrerebbe in qualche modo essere stata destinata presto all’incontro con la poesia.
Anche in lui, come altre voci siciliane di questi anni, agisce in una certa misura il mito della terra natia visto con un misto di nostalgia e rabbia che trova espressione anche nel recupero della più popolare delle espressioni artistiche della sua Sicilia: i “pupi”. Sicché se improvviso compare Orlando, sappiamo bene che nel nome agisce la tradizione insieme alla più recente storia dell’isola; se compare il nome di Orlando è perché in esso riverberano le identità dell’io poetico; se, infine, compare il nome di Orlando è perché in esso coincidono origine e destino, passato e presente-futuro, padre e figlio.
Eppure è proprio in questa sorta di ponte con la tradizione (come fu in Bartolo Cattafi, giustamente ricordato nella postfazione da Bernardo Pacini) che troviamo la forza di un’espressione poetica che non si culla per niente nel ricordo, bensì interroga il tempo per spostare lo sguardo in avanti.
E se teniamo presente che questi frammenti di un poema dell’assenza prendono le proprie mosse dalla perdita del padre, sarà ancora più chiaro lo scarto di questa poesia rispetto a molte altre voci che affollano la poesia di questi ultimi anni. [fm]

6 commenti su “Poesie da “Come Dio su tre croci” di Giuseppe Nibali (Affinità Elettive Edizioni, 2013)

  1. Vivo apprezzamento per la poesia di Giuseppe Nibali che, come ben mostra la nota di Fabio Michieli, trae la forza della sua diversità e la diversità della sua forza da un rapporto originale con la tradizione, meditato e appassionato insieme, colto senza mai perdere vigore espressivo. C’è un termine, “viandare”, che ai miei occhi riassume spirito e lettera di questo rapporto. Grazie

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  2. Scrive Bernardo Pacini a un certo punto nella sua postfazione alla raccolta: “Il ‘cattolico viandare’ tutto pasoliniano della madre è una drammatica prova di libertà di cui Nibali prende lucidamente atto” (segue la citazione di alcuni versi).
    Grazie Anna Maria per il tuo commento; cogli uno dei punti di tensione della poesia di Nibali a mio avviso, ossia il rapporto meditato e appassionato con la tradizione che non scade in replica scolastica (o per antitesi, come capita spesso nelle nuove leve, nello sperimentalismo inconcludente e fintamente iconoclasta).

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  3. Pingback: Giuseppe Nibali | TaglioDiLama

  4. Una bella scoperta per me. Grazie all’autore e a Fabio per la sua nota critica.

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